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    Home»Lavoro»Pensare-Progetto
    Lavoro

    Pensare-Progetto

    la RedazioneDi la RedazioneMarzo 10, 20221 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
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    Programma full immersion sulla progettualità

    PREMESSA

    La risposta europea alla pandemia, attraverso il Recovery Fund, genererà molte opportunità di finanziamento di progetti della più varia natura, green economy, start up di imprese giovanili, programmi di solidarietà, integrazione sociale, ecc.

    L’esperienza di lavoro con le società di consulenza, studi professionali e ONG nel mondo dello sviluppo dell’impresa, della promozione sociale, dei diritti umani e della formazione, prova che nel nostro paese la capacità di redigere e gestire progetti è ancora limitata. Questo naturalmente non significa che manchino professionisti capaci, ma si possono constatare due diverse tipologie di professionalità. Coloro che hanno imparato dalla pratica, e cioè al di fuori di percorsi strutturati – in genere – nelle associazioni e/o società per cui lavorano, e coloro che invece sono usciti da percorsi formativi universitari, cui è stata impartita molta teoria, molte informazioni e tecniche, ma che non si sono mai cimentati nella scrittura o nella gestione di progetti reali.

    Il progetto come filosofia e come metodo per la realizzazione di tutte le attività umane 

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    Negli ultimi 20 anni si è assistito al moltiplicarsi di seminari, corsi e master sulla progettazione, soprattutto perché i fondi per le più svariate attività vengono posti a disposizione dalle autorità italiane e da quelle dell’Unione Europea sulla base di bandi di gare di appalto di costruzioni, di servizi e forniture. Molti di questi corsi e master si chiamano comunemente euro-progettazione, ma questo approccio si traduce spesso in pratica nell’insegnare come rispondere ai bandi europei, secondo i contenuti e le forme richieste da ciascun bando. Questo metodo di formazione sulla progettazione, assomiglia un poco all’insegnamento della tecnica per riparare un orologio, senza spiegare però che cos’è un orologio, e a cosa serve. Inoltre, anche se i contenuti si assomigliano, le forme richieste per la presentazione dei progetti sono ancora abbastanza diverse. Ciò significa che prima di dedicarsi ai format occorre conoscere il senso della metodologia progettuale, che è alla base delle componenti che devono costituire il contenuto di un progetto.

    Per costruire un progetto, però, occorre prima di tutto padroneggiare una filosofia metodologica che si può applicare a tutte le attività umane, di qualsiasi natura, dalla costruzione di un edificio ad una attività di assistenza sociale, la creazione di un’impresa e persino la vita delle persone, come la formazione di una famiglia. Occorre in pratica conoscere il significato e la funzione di tutte le varie componenti di un progetto, che devono sempre essere presenti qualsiasi sia l’obiettivo che il singolo progetto intende raggiungere o le attività attraverso le quali esso verranno realizzati.

    Questo significa che per redigere un progetto, ed essere poi in grado di gestirlo, è essenziale pensare-progetto. Occorre infatti ragionare nella logica di acquisire informazioni e dati per essere poi in grado di proporre obiettivi raggiungibili ed identificare le varie attività che saranno necessarie per conseguirli.

    Tutto è progetto 

    Un ingegnere o un architetto chiamano comunemente ‘progetto’ i vari disegni e calcoli per la costruzione di un edificio. Però l’edificio è soltanto una parte del progetto.

    Un progetto di formazione può essere rappresentato come una lista di materie, di docenti e dei principali metodi, come la lezione frontale, l’esercitazione etc. Ma questa è solo una parte del progetto formativo. Molte analisi ed attività sono necessarie per creare un’impresa, ma esse non sempre sono costruite nel quadro di un progetto. Per costituire un’associazione senza fini di lucro, che si dedica ad attività di solidarietà, si sottoscrive uno statuto: ma esso dovrebbe rappresentare soltanto uno dei risultati di un progetto. Per realizzare un’inchiesta che sia in grado di rispondere ad un’esigenza informativa, un giornalista dovrebbe operare sulla base di un progetto.

    Una formazione pensare-progetto 

    Pensare-progetto è un percorso formativo che può essere applicato sia ad operatori già formati, che a risorse più giovani che non hanno avuto ancora concrete esperienze redazionali. Esso può essere particolarmente utile per quanto riguarda la pubblica amministrazione, alla quale viene sempre più spesso richiesto di preparare bandi di gara, eseguire le procedure di esame ed aggiudicazione, e seguire la realizzazione delle iniziative.

    Foto libera per usi commerciali da Pixabay

    L’obiettivo è quello di comprendere un metodo: solo in base ad esso avranno un senso le varie componenti di un progetto, come il contesto, gli obiettivi, i destinatari, i risultati attesi e le attività da sviluppare. Quando si conosce il metodo, quando si pensa-progetto, è possibile redigere il documento progettuale in qualsiasi forma o format esso venga richiesto.

