In questa decima puntata dedicata ai nostri viaggi in Giordania, raccontiamo la visita ad Azraq e alla sua riserva naturale. Poi inizia la ricerca e catalogazione di alcune delle fortezze romane poste al confine orientale dell’Impero (il Limes Arabicus), luoghi solitari e affascinanti. Buona lettura, continuate ad accompagnarci attraverso le strade, i deserti e le città giordane.
Azraq
Dopo aver visitato Jerash ci dirigemmo verso Azraq, l’ultima cittadina, posta al confluire fra il Deserto Siriano e il Deserto Arabico. La sua importanza crebbe ulteriormente quando fu costruita, nel periodo islamico, la strada fra Damasco e Medina, poiché era l’unica oasi lungo la strada. L’attuale Giordania è composta per l’80% da aree desertiche.
La storia di Azraq (in arabo significa blu) è antichissima, visto che nei pressi della cittadina c’era e vi è tuttora un grande bacino d’acqua. Fu occupata dai Nabatei, poi dai Romani, che vi costruirono una fortezza, dagli Omayyadi e dai Mamelucchi.
Sulla autostrada presa da Amman, troviamo l’indicazione per Azraq, continuando arriveremmo all’Iraq. Ci fa impressione essere così vicini al paese allora occupato dagli USA, dopo le tre guerre. Continuiamo verso la cittadina, che al tempo avrà avuto meno di diecimila abitanti. Passiamo nei pressi della Base Aerea Militare giordana, poi ci diranno che era in fase di ampliamento perché erano arrivati gli americani. Infine raggiungiamo il nostro alloggio: un appartamento piuttosto spoglio in un edificio prefabbricato alle porte della città.
Kebab e non solo
Andiamo subito a mangiare in uno dei punti di ristoro lungo la strada centrale della città. Il custode dell’appartamento ci aveva suggerito di fermarci a una macelleria-trattoria con grandi scritte gialle e rosse. Lo facciamo, ma restiamo attoniti e anche un po’ schifati, perché sono appese in bella vista due capre spellate che gocciolano sangue! Per noi una vista truculenta, per il ristoratore una certezza di animali preparati di fresco.
Mangiamo bene: kebab con spezie e verdure cotte, hummus e pita. Da bere solo acqua in bottiglia e bibite gassate, la birra non è prevista. Fu gradevole il fatto che da un grande SUV scende una famigliola con il nonno: un uomo imponente con grandi baffi e barba bianca. Si siedono vicino noi, il nonno viene al nostro tavolo e ci chiede da che paese veniamo; l’Italia lo fa subito sorridere, ci dice che vorrebbe visitarla. Ci chiede di cosa ci occupiamo, lui e la famiglia hanno una piccola fattoria, poi grandi saluti.
La nostra missione
La ragione del nostro viaggio effettuato in Giordania nel 2019 era collegata alle antiche fortezze romane. Ne avevamo vista una distrutta vicino Kerak e ci era nata la curiosità di saperne di più. Angelo in particolare studiò a lungo le riprese satellitari e le informazioni storiche. Ne emerse una situazione interessantissima.
I Romani dopo aver conquistato tutta la Palestina prepararono le infrastrutture necessarie per consolidare la loro presenza. Questo significò rinforzare alcune città come Filadelfia e Gerasa, costruire vie di collegamento come la Via Nova Traiana e la Strata Diocletiana e le fortezze ai margini del territorio controllato. Queste infrastrutture costituivano il confine dell’Impero, il suo Limes orientale. Esse potevano servire anche come punto di partenza per nuove conquiste.
Il nostro interesse nel provare a raggiungere alcune delle fortezze individuate era relativo al fatto che non vi fossero molte pubblicazioni recenti in cui tali testimonianze fossero illustrate con fotografie effettuate direttamente e dati storici, geografici e climatici.
Il risultato di questa nostra missione, a volte piuttosto impegnativa, fu la pubblicazione, con il supporto del nostro Istituto per i Sistemi Biologici del CNR, di un libro: Angelo Ferrari, Ezio Burri, Pietro Ragni et alt. “LIMES – Fortificazioni romane in Giordania” VALMAR, Roma, 13 ott 2020. Vi è un link per leggerlo in anteprima.
