Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    USA 2028: chi dopo Trump? Vance o Rubio fra repubblicani, pletora di nomi fra democratici

    Agosto 20, 2026

    Vannacci s’incorona imperatore romano

    Agosto 20, 2026

    Putin non intende porre fine alla guerra

    Agosto 20, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    20 Agosto 2026 - giovedì
    Facebook Instagram LinkedIn
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Culture
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • Il cinema raccontato (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
      • Immagini ed emozioni
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Voci da Kyiv (Kiev)»Vita e attività di una psicologa in tempo di guerra
    Voci da Kyiv (Kiev)

    Vita e attività di una psicologa in tempo di guerra

    Nataliia SaveliukDi Nataliia SaveliukAgosto 20, 20260 VisualizzazioniLettura 8 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Disegno di un bambino ucraino nel primo anno della guerra su vasta scala. Foto dell’autrice.
    Disegno di un bambino ucraino nel primo anno della guerra su vasta scala. Foto dell’autrice.
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Sono una psicologa con venticinque anni di esperienza e affianco all’insegnamento la pratica professionale delle consulenze psicologiche. Tutta la mia formazione, prima universitaria e poi di dottorato, è legata alla psicologia. Tuttavia, durante gli studi non ho approfondito la psicologia militare, né materie affini. Fino al 2014 era così per gran parte della psicologia ucraina. Poi la guerra ha iniziato lentamente e insidiosamente a insinuarsi nei nostri territori…

    Vivo e lavoro nell’Ucraina occidentale, la regione più vicina all’Unione europea. Dal 2014 alcuni uomini della nostra zona iniziarono a combattere nell’Est del Paese, nell’ambito di quella che allora veniva chiamata «operazione antiterrorismo». Eppure, in quegli anni, come gran parte della popolazione ucraina, parlavo ancora poco della guerra e delle sue conseguenze.

    Ricordo una conversazione con un mio parente che aveva partecipato all’«ATO». Gli chiesi: «Secondo te, quando finirà?». Non dimenticherò mai il suo sguardo adirato e la risposta netta: «Non chiedere mai a un militare quando finirà la guerra…».

    Anche io, psicologa qualificata, non conoscevo ancora le regole fondamentali della comunicazione con militari e veterani. All’epoca gran parte degli psicologi ucraini non riceveva una formazione specifica e noi stessi raramente cercavamo informazioni in modo mirato.

    Otto anni dopo, però, nelle nostre vite irruppe il febbraio del 2022, con l’inizio della guerra su vasta scala. Nei primi giorni rimasi come paralizzata, quella che gli studiosi definiscono la reazione di «freezing», una delle tre risposte tipiche allo stress insieme a «fight» e «flight». Più che psicologa, in quel momento ero la madre di due figlie minorenni, di otto e undici anni.

    Per alcuni mesi le lezioni furono sospese. Con i colleghi ci sentivamo soprattutto per chiederci: «Come stai?», condividendo paure e modi di affrontare quel difficile periodo.

    È difficile dire quando ripresi davvero la mia attività professionale: fu un processo graduale. Ricordo però la mia prima lezione pratica online con gli studenti della magistrale in Psicologia. Era l’inizio di aprile, subito dopo che tutto il Paese e il mondo avevano appreso delle atrocità commesse dai militari russi a Buča. Lo shock fu tale da provocare perfino dolore fisico. Iniziai la lezione senza sapere da dove cominciare: un semplice «Buongiorno» non bastava.

    Lezione online con gli studenti dell’Università Nazionale Pedagogica di Ternopil. Foto dell’autrice.
    Lezione online con gli studenti dell’Università Nazionale Pedagogica di Ternopil. Foto dell’autrice.

    Fu la rappresentante del corso a prendere spontaneamente la parola e a scoppiare in lacrime. Era il pianto incontenibile di una giovane madre smarrita. Tra le lacrime disse: «E se fossero arrivati fin qui? Se avessero fatto lo stesso a me, a mia madre, a mia figlia? Come si può sopravvivere a tutto questo?».

    Da quel momento, mentre tutti iniziammo a parlare e a sostenerci a vicenda, compresi profondamente quale fosse la mia missione di psicologa in tempo di guerra.

    Quasi un anno dopo, durante la cerimonia di consegna delle lauree, quella studentessa ricordò proprio quella lezione e, a nome dell’intero gruppo, mi ringraziò sinceramente. Capii però che avevo ancora bisogno di nuove conoscenze e di maggiore esperienza.

    Fin dalle prime settimane della guerra su vasta scala ebbi molte occasioni per riflettere e sperimentare nuovi metodi di assistenza psicologica. Mi aiutò molto il contatto con gli sfollati provenienti dall’Est e da altri territori temporaneamente occupati. Tra loro vi erano anche psicologi che, già dal 2014, avevano conosciuto direttamente gli effetti della guerra sulla psiche.

