Il viaggio apostolico di Papa Leone XIV in Francia, alla vigilia non privo di difficoltà , è stato uno straordinario successo. Il Pontefice, nella laicissima terra di Francia, ha fatto tre tappe tanto significative quanto simboliche: Parigi, Lourdes e Metz, come ricorda Vatican News. “Nella capitale, dai vespri a Notre-Dame alla veglia con i giovani allo Stade de France, fino alla Messa degli 800mila a Place de la Concorde. A Lourdes dalla preghiera alla Grotta delle Apparizioni alla processione aux flaumbeaux e a Metz, infine, dall’incontro interreligioso alla Messa finale in cattedrale”. Accolto da quasi un milione di persone durante tutta la trasferta, il Pontefice ha toccato tanti punti della vita religiosa e spirituale, sociale e culturale, con molteplici sfumature politiche in chiave internazionale ed europea. Ed è proprio su questi punti che la nostra rivista, europeista per nascita e vocazione, vuole focalizzare il commento ad una visita storica che ha avuto una vasta copertura mediatica da parte degli 80 giornalisti di tutto il mondo al seguito papale.
L’Europa riferimento del mondo imbarbarito
In mezzo ad una straordinaria partecipazione di popolo, lungo tutto il viaggio, Leone XIV ha fatto continui richiami alla dottrina sociale della chiesa e ai valori cristiani alla base della costituzione del continente europeo. Ha rilanciato la centralità della dignità e dei diritti inalienabili dell’uomo e del bene comune, il primato del dialogo e del confronto, la condanna della guerra e il ricorso alle armi e alle aggressioni, la difesa della natura, come già aveva fatto nella Magnifica Humanitas, tracciando il profilo di un umanesimo europeo e del bisogno di Europa intesa come superamento delle identità nazionali in un lembo di terra a lungo conteso dagli opposti nazionalismi. A Metz Leone XIV presiede l’evento “Alle radici dell’Europa per la pace e l’unità” e denuncia l’“inutile strage” che ogni giorno fa numerose vittime innocenti e invoca il “coraggio nella negoziazione” e gli “sforzi creativi per la pace mondiale”, non solo per “arginare l’emorragia della guerra”. Nel cuore dell’Europa, punto d’incontro tra la cultura francese e tedesca, il Papa lancia un messaggio all’Europa per metterla in guardia dalla barbaria crescente nel mondo tra persone e Stati, invitandola a non seguire l “illusione del riarmo”.
Appello all’Europa dalla città di Schumann
A Metz, nella città di Robert Schuman, nel centro congressi a lui dedicato, parla dei fragili equilibri mondiali e della crisi del multilateralismo, del diritto internazionale attaccato dalla volontà di dominio che è all’origine di ogni conflitto. Richiama l’esigenza del dialogo e del confronto come il miglior antidoto alla volontà di predominio, che è all’origine di ogni conflitto. Lo fa nell’ambito di un evento che richiama in maniera significativa il ruolo dell’Europa per la pace e l’unità invitando a guardare all’origine, per ritrovare la via del futuro, ai principi morali e politici che ispirarono lo statista francese, Robert Schuman, e tenere vivo il sogno di un’Europa libera, riconciliata e integrata, antidoto al ritorno dei nazionalismi, capace di svolgere un ruolo di pace nel mondo.
L’Europa nel disordine mondiale
Il Papa alza lo sguardo e lancia un monito sui cambiamenti climatici- tema sul quale l’Europa sta facendo già molto- e sull’uso improvvido dell’intelligenza artificiale che deve essere condotta al servizio dell’uomo e dell’umanità, sulla crescente disuguaglianza all’origine di incomprensioni e tensioni, sulla proliferazione nucleare e l’espandersi delle guerre, sul pericolo del nazionalismo estremo e fa un appello per i migranti “La dignità umana necessita di vie legali e sicure” e la difesa della vita anche quando l’uomo si fa sofferente, e la famiglia quale nucleo centrale della società. Un discorso che non può essere strattonato dalle fazioni politiche, che guarda al futuro dell’umanità e al ruolo di ciascuno nella comunità internazionale, dove “storie e culture diverse” possono creare “un unico e meraviglioso mosaico di pace” artendo dalle radici e dai valori fondativi del vecchio continente che ispirarono Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’attuale UE, che a Metz visse e lavorò a lungo, da poco beatificato dalla Chiesa. Di Schumann ricordiamo il profetico passaggio della sua dichiarazione “L’Europa non potrà farsi in una sola volta né sarà costruita tutta insieme; essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino anzitutto una solidarietà di fatto” che prefigurava- il 9 maggio 1950- il lungo percorso economico e politico dell’UE, basato su un passato di drammatiche rovine ma anche su un ricco patrimonio culturale, spirituale e morale, oltre che di scambi e relazioni.
Le radici dell’Europa
A Metz, dunque, ci sono alcune delle radici della costruzione europea, germogliate nel vecchio continente, dopo l’immane tragedia della II guerra mondiale, in diverse capitali e in luoghi lontani come nella piccola Ventotene. Ed è significativo che il Papa abbia scelto Metz, per tanti versi luogo simbolico, per il suo viaggio apostolico, in un momento di grandi tensioni internazionali. Qui nella cattedrale gotica di Santo Stefano il Pontefice ricorda e rimarca “Qui a Metz, è bene ricordare che sono proprio questi i valori su cui si è costruita, nel corso dei secoli, l’Europa che conosciamo, con il suo patrimonio spirituale e morale, ancor prima che economico e politico” invitando la sua comunitàa conservare “l’eredità unica di un dialogo fecondo” e offrire al mondo il modello di un “laboratorio vivente di questa fedeltà”. E sembra davvero un incoraggiamento all’Europa, a superare le divisioni, ad essere maggiormente uniti, a fare dei confini luoghi di incontro e del negoziato lo strumento di risoluzione dei conflitti, a lavorare per il diritto internazionale e per le istituzioni multilaterali.