Abbiamo descritto le caratteristiche di 28 fortificazioni romane, più della metà delle quali è stata da noi raggiunta per eseguire rilievi fotografici. Le misurazioni, indicate nell’ambito della descrizione delle fortificazioni, sono state ricavate dalle immagini di Google Earth[1], attraverso il calcolo delle distanze e delle superfici al suolo mediante la funzione poligono.
[1] Google Earth, © 2020 ORION-ME, Maxar Technologies
Il Limes Arabicus
Probabilmente le caratteristiche climatiche e del paesaggio della Giordania odierna non sono molto dissimili dalla situazione che trovarono i Romani quando intrapresero la conquista delle aree dell’Asia.Le cinsero con un confine che protesse il lato orientale dell’impero, poi chiamato Limes Arabicus.
La presenza romana declinò alla metà del V secolo d.C. perché si considerava relativamente tranquilla la situazione politica in Galilea e Arabia e perché necessitavano forze per consentire di difendersi dai barbari. Nei primi del secolo successivo, Giustiniano ebbe nuovo interesse per le zone di confine minacciate dai Persiani. Favorì un’alleanza con la tribù cristiana degli arabi Ghassanidi che, lasciando l’attuale Yemen, avevano conquistato le aree a est del Limes, fissando la loro capitale in Damasco. Essi fornirono anche militari ai Bizantini, ma all’inizio del VI secolo i Persiani sconfissero i Bizantini e di fatto il Limes Arabicus cessò d’esistere.
All’interno delle infrastrutture del Limes Arabicus un posto rilevante era costituito dalla presenza delle oasi, più o meno importanti, disseminate lungo le carovaniere oppure in luoghi ritenuti strategici dal punto di vista della difesa del territorio. Una delle grandi oasi dell’antichità, forse seconda solo a quella di Palmira in Siria, era l’Oasi di Azraq, situata nel Deserto Siriano. Attualmente è a circa 100 km da Amman, lungo la Baghdad International Highway, che appunto porta in Iraq.
Il tesoro di Azraq
Il nome Azraq (blu in arabo) deriva proprio dal suo tesoro blu. L’antica oasi, al termine del Deserto Siriano, era resa possibile da un ampio bacino di raccolta delle acque, sia dolci che salate. Ciò permetteva l’esistenza di un’ampia varietà di vegetazione e fauna locale.
Nel 1978 la Royal Society for the Conservation of Nature (RSCN) ha istituito un’area naturale protetta denominata Azraq Wetland Reserve. È un luogo bellissimo da visitare, composto da paludi e piccoli laghi, ricchissimo di vegetazione. La zona paludosa è particolarmente importante per la migrazione degli uccelli fra Africa ed Europa. Purtroppo fu costruito anche un sistema idrico per portare l’acqua a Amman e questo ha fatto asciugare alcune sorgenti. Già nel 1992 tutti i bufali acquatici di Azraq si estinsero e molti uccelli migratori sono stati costretti a deviare verso il Lago di Tiberiade.
Riserva di Azraq: io vicino alla copia del rinoceronte estinto; bel esemplare di antilope bianca
Nei tempi preistorici dalla vicina Africa numerosi animali avevano popolato l’oasi di Azraq con esemplari specifici di quella zona come piccoli elefanti, rinoceronti, ippopotami, struzzi siriani, onagri siriani, leoni asiatici, antilopi bianche e tanti altri. Tutti questi animali ormai sono estinti, tranne le antilopi bianche, che sono specie protetta e che abbiamo potuto incontrare.
La fortezza romana di Azraq
La prima visita fu per la fortezza romana ora nota come Qasr al-Azraq (il castello blu). Fu costruita per difendere l’insediamento romano che si chiamava Basie e il bacino idrico della vicina oasi. Purtroppo di Basie non resta nulla, tutto coperto o distrutto dalle case di Azraq.
Quanto vediamo ora è il castello costruito, inglobando la fortezza romana, nel XIII secolo dagli Ayyubidi. Utilizzarono pietre di basalto scuro creando un ampio rettangolo circondato dalle mura. Il nuovo castello divenne una delle residenze del Califfo Walid II.
Attualmente la struttura fortificata ha un perimetro di circa 300 m che racchiude una superficie di 5.625 mq. il castello è prospiciente la Highway 40 e di fatto inglobato nel contesto cittadino di Azraq.