    Nella primavera del 2022 ospitai nella mia casa tredici persone di cinque famiglie, provenienti da Kharkiv, Kherson e Kyiv. Con loro sperimentai modalità di comunicazione psicologicamente corrette in tempo di guerra. Trascorrevamo insieme gli allarmi nei corridoi, intrecciavamo reti mimetiche per i militari, ci raccontavamo le nostre storie e tenemmo anche alcune lezioni online per i miei studenti.

    Preparazione di reti mimetiche per i militari nel primo mese della guerra su vasta scala. Foto dell’autrice.
    Preparazione di reti mimetiche per i militari nel primo mese della guerra su vasta scala. Foto dell’autrice.

    Un’esperienza particolarmente intensa, umana e professionale, fu prestare il primo sostegno psicologico d’emergenza ai militari ucraini. Spesso non bastavano le regole appena apprese: bisognava muoversi su un terreno ancora sconosciuto.

    Non dimenticherò una telefonata notturna di un conoscente dalla zona dei combattimenti. Aveva una reazione acuta dopo aver dovuto recuperare per la prima volta in auto due «caduti», come vengono chiamati nel gergo militare. Ciò che ascoltai e poi vidi nelle foto mi sconvolse e, in parte, fui travolta dal suo stato emotivo. Avevo però un obiettivo chiaro: aiutarlo a uscire dalla crisi, e fortunatamente ci riuscii. In seguito, però, per alcune notti dormii male.

    Per questo iniziai a cercare altre informazioni e a ricevere supervisione da psicologi più esperti. Ciò mi aiutò, in seguito, a proteggere meglio anche la mia salute mentale.

    Nel frattempo ripresero le lezioni all’Università Nazionale Pedagogica di Ternopil, dove lavoro, guidata dal carismatico rettore, il professor Bohdan Buiak. Fu inoltre creato un centro di volontariato aperto a tutti. Io, vivendo a settanta chilometri dall’università, svolgevo attività di volontariato nella mia città.

    Erano i primi mesi della guerra su vasta scala: un periodo di grandi speranze, entusiasmo e fiducia nella sua rapida conclusione. Ma lentamente arrivò la stanchezza cronica. Come è noto, il fenomeno del burnout fu studiato inizialmente proprio tra i volontari. In Ucraina, se non l’intero Paese, almeno una sua grande parte divenne una comunità di volontari, con opportunità ma anche rischi che richiedevano attenzione psicologica.

    Per questo, insieme alla professoressa Oksana Kikinezhdi, partecipai a un progetto polacco-ucraino di sostegno ai volontari. Nel 2023-2024 organizzammo, con i nostri partner, una serie di workshop e corsi di formazione, in presenza e online, per centinaia di volontari ucraini. I riscontri ricevuti confermarono quanto questo lavoro fosse necessario.

    Uno dei workshop «Sostegno psicologico ai volontari» nell’ambito di un progetto psicologico polacco-ucraino. Foto dell’autrice.
    Uno dei workshop «Sostegno psicologico ai volontari» nell’ambito di un progetto psicologico polacco-ucraino. Foto dell’autrice.

    Nel complesso, tutti i colleghi dei due Dipartimenti di Psicologia dell’Università parteciparono attivamente al sostegno psicologico delle diverse categorie di persone in difficoltà.

    Nello stesso anno dell’inizio della guerra su vasta scala iniziai a insegnare anche presso un’altra università ucraina: l’Università Nazionale «Zaporizhzhia Politecnica». A causa della vicinanza alla linea del fronte, ancora oggi la didattica si svolge esclusivamente online, anche se molti studenti continuano a vivere a Zaporizhzhia. La regione di Zaporizhzhia è la culla del cosacchismo ucraino, fenomeno delle guerre di liberazione del popolo ucraino nei secoli XVI-XVII. Oggi è nuovamente uno degli epicentri dei combattimenti in Ucraina.

    In questi anni il contatto con migliaia di studenti provenienti da diverse regioni del Paese mi ha permesso, come a molti altri docenti, di comprendere più a fondo i principi fondamentali del sostegno psicologico alla popolazione in tempo di guerra.

    Mi permetto di riassumerli in tre punti:

    1. non stimolare né sollecitare una persona a raccontare ciò che ha vissuto; se però inizia spontaneamente a farlo, non interromperla né sminuire la sua esperienza;
    2. ascoltare e accogliere senza alcun giudizio, qualunque esperienza abbia vissuto e in qualunque modo la racconti;
    3. non dare consigli non richiesti e non dire «capisco», soprattutto se non si è vissuta un’esperienza analoga.

