Quando finirà la guerra?
Questa è la domanda che si pongono persone su entrambe le sponde dell’Atlantico, nonostante il conflitto si svolga formalmente, almeno per ora, soltanto tra due Paesi: la Russia e l’Ucraina.
Per comprendere quando questa guerra potrà concludersi, è necessario anzitutto comprenderne le cause. È infatti fondamentale distinguere tra le cause reali di una guerra e il pretesto che ne determina l’inizio.
Le cause della Prima guerra mondiale
Prendiamo, ad esempio, la Prima guerra mondiale. Una delle sue principali cause fu l’acuirsi della rivalità tra le grandi potenze europee, determinato, tra l’altro, dalla rapida crescita economica della Germania e dell’Impero russo, nonché dalla militarizzazione della Germania e dalla sua volontà di ridisegnare con la forza le sfere d’influenza nel mondo e di controllare le colonie. Tutto ciò costituiva una minaccia diretta agli interessi della Francia e della Gran Bretagna. Questa situazione portò alla formazione della Triplice Alleanza (Germania, Austria-Ungheria e Italia) e della Triplice Intesa (Impero russo, Francia e Gran Bretagna).
Queste alleanze si erano formate alla fine del XIX secolo e, con l’inizio del XX secolo, il contrasto tra i loro interessi raggiunse un livello tale da rendere inevitabile una soluzione militare.
Il pretesto della guerra, ma non la sua vera causa, fu l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo e della sua consorte, la duchessa di Hohenberg, Sofia Chotek, incinta, a Sarajevo, per mano dello studente nazionalista serbo Gavrilo Princip.

Successivamente, l’Austria-Ungheria presentò alla Serbia un ultimatum deliberatamente inaccettabile. Poiché Belgrado non ne accettò tutte le condizioni, Vienna dichiarò guerra alla Serbia.
L’Impero russo rispose proclamando la mobilitazione generale. La Germania reagì dichiarando guerra alla Russia e, poco dopo, anche alla Francia. Così ebbe inizio la Prima guerra mondiale.
Il conflitto si concluse con l’Armistizio di Compiègne, che rappresentò di fatto la capitolazione della Germania, firmata nel vagone ferroviario del maresciallo francese Ferdinand Foch.
Al termine della guerra fu firmato il Trattato di Versailles, che privò la Germania di tutte le sue colonie, le vietò di mantenere una flotta militare e forze corazzate e le impose ingenti riparazioni di guerra. In Germania quel trattato fu percepito come una profonda umiliazione della nazione tedesca.
Le cause della Seconda guerra mondiale
Le cause della Seconda guerra mondiale furono molteplici. Tra le principali vi furono il risentimento diffuso nella società tedesca nei confronti del Trattato di Versailles, ritenuto ingiusto, la crescente militarizzazione della Germania, la politica di appeasement perseguita da Francia e Gran Bretagna di fronte all’Anschluss dell’Austria e allo smembramento della Cecoslovacchia e, soprattutto, la convergenza degli interessi della Germania e dell’Unione Sovietica nella spartizione dell’Europa orientale.
La firma del Patto Molotov-Ribbentrop consentì alla Germania di invadere la Polonia il 1° settembre 1939, dando inizio alla Seconda guerra mondiale.

Fonte: Wikipedia.
Il pretesto formale dell’invasione fu una provocazione organizzata dalla stessa Germania nell’ambito dell’Operazione Himmler: militari tedeschi, travestiti da soldati polacchi, inscenarono attacchi contro obiettivi situati sul territorio tedesco.
Così ebbe inizio la Seconda guerra mondiale. Vale la pena ricordare che, nel 1940, dopo l’occupazione della Francia, Hitler costrinse il maresciallo francese Philippe Pétain a firmare l’armistizio nello stesso vagone ferroviario in cui, al termine della Prima guerra mondiale, era stata firmata la capitolazione della Germania.
La Seconda guerra mondiale costò la vita a oltre 62 milioni di persone e si concluse con le Conferenze di Yalta e di Potsdam e con la nascita delle Nazioni Unite. I leader dell’epoca erano pienamente consapevoli che l’umanità avrebbe potuto non sopravvivere a una Terza guerra mondiale.
La guerra russo-ucraina
Nel febbraio 2014 la Russia ha occupato e annesso la Crimea e ha organizzato il dispiegamento delle proprie forze nel Donbas, occupando Luhansk e Donetsk.
Il 24 febbraio 2022 la Russia ha lanciato un’invasione su vasta scala dell’Ucraina con l’obiettivo di conquistarla completamente e di instaurare un governo fantoccio guidato dall’ex presidente Viktor Yanukovych. Quest’ultimo fu trasferito per alcuni giorni in Bielorussia, da dove invitò le Forze armate ucraine ad arrendersi e continuò a definirsi il legittimo presidente dell’Ucraina. Nonostante la tragedia della guerra, questo episodio suscitò tra gli ucraini più ironia che consenso.
La guerra russo-ucraina non si è trasformata in una Terza guerra mondiale soltanto perché la Russia, impegnata e contenuta dalla resistenza ucraina, non dispone delle risorse necessarie per combattere contemporaneamente anche contro altri Paesi.
Vediamo ora quali sono le cause e il pretesto della guerra russo-ucraina, iniziata nel 2014, giunta alla sua massima escalation nel 2022 e tuttora in corso.
Le cause e i presupposti della guerra russo-ucraina
Vale la pena soffermarsi sul discorso pronunciato da Vladimir Putin alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007. Nel suo intervento il führer russo mise di fatto in discussione i principi consolidati dell’ordine internazionale unipolare e delineò l’intenzione della Russia di perseguire con maggiore determinazione i propri obiettivi geopolitici.

