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    Home»Diritti»Indignarsi non basta più!
    Diritti

    Indignarsi non basta più!

    Ines ThomasDi Ines ThomasGiugno 20, 20243 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Stephon "The Surgeon" Morris takes a minute to catch his breath after a rigorous boxing session at UMAR Boxing Gym Baltimore, Md., June 18, 2014. More: Stephon is a 21-year old heavyweight boxer from Baltimore who has been training at UMAR for three years and is going to punch his pro card later on this year. (USAF photo by Tech. Sgt. Andy M. Kin). Original public domain image from Flickr
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    “Indignarsi non basta più!”: lo hanno detto il Portavoce, Samuele Ciambriello, e il Direttivo della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, sottolineando che è arrivato il tempo di agire nella speranza che non sia troppo tardi. Lo ha affermato il presidente Sergio Mattarella: “sui suicidi in carcere servono interventi urgenti”.

    Agire come? Serve praticare l’impegno e tradurlo in soluzioni giuridiche immediate, per ridare a più di 60.000 persone, speranza e dignità, quelle che oggi, l’inerzia del Legislatore sta svilendo. Ecco alcuni dati: da gennaio 2024, si sono tolte la vita 34 persone a cui si aggiungono quattro agenti di polizia penitenziaria che hanno deciso di darsi la morte. Preoccupante è anche l’aumento di casi di autolesionismo, fenomeni di violenza all’interno delle carceri: in primis, si ricordano le violenze a danno di minori reclusi all’Istituto Penale Minorile Beccaria di Milano. Quali sono le diverse cause che generano suicidi in carcere? Il 64% aveva commesso reati contro il patrimonio; il 60% si è tolto la vita nei primi sei mesi di detenzione Il 10%, soffriva di patologie psichiatriche. Cosa si deduce da queste percentuali? Che i suicidi e gli atti di autolesionismo in carcere coinvolgono persone vulnerabili, detenuti che hanno commesso reati di bassa o media gravità, spesso alla prima esperienza di detenzione.  Preoccupa l’indice di sovraffollamento, pari al 130%: i detenuti sono più di 60.000 contro una capienza di 48.000 posti. Il portavoce e il Direttivo avanzano alcune proposte: l’approvazione di misure deflattive del sovraffollamento, applicando l’istituto di liberazione anticipata; il miglioramento delle condizioni detentive attuali; la praticabilità del diritto all’affettività in carcere.

    Il Garante comunale di Padova, Antonio Bincoletto, indica alcune strade su cui muoversi: adottare misure deflattive per ridurre il sovraffollamento degli Istituti Detentivi, per esempio anticipando il ritorno in libertà per quanti hanno residui di pena irrisori e che hanno mantenuto comportamenti corretti; aumentare il numero di telefonate con parenti e le persone care; rendere possibili i rapporti affettivi con intimi e congiunti; limitare al massimo l’isolamento; creare supporti terapeutici.

    “Tutto ciò – ha chiarito Bincoletto- potrebbe essere attuato in breve tempo, senza costi di spesa e potrebbe essere un segnale di attenzione verso i molti che, dentro il carcere, perdono la prospettiva del futuro e cadono in disperazione”. Non ultimo, si rischierebbe di andare incontro ad un richiamo della Corte Europea dei Diritti Umani. “Agiamo finché siamo in tempo; anche i detenuti sono persone- ha concluso Bincoletto.

    Autore

    • Ines Thomas
      Ines Thomas

      Giornalista free lance da circa 25 anni a Il Gazzettino, laureata, specializzata, abilitata all’insegnamento, insegnante, giornalista freelance in alcune testate giornalistiche e riviste, volontaria in alcune associazioni culturali e sociali, presente in trasmissioni di carattere culturale a parlare di libri. Scrittrice di brevi racconti gialli nella rivista Gotha

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