    La guerra ha portato nella nostra vita nuove realtà e nuovi termini. Accanto a noi vivono oggi sfollati, militari e veterani, persone con ferite visibili o invisibili, in sedia a rotelle o con protesi, madri, mogli, figli e sorelle di militari vivi, caduti o dispersi. Ognuno di loro ha la propria storia e le proprie caratteristiche. Anche persone accomunate dalla stessa esperienza tragica, come le vedove dei difensori caduti o chi ha perso la propria casa, possono vivere e interpretare ciò che è accaduto in modo diverso. Per questo il sostegno psicologico deve sempre adattarsi alla persona.

    Un’importante esperienza professionale nasce anche dalla collaborazione con diverse organizzazioni della società civile. Dal 2018 faccio parte dell’Associazione Ucraina di Psicologia, che negli ultimi anni si è sviluppata rapidamente. Il suo presidente, il professor Ivan Danyliuk, preside della Facoltà di Psicologia dell’Università Nazionale Taras Shevchenko di Kyiv, vanta una lunga esperienza di collaborazione con i militari e i veterani delle Forze Armate ucraine.

    Nel maggio di quest’anno l’Associazione ha organizzato il Forum strategico nazionale degli psicologi. In base alla risoluzione approvata, continueremo a impegnarci per offrire il necessario sostegno psicologico alla popolazione ucraina e a condividere questa esperienza in Ucraina e all’estero.

    Forum strategico nazionale degli psicologi. Kyiv, Piazza dell’Indipendenza. Foto dell’autrice.
    Forum strategico nazionale degli psicologi. Kyiv, Piazza dell’Indipendenza. Foto dell’autrice.

    I progetti sono molti e chiediamo solo a Dio e a tutte le persone di buona volontà di continuare a sostenerci. Siamo sinceramente grati ai nostri amici, colleghi e conoscenti all’estero, a tutti i cittadini dell’Unione europea e degli altri Paesi democratici che ci sono vicini. Apprezziamo ogni forma di sostegno e confidiamo che presto, in un’Ucraina finalmente in pace, potremo dedicarci a nuove e attuali sfide professionali.

    Autore

    • Nataliia Saveliuk
      Nataliia Saveliuk

      Dottoressa in Psicologia, professoressa.
      Professoressa presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Nazionale
      Pedagogica di Ternopil «Volodymyr Hnatjuk» (incarico principale);
      professoressa presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Nazionale
      «Politecnica di Zaporizhzhia» (incarico a tempo parziale); docente del
      Centro regionale di formazione continua di Ternopil per funzionari
      pubblici; membro dell’Associazione Ucraina di Psicologia.
      Moglie di un militare delle Forze Armate dell’Ucraina e madre di due figlie.

    Associazione Ucraina di Psicologia bambini ucraini Buča burnout consulenze psicologiche guerra guerra in Ucraina Ivan Danyliuk Kyiv militari Nataliia Saveliuk popolazione ucraina psicologa ucraina psicologia in tempo di guerra psicologia militare resilienza salute mentale sfollati società civile sostegno psicologico supporto emotivo Ternopil trauma Ucraina Università Nazionale Pedagogica di Ternopil Veterani volontari Zaporizhzhia Zaporizhzhia Politecnica
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Putin non intende porre fine alla guerra

    Agosto 20, 2026

    Anchorage 2025: Europa riprendi la tua strada!

    Agosto 20, 2026

    L’ipocrisia nello sport: Russi riammessi e neutrali ma Israele non si tocca

    Agosto 20, 2026
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026296

    Il caso Roggero e il rischio di trasformare il trauma in archetipo

    Luglio 31, 2026241

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026229

    Ce n’est qu’un debut, continuons le combat

    Maggio 20, 2024205
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Mondo
    Lettura 6 min.

    USA 2028: chi dopo Trump? Vance o Rubio fra repubblicani, pletora di nomi fra democratici

    Di Giampiero GramagliaAgosto 20, 20260

    In tutti gli Stati Uniti, c’è una sola persona che oggi vi direbbe di sapere…

    Vannacci s’incorona imperatore romano

    Agosto 20, 2026

    Putin non intende porre fine alla guerra

    Agosto 20, 2026

    La calda estate dello stare fermi

    Agosto 20, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito giornale è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram LinkedIn
    ULTIMI ARTICOLI

    USA 2028: chi dopo Trump? Vance o Rubio fra repubblicani, pletora di nomi fra democratici

    Agosto 20, 2026

    Vannacci s’incorona imperatore romano

    Agosto 20, 2026

    Putin non intende porre fine alla guerra

    Agosto 20, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • La governance del sito giornale TUTTI Europa ventitrenta
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • L’Associazione
    • Indirizzo Socio Politico Culturale
    • Cambio di passo
    • Guida per le autrici e gli autori
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?