Tra i punti centrali del discorso occupava un posto di rilievo la critica al concetto di mondo unipolare che, secondo Putin, si era formato sotto il predominio degli Stati Uniti e non garantiva un adeguato equilibrio dei rapporti di forza nella politica internazionale. Egli si oppose inoltre all’ulteriore allargamento della NATO verso est, considerato una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale della Russia. Ampio spazio fu dedicato anche alla critica dell’impiego della forza militare nelle relazioni internazionali, che, secondo la leadership russa, avveniva sempre più spesso al di fuori dei meccanismi del diritto internazionale. Un ulteriore bersaglio delle critiche fu l’OSCE, accusata di parzialità politica e di essersi allontanata dai principi di un dialogo paritario tra gli Stati.
Quel discorso può essere considerato uno dei primi segnali dell’intenzione della Russia di rivedere l’architettura della sicurezza internazionale e di favorire la nascita di un nuovo ordine mondiale multipolare, nel quale Mosca fosse riconosciuta come uno dei principali centri di potere.
In realtà, questa era soltanto la veste formale del discorso. In sostanza, il criminale Putin annunciò al mondo che la Russia intendeva tornare a essere un impero sul modello dell’Unione Sovietica. La base di questo progetto fu la creazione dell’Unione Doganale e, successivamente, dell’Unione Economica Eurasiatica, costituita nel 2010 con la partecipazione di alcune ex repubbliche sovietiche.
Tra il 2010 e il 2013 la Russia cercò ripetutamente di coinvolgere l’Ucraina nell’Unione Doganale, senza però riuscirci. Senza l’Ucraina, il progetto imperiale del Cremlino rimaneva difficilmente realizzabile.
Il problema fondamentale è che la Russia può esistere soltanto come impero; in caso contrario entra inevitabilmente in una fase di declino e di disgregazione. È grazie ai popoli sottomessi che ha costruito e continua a sostenere la propria potenza. L’espansione in Siberia le ha garantito immense risorse naturali, mentre quella verso occidente le ha consentito di sviluppare la propria cultura e il proprio potenziale intellettuale.
Per questo motivo tutta la politica estera della Russia si è sempre basata sull’obiettivo di mantenere l’Ucraina nella propria sfera d’influenza. Quando, nel 2013, Viktor Yanukovych rinunciò a firmare l’Accordo di associazione con l’Unione europea, gli ucraini si sentirono traditi e privati del proprio futuro. Da qui nacque la Rivoluzione della Dignità.
Il 21 febbraio 2014 fu firmato un accordo tra i rappresentanti di Euromaidan — Vitalij Klyčko, Arsenij Jacenjuk e Oleh Tjahnybok — e Viktor Yanukovych. L’intesa fu garantita dai rappresentanti di Germania, Polonia e Francia, mentre il rappresentante della Russia si rifiutò di sottoscriverla.

Il motivo era semplice: Putin non era interessato a una soluzione del conflitto politico interno in Ucraina.
Il suo obiettivo era occupare una parte del territorio ucraino, a cominciare dalla Crimea e dalla cosiddetta Novorossija. Aveva bisogno di una crisi politica e di un’Ucraina debole, incapace di opporre resistenza.
Anche in questa occasione, come alla vigilia della Seconda guerra mondiale, i leader occidentali adottarono una politica di appeasement nei confronti dell’aggressore. Il risultato fu che Putin si impadronì della Crimea senza combattere e praticamente senza subirne conseguenze, poiché le sanzioni imposte alla Russia furono del tutto simboliche.
Il passo successivo del piano di Putin era reintegrare nell’Ucraina le cosiddette Repubbliche Popolari di Donetsk (DNR) e di Luhansk (LNR), entità separatiste prive di riconoscimento internazionale e sostenute dalla Russia. A questo scopo furono firmati gli Accordi di Minsk. L’Ucraina, tuttavia, non aveva alcuna intenzione di reintegrare tali entità alle condizioni imposte da Mosca, consapevole che ciò avrebbe destabilizzato il Paese e compromesso definitivamente la sua prospettiva europea.


