L’EU-ETS, (European Union Emissions Trading System) è il nuovo banco di prova dell’UE. Così appare, infatti, il tentativo di conciliare le istanze del mondo economico con quelle delle forze ecologiste, quelle delle forze produttive con le spinte ambientaliste; a cui si sovrappongono quelle del nord e del sud, dell’est e dell’ovest del continente europeo, come emerso nel Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre us, dove c’è stato un vero e proprio scontro tra i 27 paesi membri che ha portato il Consiglio a invitare “ la Commissione ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS 2, in particolare la sua concezione e le sue garanzie. Nessun rinvio. Ma anche un ulteriore punto di ingorgo politico istituzionale, per un mercato – quello del contrasto alle emissioni di CO2- che dal 2013 ha generato risorse per 270 miliardi € (e reso possibile l’erogazione di 255 miliardi € sotto forma di quote gratuite), in crescita per i futuri apporti di famiglie e imprese con gli EU-ETS2. In questo contesto, le Istituzioni europee stanno facendo fatica a conciliare interessi, vocazioni territoriali e indicazioni programmatiche. La riforma del sistema delle emissioni cerca di tenere faticosamente tutto insieme, in un quadro in cui da una parte le Istituzioni europee rischiano nuove frizioni e dall’altro di alimentare il deficit commerciale con la Cina. Mentre la Commissione sarà chiamata ad ulteriori approfondimenti e negoziati su ETS2 per trasporto stradale e riscaldamento.
Il sistema EU-ETS
Il sistema EU-ETS, che sta alimentando lo scontro tra i 27, è stato introdotto dalla Direttiva 2003/87/CE. E ‘finalizzato a contrastare in modo incisivo i cambiamenti climatici e ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera. Costituisce lo strumento politico principale dell’Unione europea in materia di politica ambientale ed industriale per traguardare la transizione energetica, a partire dai grandi emettitori per raggiungere poi, dal 2028, le PMI e le famiglie con l’EU-ETS2. Basato sul principio “chi inquina paga” e sul meccanismo del “cap-and-trade”, fissa nei settori interessati un tetto massimo (cap) alle emissioni sul territorio europeo, cui corrisponde un numero di quote (1 ton di CO2eq. = 1 quota EUA), destinate a ridursi nel corso del tempo per decarbonizzare i processi produttivi e di consumo e conseguire l’obiettivo di zero emissioni (Net zero) nel 2050. Gli operatori dei settori interessati, infatti, devono “compensare” su base annua le proprie emissioni con un corrispondente quantitativo di quote che possono acquistare (trade) o in altri casi ricevere laddove è elevato il rischio di delocalizzazione (carbon leakege) in paesi con minor vincoli ambientali. L’assegnazione segue il criterio (Benchmarks) degli impianti più “virtuosi”. Il sistema delle EUA partito da quotazioni abbastanza basse (5€/tCO nel 2017) si è rapidamente apprezzato (73€/tCO nel 2025, con picchi anche superiori ai 100€/tCO), garantendo un significativo flusso di risorse all’UE, di cui circa il 65% destinato ai Paesi membri. Tra questi, Germania, Italia, Spagna e Francia ne hanno beneficiato per oltre la metà. Un capitolo politico ed economico, dunque, importante: sia per la UE che per gli Stati. Per l’Italia ha significato un introito di circa 20 MLD€ dal 2012 La platea dell’EU-ETS, in tutta Europa, interessa oltre 11.000 impianti industriali e circa 600 operatori aerei. In Italia sono disciplinati più di 1200 soggetti che coprono circa il 40% delle emissioni di gas serra nazionali. Dal 2028 saranno coinvolte anche PMI e famiglie che faranno i conti con l’EU-ETS2 che impatterà su mobilità e abitazioni.
Il mercato EU-ETS e ETS2
Per capire le tensioni in atto a Bruxelles, e nelle capitali dei 27, occorre volgere lo sguardo al mercato degli EU-ETS. Questo è difatti un mercato istituzionale organizzato intorno agli obiettivi di politica ambientale/industriale. In pratica, sono le Istituzioni europee che decidono il cap annuale delle emissioni e, di conseguenza, le quote di compensazione che le industrie devono acquistare. Questo significa che man mano che si procede nel percorso di decarbonizzazione le quote EUA tendono a diminuire e il loro prezzo ad aumentare. Così il prezzo della CO2 si è progressivamente apprezzato. Il forte aumento ha stressato il meccanismo regolatorio e inasprito il confronto tra decarbonizzazione, sostenibilità e competitività, soprattutto nei settori ad alta intensità energetica e a forte impronta fossile. In un mercato globale fortemente interconnesso questo comporta svantaggi competitivi per quelle imprese europee chiamate ad osservare parametri più rigidi rispetto ad altre aree del mondo. Soprattutto in una fase di acuta crisi energetica come quella attuale. In più, il mercato ETS ha assunto proporzioni e caratteri finanziari, con tratti fortemente speculativi assimilabili a quelli di altre commodity, conferendo al settore elementi di volatilità che mettono in difficoltà le esigenze di programmazione degli investimenti.
