Tashkent ci offre l’immagine di com’è la vita nel moderno Uzbekistan. La città (la più popolata dell’Asia Centrale, con i suoi 3 mil di abitanti) è molto verde e si fa amare per l’enorme quantità di architetture diverse, dalla tradizionale islamica dell’Asia centrale, sia privata che istituzionale o religiosa, all’Art Nouveau del Turkestan, al modernismo del periodo sovietico, in una fusione di tradizione e modernità, con stili completamente diversi che non si possono trovare insieme in nessun altro paese.

Visitando la parte antica non saremo colpiti dalle sorprendenti dimensioni dei monumenti di Samarcanda o dall’orientalità diffusa di Bukhara, ma nel volto islamico di Taskent si conservano valori fondamentali del mondo musulmano.
Nel complesso monumentale di Khast Imam, nella città vecchia di Tashkent, la madrasa (scuola coranica) di Muyi Muborak, luogo di culto del XVI secolo, ospita l’antico Corano del califfo Osman, datato 644-648, un prezioso libro sacro rilegato scritto su pelle di daino composto da 353 fogli di grandi dimensioni. Conservato per secoli nelle città di Medina, Damasco e Bagdad, raggiunse l’Uzbekistan durante il regno di Timur, fu inviato a Mosca alla fine del XIX sec, e tornò a Tashkent nel 1924, omaggio di Lenin ai musulmani uzbeki.
Una leggenda narra che il califfo Osman fu ucciso intento alla sua lettura macchiando con il suo sangue il libro sacro.
Se si vuole cogliere invece ancora fortemente l’atmosfera della tradizione carovaniera, bisogna passare alcune ore nel Bazar di Chorsu, nella città vecchia (Eski Shakar). La sua architettura originale può essere fatta risalire al XI-XII secolo, ma ha avuto varie fasi di ricostruzione. L’ultimo restauro risale al 1980, con la cupola principale di più di 300 metri di diametro rivestita di piastrelle colorate di ceramica smaltate in turchese e adornata da motivi tradizionali.
Sembra impensabile che il movimento islamista uzbeko abbia scelto questo luogo per l’attentato-bomba della mattina del 29 marzo 2009, quando una kamikaze uccise sei poliziotti.
Bazar Chorsu
Saremo stupiti dalla perfetta organizzazione e dall’ordinatissima esposizione degli alimenti e delle merci proposte negli immensi spazi. Qui si incontrano tutte le tradizioni gastronomiche dell’Asia centrale, con i plov, naryn, focacce calde o shashliki. Questa fiera speciale esisteva già più di duemila anni fa, luogo d’incontro sulle rotte commerciali dove la gente non solo scambiava merci ma apprendeva notizie e mutuava culture.
Del resto, la parola “Chorsu”, di origine persiana, significa “incrocio” o “arrivo da quattro flussi”.
Non lontano si trova il Mausoleo di Kaffal Shashi, un’altra importante attrazione dedicata allo studioso e poeta islamico, uno dei santi patroni di Tashkent. L’edificio risale al XVI secolo (ricostruito su tracce di un mausoleo del X sec.) e contiene la tomba del poeta e quella di altre personalità, tra cui tre sceicchi.

La Tashkent “attuale” ci mostra un periodo di architettura comunista, modello orgoglioso della visione socialista, con infrastrutture accessibili ed economiche, ma dal 1991 il passato sovietico viene sostituito da un processo volto a valorizzare maggiormente l’identità nazionale uzbeka, con profonde trasformazioni nell’assetto urbanistico.
I nuovi edifici si rivestono di luminose facciate vetrate e i grattacieli si impongono sui palazzi residenziali dell’era sovietica.
Nel 2017, il Presidente Uzbeko Mirziyoyev prometteva l’arrivo della ‘primavera Uzbeka’ e annunciava la prossima costruzione di Tashkent City. Il 20 luglio 2023 il consiglio dei ministri dell’Uzbekistan formava un consiglio amministrativo che presentava ufficialmente i progetti per l’ampliamento della Nuova Città di Tashkent, da realizzarsi su un’area di 80 ettari, coinvolgendo diverse aziende straniere, tra cui Foster and Partners, Meinhardt Pte. Ltd e OMA, in un progetto che dovrebbe incarnare nell’ideologia le gloriose promesse della modernità.
Lo stesso Presidente Shavkat Mirziyoyev ha varato una serie di riforme volte ad abbracciare il libero mercato e facilitare la circolazione di investimenti in Uzbekistan in una visione che vuole trasformare Tashkent in un polo commerciale internazionale.

Il mega-progetto Tashkent City, oltre a creare un quartiere dedicato alla finanza internazionale, mira, secondo le intenzioni di Mirziyoyev, a modernizzare l’autoritarismo in Uzbekistan, ad aprire agli investimenti stranieri e ad accelerare la crescita economica del Paese.
La Francia, in particolare, ha già investito in grandi infrastrutture (come la gestione della rete di riscaldamento urbano di Tashkent: un contratto di 30 anni che però nel 2023, con le temperature invernali estreme, ha già generato problemi).
Il grande centro commerciale Tashkent City Mall, inaugurato nel marzo 2024, su una superficie commerciale di 100mila mq, è un nuovo format di spazio urbano multifunzionale e fa parte dello sviluppo di Tashkent City. Comprende due catene alberghiere internazionali e 40 spazi ristorativi multietnici, un cinema IMAX con film in inglese, immobili commerciali e residenziali, un parco simile a Dubai con giochi d’acqua e di luci e aree per concerti che cambierà rapidamente il volto della città.
È concepito per creare uno spazio emozionale dove acquisire nuove esperienze.
Il progetto urbanistico prevede anche la realizzazione di un impressionante Centro della Civiltà Islamica, progettato dall’architetto Jean-Michel Wilmotte, e ci sarà anche un Museo delle Arti a cura di Tadao Ando.

Bisogna però eccepire che i progetti non tengono minimamente conto degli interessi e delle preoccupazioni della popolazione locale e nascondono molti drammi sociali. Più volte è stata evidenziata la violenza degli espropri e delle mancate compensazioni a scapito di chi viveva nelle zone interessate dai lavori di costruzione che hanno portato a massicci sfratti dei residenti.
Il nuovo volto dell’Uzbekistan si propone anche con la prima area sciistica, Amirsoy, a 65 chilometri da Tashkent, inaugurata ufficialmente poco prima di Natale 2019, che offre 15 km totali di piste e un’ampia offerta estiva, ed è molto frequentata dai businessmen e dai politici locali.
Uno di questi è Zafar Khashimov, brillante imprenditore, gestore di una catena di supermercati occidentale, che ha anche recentemente aperto la prima università privata della città, la Tashkent Entrepreneurship & Management University, aprendo una strada che porterà molti cambiamenti, anche se per ora è ancora vietato parlare della causa Lgbtq+ e naturalmente della famiglia del Presidente.
(continua)



