Mentre infuriava la Seconda guerra mondiale tre confinati visionari scrivevano il Manifesto di Ventotene immaginando un futuro senza guerre in una Europa devastata dalla furia nazifascista preconizzando l’unione dei paesi europei, fonte di benessere e di forza in un continente come centro di civiltà, di pace e di sviluppo democratico. Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorno. il Manifesto di Ventotene prefigurava la necessità per l’di istituire una federazione europea dotata di un parlamento e di un governo democratico con poteri reali in alcuni settori fondamentali, come economia e politica estera.
Questa federazione dovrebbe fondarsi su principi democratici e garantire i diritti civili e sociali dei cittadini europei, superando gli egoismi nazionali. Infine, nella ” riforma della società”, gli autori auspicano una società giusta ed equa, proponendo un’economia mista regolata da istituzioni democratiche, capace di evitare sia il liberismo sfrenato sia il collettivismo autoritario.
Il Manifesto di Ventotene propugnava inoltre l’ideale di un avvicinamento sociale, economico, culturale e religioso (garantendo il rispetto a tutte le confessioni) tra i popoli d’Europa, e un miglioramento delle loro condizioni di vita, con particolare riferimento al mondo lavorativo, che doveva basarsi sul rispetto e sulla dignità della persona.
Al di là della storia che sarebbe troppo lunga per un articolo conteneva in sé anche il portato culturale che ha visto l’Europa regina di cultura appunto, madre di democrazia che si profuse dopo la guerra nella più bella costituzione democratica e antifascista.
Quella visione è entrata nel cuore e nelle menti di tutti noi che abbiamo l’onore di scrivere su questo giornale. Ma cosa è rimasto di quel sogno tutto politico? Nulla. Un’Europa che è una accozzaglia di stati nazionali, spesso nazionalisti, sovranisti
bloccati dal diritto di veto, incapace di esistere nelle contese geopolitiche, irrilevante sul piano internazionale, vittima dei poteri finanziari, nella sfrenata rincorsa del Dio denaro che ormai domina il mondo e di aspirazioni di continui riarmi. Allora, per concludere noi europeisti abbiamo il dovere di essere antieuropeisti, di questa Europa dimentica dei suoi valori e dovremmo invece avere il coraggio di agire con forza nella strada di quella Europa immaginata da Spinelli, Rossi e Colorno e da quei politici che ne hanno seguito le orme.