I riflessi economici
È in questo quadro che sono maturate le crescenti critiche delle forze produttive e dei paesi manifatturieri, che denunciano una insufficiente apertura alle istanze del mondo industriale, continuando ad alimentare un confronto serrato in seno all’Ue. L’ulteriore allargamento, con l’ETS2, ha allarmato anche associazioni dei consumatori ed ambientaliste che hanno richiamato il rischio di compromettere la base di consenso su cui si regge l’impalcatura europea, facilitando una percezione di vincoli e regole invece di un orizzonte comune di opportunità e sviluppo. In questo senso, già lo scorso 9 ottobre il Consiglio aveva apportato alcune mitigazioni al sistema UE per lo scambio di quote di emissioni per l’edilizia, il trasporto stradale e altri settori (ETS2), al fine di continuare a garantire un avvio agevole del sistema, con modifiche mirate alla riserva stabilizzatrice capace di dare stabilità e prevedibilità alle quote in vista dell’avvio nel 2028. Il comunicato evidenziava, tra gli altri aspetti, che “A differenza dell’ETS1 originario (che copre l’industria pesante, l’aviazione, ecc.), l’ETS2 si applica a monte ai distributori di carburante. Tali distributori devono monitorare e comunicare le emissioni derivanti dai combustibili che vendono e restituire quote di carbonio equivalenti a tali emissioni.” Insomma, nuove quote, per diversi miliardi, compresi in una cifra oscillante determinata dal valore delle stesse, per automobilisti e cittadini.
La riforma ETS e ETS2 nel triangolo istituzionale
La proposta di riforma della Commissione sui punti critici ETS -costo delle quote, tutela della competitività, timing più coerente del percorso di decarbonizzazione, rinforzo degli strumenti di sostegno agli investimenti, contrasto ai fenomeni delocalizzativi, applicazione del sistema all’import alle frontiera tramite il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism)- confermando gli strumenti messi in campo, mira a declinare la traiettoria della decarbonizzazione con la sostenibilità, quella dell’ innovazione con la sicurezza energetica. La proposta tende soprattutto a contenere la volatilità delle EUA, superando il meccanismo di cancellazione automatica della riserva stabilizzatrice del mercato (MSR-Market Stability Reserve) in modo da conservare quote utili a contrastare le pressioni speculative e la conseguente volatilità. Il Consiglio e il Parlamento si stanno confrontando tra ipotesi di sospensione con incremento del target delle quote e mantenimento del meccanismo di cancellazione con contemporaneo innalzamento in modo, comunque, da avere da subito un margine più ampio di calmierazione, evitando un accumulo eccessivo di quote che deprimerebbero il mercato e scoraggerebbero gli investimenti per la decarbonizzazione. Posizioni che riflettono interessi e punti di vista differenti, da portare necessariamente a sintesi per tenere insieme ambizioni climatiche e competitività, politiche ambientali e industriali. Un severo banco di prova per l’Europa che il 15 e 16 ottobre us, dopo un duro confronto (tra Italia, Grecia e i paesi del gruppo di Visegrad- Polonia, Ungheria Cechia e Slovacchia- da una parte, e quelli nordici guidati da Svezia Finlandia e Danimarca dall’altra) ha provato a trovare una mediazione nell’invito alla Commissione “ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS 2, in particolare la sua concezione e le sue garanzie” che, lasciando l’impalcatura e la tempistica inalterata con partenza nel 2028, potrebbe aprire la strada a deroghe nazionali. L’evoluzione del mercato- con una crisi geopolitica e un’emergenza energetica senza soluzioni in vista- ci dirà se la proposta di mediazione del Consiglio sarà all’altezza delle necessità della società europea o occorrerà nuovamente porvi mano.
La strada tracciata
Certamente l’articolazione dei tempi non è una variabile indipendente e può consentire la compatibilità degli obiettivi e la convergenza degli sforzi con il necessario consenso, conseguendo la qualità produttiva richiesta e beni a emissioni decrescenti, la costruzione di filiere europee impegnate nella transizione verde, evitando di alimentare- come paradossalmente avviene oggi- catene di valore concorrenti come quelle cinesi. Moderare il prezzo delle quote EUA, delineare percorsi sostenibili, sostenere la base industriale e la neutralità tecnologica, garantire la competitività interna e alla frontiera, valutare e bilanciare gli effetti ETS2: è su questi punti che si gioca il confronto e la strategia di rinnovamento dell’economia europea, evitando la trappola delle contrapposizioni territoriali e del conflitto tra spinte ambientaliste e ambizioni competitive, tenendo insieme le diversità. Siamo di fronte ad una sfida epocale, che richiede grande consenso per realizzare un’ economia a forte impronta ecologica e traguardare l’abbattimento al 2040 del 90% delle emissioni e la neutralità climatica nel 2050.