Il castello ha avuto varie funzioni, durante i secoli, per altro, al tempo della dominazione Ottomana, era la sede delle forze militari inviate a controllare la regione e difendere le carovane fra Bagdad e Amman o fra Damasco e Medina.
Qasr Al-Azraq gruppo di studentesse in visita e un intruso -io- (Foto mia)
Una particolare fama fu conquistata dal castello dal fatto che fu una delle basi di T.E. Lawrence durante il suo comando nella Rivolta Araba condotta fra il 1917 e il 1918. L’esperienza vissuta da Lawrence nel castello di Azraq fu immortalata nel suo famoso libro “Seven Pillars of Wisdom”.
La fortezza romana di Qasr Usaykhim
Non abbiamo modo di illustrare tutte le fortezze che abbiamo raggiunto e fotografato, per chi volesse rimandiamo al link con il nostro libro. Però penso sia interessante il racconto della nostra visita alle due fortezze romane collegate all’oasi di Azraq.
La prima si chiama Qasr Usaykhim (o Aseikhin/Aseykim) ed è posta all’inizio del Deserto Siriano, a circa 18 km N-E da Azraq, fu costruita dai romani su una collina che domina il wadi sottostante e la strada che porta all’oasi.
L’arco del Qasr Usaykhim all’inizio del Deserto Siriano (Foto a. Ferrari)
Gli studi archeologici, fatti in maniera sporadica, hanno accertato che le prime strutture dei Nabatei difendevano le coltivazioni dell’area. Poi loro capomastri probabilmente furono impiegati dai Romani per l’edificazione della fortezza, dopo l’annessione di Petra nel 106 a.C.
Abbiamo lasciato l’auto alla base del rilievo e ci siamo arrampicati su un sentiero scosceso per arrivare alle rovine della fortezza. Tutto è lasciato senza sorveglianza e senza volontà di salvaguardare questa bella testimonianza.
La vista dal grande arco romano è magnifica. Davvero il castello domina tutta l’area intorno. La fortezza era caratterizzata da una doppia cinta muraria disposta lungo il pendio subito al di sotto delle mura del forte e nel cortile. Si intravedono i resti di una decina di ambienti disposti lungo il perimetro delle mura più interne. Abbiamo stimato la superficie racchiusa maggiore di 700 mq . Intorno alle mura una distesa di blocchi squadrati di basalto nero crollati dalle antiche pareti.
Panorama dall’arco del Qasr Usaykhim (Foto a. Ferrari)
Sentiamo il rumore di un’auto che arriva e si parcheggia proprio accanto alla nostra. Scendono quattro uomini, parlano fra loro, vediamo che ci indicano. Decidiamo di scendere dalla fortezza, anche perché loro restano alle auto e ci guardano. Li salutiamo, ci salutano anche loro e finalmente si decidono a salire verso la fortezza. Hanno tutti zaini capienti e uno ha una lunga corda, due grosse picozze. Pensiamo che siano dei tombaroli e la nostra presenza li infastidiva, speriamo di sbagliarci.
La fortezza romana di Qasr Al-Uweinid
Secondo appuntamento è con il Qasr Al-Uweinid, un’altra fortezza collegata con l’impianto di difesa dell’oasi di Azraq. Dista circa 15 km S-W dal Qasr Al-Azraq e per raggiungerla dobbiamo fare una parte del tragitto con la 4×4 nel sentiero sterrato prima e poi nella zona desertica del wadi El Butm costituita da aride zolle che sembrano un arazzo (immagine in apertura).
Purtroppo della fortezza romana sono rimaste solo alcune porzioni delle mura perimetrali costruite con blocchi di basalto scuro. È un peccato pensare che anche questo sito sia condannato all’abbandono. La grande torre costruita a circa 300 metri Est dalla fortezza è distrutta e ne rimangono cumuli di blocchi.
Sembra che il ritorno all’auto sia sempre un momento delicato, stavamo continuando a guardare le rovine e per fortuna Ezio ci avverte che abbiamo un inatteso ospite a dieci metri dall’auto. È un bel serpente forse un cobra o un crotalo. Aspettiamo che si allontani e montiamo velocemente in auto per tornare ad Azraq.
