Il sistema elettorale che è stato approntato dalle successive modifiche normative, intervenute nel tempo, tutte guidate dall’unica finalità: quella di far dimenticare lo spirito referendario, che aveva restituito ai cittadini il gusto del coinvolgimento nella cosa pubblica ed il piacere di poter esprimere il proprio parere/voto, ha prodotto il personalismo della classe politica con il quale i soggetti si sono sostituiti ai programmi.
Il sistema bipolare che ne è scaturito, inoltre, ha prodotto aggregazioni disomogenee unite dal solo scopo di evitare la vittoria altrui. Il tutto senza la minima condivisione di un progetto politico.
Oggi le due coalizioni di destra e di sinistra che si confrontano in vista delle elezioni politiche del 2027 (il centro è completamente scomparso), sono unite con la unica finalità comune quella di giungere al premio di maggioranza (se la modifica normativa verrà approvata dalla Camera), ma non avendo alcun comune pensiero su tutti i temi portanti della politica: interna, estera, economica. Sul ruolo della Unione Europea e sulle grandi riforme (ad esempio quella della Giustizia).
In sostanza in un narcisistico scontro tra leader privo di un progetto politico saremo chiamati a votare, o forse solo ad assistere ad una fiera del potere della quale il cittadino resta inerme spettatore.
Proviamo, invece, a ribaltare questo stato di cose ponendo al centro della attenzione di tutti il programma alla luce della sua fattibilità (la copertura economica). In tal modo potremmo restituire ai cittadini un ruolo attivo nella scelta politica, basato non sulla avvenenza del leader, ma sulla condivisione del progetto politico e del suo programma.
Sembra una utopia, alla luce della attuale situazione di fatto, ma credo che se riescano a coagulare movimenti di pensiero liberi dagli schemi precostituiti della partitica e legati da un programma comune, privo di ingombranti personalismi, potrebbe recuperarsi lo spirito di partecipazione di tutti, invertendo la curva del sempre crescente astensionismo.
Va fatto chiaramente comprendere che chi non sceglie subisce passivamente le scelte altrui, mentre tutti dobbiamo fare il primo passo per cambiare questo stato di cose e recuperare lo spirito effettivo della democrazia.


