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    Home»Europa»Una lettera per l’Europa
    Europa

    Una lettera per l’Europa

    Francesca PetrocchiDi Francesca PetrocchiMaggio 20, 20244 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    “Europa dove sei? Che direzione vuoi prendere?”. Con ammirevole pacatezza, attraverso un linguaggio aperto a tutti (che significa: facilmente traducibile in una pluralità di lingue, universale) il Cardinale Zuppi e Monsignor Crociata prescegliendo (e innovando) la formula del genere epistolare rispondono agli interrogativi di Papa Francesco e confidenzialmente ne aprono nuovi rivolgendosi direttamente al destinatario: Europa. Hanno posto, proteso e diffuso domande: che sarebbe, poi, una modalità della politica e del far politica troppo spesso dimenticata, oscurata da slogan astrusi, ermetici, privi di senso, alla moda, superficiali.

    Mons. Mariano Crociata

    A fronte di campagne elettorali che in tutti i Paesi U.E. si appiattiscono nella mera propaganda di politica e di battaglia interna, con relativa discesa in campo di questioni di bassa tacca quelle utili a stimolare il lavoro dei sondaggisti orientando sciaguratamente l’opinione pubblica nazionale, i nostri uomini di Chiesa hanno puntato in alto sgombrando il campo e ponendo appunto domande e avanzando constatazioni:

    “Le tue divisioni interne non ti permettono di assumere quel ruolo che dalla tua statura storica e culturale ci si aspetterebbe. Le tue contrapposizioni intestine indeboliscono il tuo peso internazionale e la capacità di far fronte alle attese dei popoli”.

    E proseguono ancora: “Tanti pensano di poter usufruire dei benefici che hai portato, come se fossero scontati. La pandemia e le proteste, ultima quella degli agricoltori, procurano uno sgradevole risveglio. Tanti vantaggi acquisiti potrebbero svanire. Il senso di necessità non basta a spingere sempre e tutti a superare le divisioni. Alcuni vogliono far credere che isolandosi si starebbe meglio” e invece si concretizza il rischio che “qualunque Paese, anche grande, si ridurrebbe al vaso di coccio tra vasi di ferro”, se volesse isolarsi perché “Per stare insieme abbiamo bisogno di motivazioni condivise, di ideali comuni, di valori e coltivati. Non bastano le convenienze economiche”.

    Assai spesso l’Europa Unita si è appalesata nel segno di una burocrazia imbelle e verbosa o così è stata diffusa la sua immagine perché è più facile colpire l’immaginazione e lo stato d’animo dei cittadini della stessa mandando avanti slogan del tipo “ce lo chiede l’Europa”. Tattiche utili a far smarrire il senso concreto del patrimonio valoriale che appartiene ad Europa costruito nel tempo non senza fatica, dolore, sgomento dopo le tragedie e distruzioni del Novecento, le divisioni della Guerra Fredda, le guerre interne ai paesi balcanici. Patrimonio valoriale che si è concretizzato ed arricchito attraverso la libera circolazione di uomini e “cose”, linguaggi, idiomi, tradizioni e costumi, musica, arte, letteratura, cinema, teatro, sport. Un patrimonio impensabile e unico nel globo.

    Il cardinale Matteo Maria Zuppi

    Alimentato molto più di quanto non appaia da un bagaglio valoriale solo in apparenza negletto e misconosciuto, la solida (secolare) tradizione del realismo cristiano che si nutre di tensione alla dignità della persona, al senso di fratellanza, alla preoccupazione di salvaguardare la casa comune creando uno spazio di accoglienza, di dialogo, di mutuo, reciproco sostegno.

    E per questo i nostri due uomini di Chiesa si augurano che tutti sentano “l’orgoglio di appartenerti. Le due appartenenze, nazionale ed europea, si implicano a vicenda. La tua è stata ed è l’Unione di Paesi liberi e sovrani che rinunciano a parte della sovranità a favore di una, comune, più forte”.

    Recandosi per prima cosa ai seggi: perché esprimere il voto significa partecipare alla crescita della casa comune; ed andando ai seggi pensando che EUROPA è già nostra e necessità ovviamente di migliorie, ammodernamenti, ristrutturazioni. Come tutte le case “antiche” che altrove, in altre parti del mondo, ci invidiano: non per lo splendore dell’architettura ma per la solidità dei suoi fondamenti culturali, storico-sociali prima ancora di quelli economici. Del resto: se EUROPA non fosse stata e non fosse una casa comune solida come avrebbe potuto accogliere non solo in tempi recenti migranti provenienti da ogni angolo del mondo? Come avrebbe potuto garantire decenni e decenni di PACE?

    Autore

    • Francesca Petrocchi
      Francesca Petrocchi

      Ordinario di Critica letteraria e Letterature comparate- è anche docente di “Storia, cultura e linguaggi del cibo” nel Dipartimento per le Innovazioni Biologiche Agroalimentari e Forestali ( DIBAF) dell’Università degli Studi della Tuscia- Viterbo. Ha pubblicato varie monografie.

    Cardinale Zuppi Monsignor Crociata
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