Il nuovo amministratore delegato arriverà entro giugno ma l’era post Tavares è già cominciata in Stellantis. John Elkann si muove subito con rapidità per archiviare l’era di Carlos Tavares, l’amministratore delegato dimessosi il primo dicembre.

Come mai l’addio? Il presidente di Stellantis, primo azionista della società automobilistica italo-franco-americana, si limita a dire: sono emersi «punti di vista diversi». Traduzione: sono scoppiati forti contrasti con lui e gli altri azionisti della multinazionale automobilistica (la famiglia Peugeot e il governo francese). Troppi errori gravi. Elkann vuole invertire la rotta dell’era Tavares. I tagli all’occupazione e agli stabilimenti praticati dall’ex amministratore delegato all’inizio hanno prodotto grandi profitti ma alla fine, nel 2024 hanno causato disastri. Elkann vuole correggere la rotta di Stellantis. Punta a investire nell’auto. Vuole riprendere ad investire un po’ dappertutto ma soprattutto negli Stati Uniti e nel Belpaese con il Piano Italia.
I dati del 2024 sono da brividi. Le vendite di auto sono calate in Europa del 7,3%. Per le fabbriche italiane del gruppo è stata una catastrofe. Nel 2024 hanno prodotto appena 475.090 veicoli, tra auto e furgoni, meno 36,8% rispetto al 2023. In particolare è sprofondata la costruzione di auto: meno 45,7% con 283.090 unità. Il segretario della Fim Cisl Ferdinando Uliano commenta: «Per trovare un dato così basso di produzione bisogna spostare le lancette al 1956». Sono andati male tutti gli impianti. In coma è soprattutto Mirafiori, la culla dell’ex Fiat.

Gli stabilimenti e i lavoratori italiani pagano il conto salatissimo degli esigui investimenti e dei nuovi modelli con il contagocce. Di qui le proteste dei sindacati dei metalmeccanici negli ultimi due anni, gli scioperi locali e quello nazionale dello scorso ottobre. Poi alla fine qualcosa si è mosso.
Stellantis presenta il Piano Italia 2025-2030 post Tavares. Il gruppo promette attenzione e responsabilità. Conferma l’obiettivo di costruire 1 milione di veicoli entro il 2030, ribadisce la volontà d’investire 2 miliardi di euro quest’anno e di spendere 6 miliardi di acquisti destinati ai fornitori italiani. Jean Philippe Imparato dice a dicembre nell’incontro con il governo e i sindacati esponendo il Piano Italia: «Presentiamo un piano di sviluppo in Italia, non di difesa, e per ciascuna fabbrica c’è un piano immediato e a lungo termine». Il responsabile Stellantis per l’Europa spiega che «è il momento di fare squadra con l’Italia per affrontare le sfide esistenziali che affrontiamo e che sono sottovalutate da alcuni in Europa». Non sarà facile. Lo stesso Imparato avverte: «Il 2025 sarà un anno durissimo e avremo ancora cassa integrazione».

Dal pugno duro al dialogo. Uliano commenta: «È sicuramente un cambio di impostazione con un piano di investimenti aggiuntivo al precedente». I sindacati apprezzano ma con riserva, aspettano i fatti. Troppe volte le promesse in passato sono rimaste confinate in un indefinito futuro. Poi resta ancora molta nebbia sul Piano Italia: non c’è traccia della costruzione della gigafactory per le batterie delle auto elettriche a Termoli (i lavori sarebbero dovuti cominciare lo scorso anno); non si hanno notizie sul rilancio della Maserati, la cui sorte ormai è appesa a un filo.
Elkann il 19 marzo parlerà in commissione alla Camera sul progetto per restituire slancio e competitività alle fabbriche italiane Stellantis svuotate da cassa integrazione, prepensionamenti, contratti di solidarietà e incentivi economici all’esodo. Il presidente di Stellantis dovrebbe prendere le distanze dall’intervento di promesse e minacce svolto da Tavares qualche mese fa sempre alla Camera. Elkann respinse l’invito a parlare dopo l’audizione di Tavares. Adesso, invece, chiede di essere ascoltato.
C’è da fare i conti anche con il cruciale mercato americano, quello che un tempo fruttava i profitti più alti. John Elkann vuole rimediare agli errori di Tavares. Gli scarsi investimenti, i pochi nuovi modelli, la mano pesante con i sindacati e i concessionari hanno generato una rivolta. Risultato: nel 2024 Stellantis negli Usa ha venduto poco più di 1.900.000 vetture, meno 15% rispetto al 2023, mentre le altre case automobilistiche sono rimaste in attivo. Elkann cerca di correre ai ripari. Rassicura Donald Trump e i sindacati americani. Ha incontrato il vincitore delle elezioni presidenziali Usa. L’amministratore delegato Stellantis per l’America del nord Antonio Filosa commenta positivamente il colloquio: Elkann ha assicurato a Trump che Stellantis vuole rafforzare «ulteriormente» la sua impronta manifatturiera negli Stati Uniti. Intende anche fornire «stabilità alla grande forza lavoro americana». Negli Usa come in Italia la partita è cruciale. È in gioco lo stesso futuro dell’industria dell’auto con il suo patrimonio di creatività, di tecnologie, di competenze e di lavoro.