    IL PERCORSO FORMATIVO

    Il contenuto del percorso formativo pensare-progetto, includerà i seguenti momenti:

      • Fare emergere la necessità di una cultura progettuale, intesa come metodologia di lavoro di base per tutti gli operatori e non come una tecnica necessaria soltanto a specifiche categorie di attività;
      • Presentare e approfondire la struttura standard di un progetto per far sì che i partecipanti siano a conoscenza delle componenti di base e ne condividano il significato e i contenuti;
      • Essere in grado di analizzare efficacemente un bando o capitolato (ToR o una call for proposal), per poterle adeguatamente tradurre in una struttura progettuale;
      • Permettere ai partecipanti una riflessione su alcuni tipi di bandi, di capitolati e di progetti, con particolare riferimento al PNRR;
      • Chiedere ai partecipanti di redigere un progetto, ed affidando a ciascuno la redazione dei principali contenuti di un documento progettuale.

     

    PROGRAMMA

    Il percorso formativo sulla progettualità sarà articolato in 9 giorni di lavoro per un totale di 20h.

    Giorno 1: (2,0h)

    • Presentazione dei docenti e dei partecipanti;
    • Sottoposizione ai partecipanti di alcune domande volte a costituire un’auto-test che permetta loro di comprendere l’importanza del metodo.
    • Elaborazione partecipativa delle conclusioni al fine di fare emergere la necessità e la struttura di una metodologia di base.

    Giorno 2, 3: (2,5h + 2,5h)

    • Esposizione dettagliata della struttura e delle componenti del progetto: sintesi del progetto (executive summary) , il contesto (background), i destinatari (beneficiaries), il proponente ed i partner (lead applicant and partners), obiettivi (objectives), indicatori di successo (performance indicators), attività e risorse (activities and inputs), risultati attesi (expected results – outputs), cronoprogramma (time schedule), rischi e opportunità (opportunities and risks), reporting , monitoraggio (monitoring) valutazione (evaluation), preventivo di spesa (budget), allegati cv della squadra (team cv);

    Giorno 4, 5: (2,5h + 2,5h)

    • Presentazione ed analisi critica di due progetti. Ogni partecipante formulerà le proprie osservazioni e critiche; Redazione dei report;

    Giorno 6, 7: (2,00h + 2,00h)

    • I partecipanti verranno ripartiti in gruppi di lavoro e ad essi verranno sottoposti singoli ToR oppure bandi per le calls of proposals; ogni gruppo consegnerà una scheda sintetica del progetto relativo al ToR o alla call ad esso attribuita.
    • Presentazione da parte di ciascun gruppo del progetto da esso sviluppato agli altri partecipanti;
    • Discussione finale ed evidenziazione degli elementi di forza e di debolezza dei singoli progetti;
    • Sottoposizione a ciascun partecipante del questionario di valutazione dei risultati ottenuti attraverso il percorso formativo.

    Giorno 8, 9: (2,00h + 2,00h)

    • Fine del commento delle schede sintetiche, conclusione e distribuzione della scheda di valutazione del programma.

     

    DOCENTI

    Cureranno il percorso formativo i Proff. Alessandro Costa e Antonella Sarro, con l’assistenza del Dott. Fabrizio Caputo, il programma ospiterà testimonianze di professionisti dei vari settori, nonché di giovani, già impegnati in attività di progettazione. 

    Alessandro Costa

    Alessandro Costa unisce una carriera accademica ad una più che trentennale esperienza nella Cooperazione allo Sviluppo e nella acquisizione di finanziamenti europei. Come Accademico ha insegnato diritto internazionale, diritto internazionale dell’economia, diritto internazionale dell’ambiente e diritto internazionale della Cooperazione allo sviluppo nella seconda Università di Roma e nell’Università Parthenope di Napoli. La sua esperienza di studioso è concentrata nel suo più recente libro: Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei meta-problemi, (Roma 2009). Ha assistito strutture pubbliche e private nell’acquisizione di finanziamenti europei (Fondo sociale, Fondo regionale, iniziative di ricerca, progetti di formazione ecc.). Da più di 30 anni, ha diretto o partecipato a progetti di sviluppo economico e sociale in Italia e moltissimi paesi del mondo ma in particolare del bacino Mediterraneo e del Medio Oriente. Negli ultimi 10 anni ha coordinato grandi progetti in Tunisia, Libano, Siria ed Iraq. La sua qualificazione professionale comprende il settore dello sviluppo delle piccole e medie imprese, imprese femminili e giovanili, sviluppo di strutture di assistenza alle imprese ed alle associazioni della società civile. e della protezione dei Diritti Umani ed in particolare del loro rispetto da parte delle imprese.

    Antonella Sarro

    Dottore in Giurisprudenza e Avvocato. Le sue aree di interesse hanno incluso il Diritto Penale e il Diritto Internazionale dell’Economia, il Diritto dell’Unione Europea, i contratti internazionali, il project finance e la cooperazione internazionale. Ha lavorato come consulente di organismi internazionali, aziende, istituzioni pubbliche e Camere di Commercio ed è stata autrice di numerosi articoli sulla collaborazione industriale con paesi emergenti e dell’Europa Orientale e co-autrice di: Compendio della legislazione italiana sull’aiuto pubblico allo sviluppo (Roma 1991). Ha partecipato a numerose missioni in Iraq, Libano, Serbia, Tunisia, Albania e Romania. È stata Deputy Editor della ricerca ‘Banks and Human Rights: Pathways to Compliance’, (Roma 2013) ed ha partecipato al Gruppo di Esperti Business and Human Rights del Comitato Interministeriale dei Diritti Umani.

     

     

     

     

     

    Foto di apertura libera per usi commerciali da Pixabay

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    • la Redazione
      la Redazione
    progettualità Recovery Fund
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