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    Home»Diritti»L’umanità non va in vacanza
    Diritti

    L’umanità non va in vacanza

    Marco CostantiniDi Marco CostantiniSettembre 1, 20267 VisualizzazioniLettura 2 min.
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    umanità non va in vacanza
    umanità non va in vacanza
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    C’è un copione stanco che si ripete puntuale due volte all’anno, a dicembre e ad agosto, quando il Paese si ferma per le vacanze ma la politica si ricorda improvvisamente che esistono le patrie galere. È la fiera delle visite in carcere: parlamentari in cerca di visibilità, garanti, delegazioni e comitive istituzionali che sfilano tra i corridoi blindati con l’aria grave, pronte a immortalare il momento con un comunicato stampa o uno scatto social. Una girandola ipocrita che non sposta di un millimetro la polvere sotto cui marciscono i diritti umani.

    Appena si spengono i riflettori di queste ispezioni a termine, le celle tornano a essere discariche sociali invisibili. Nessuno di quei visitatori occasionali si ferma a pensare che la dignità di un detenuto non ha bisogno di un passaporto stagionale o di un favore concesso a favore di telecamera. Quel tour dei reparti, consumato nell’arco di un pomeriggio tra un brindisi natalizio e un sopralluogo sotto la cappa di calore di Ferragosto, assomiglia più a una gita esplorativa che a un reale esercizio di controllo democratico. Si guarda, si annuisce con compassione a uso e consumo dei taccuini, si denunciano le “condizioni inaccettabili” — dimenticandosi spesso di essere parte di quel legislatore che le celle le ha riempite all’inverosimile — e poi si torna comodamente nei palazzi.

    La verità è che a nessuno, tra i protagonisti di questa pantomima, interessa davvero compiere un gesto di umanità autentica. L’umanità non ha bisogno di riflettori e non si attiva a scaglioni in base al calendario liturgico o alle ferie balneari. La pietà istituzionale intermittente suona come un insulto beffardo per chi vive trecentosessantacinque giorni all’anno nel sovraffollamento, senza un supporto psicologico adeguato, senza alternative, esposto a quel buio interiore che troppo spesso sfocia nella tragedia.

    Se si volesse davvero fare qualcosa di umano, bisognerebbe smetterla con il teatro delle visite di cortesia e cominciare a mettere mano a un sistema che fallisce ogni singolo giorno, riducendo le persone a numeri da archiviare. Fino ad allora, quelle passerelle a tempo determinato rimarranno solo un modo elegante per pulirsi la coscienza sulla pelle di chi non ha voce.

    Autore

    • Marco Costantini
      Marco Costantini

      Attivista Sbarre di zucchero, da molto tempo cerco di dare voce alle persone recluse, sono laureato in Giurisprudenza, ho scritto diversi libri e partecipato a consorsi letterari. Sono nato a Roma dove vivo e lavoro

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