Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    17 Aprile 2026 - venerdì
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Industria»Il pendolo della grande-piccola dimensione d’impresa e la biodiversità del capitalismo
    Industria

    Il pendolo della grande-piccola dimensione d’impresa e la biodiversità del capitalismo

    Gaetano Fausto EspositoDi Gaetano Fausto EspositoMaggio 20, 20251 VisualizzazioniTempo lettura 8 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    L’oscillare del pendolo. Così può essere rappresentato il dibattito sull’esistenza di diverse dimensioni d’impresa nel sistema economico, con fasi alterne a favore della flessibilità della piccola impresa e ritorni alla necessità di puntare sulla grande e grandissima dimensione.

    Negli anni Settanta del secolo scorso si diffusa il motto di “piccolo è bello” dal titolo di un fortunato saggio di Ernst Schumacher, un filosofo ed economista tedesco, in cui si sosteneva che: “l’economia del gigantismo e dell’automazione è un residuo delle condizioni e del pensiero del XIX secolo ed è del tutto incapace di risolvere i veri problemi di oggi” (quelli di allora).

    Era la negazione del primato della grande dimensione, che fino ad allora si basava sul cosiddetto principio di “asimmetria dimensionale” delle imprese, formulato nel 1945 da Joseph Steindl, secondo cui le grandi imprese potevano comunque avvantaggiarsi di economia di scala precluse a quelle di minore dimensione, mentre potevano utilizzare tutti i vantaggi tipici delle piccole imprese. Di conseguenza i tassi di profitto delle grandi imprese sarebbero stati sempre superiori a quelle delle piccole e in progresso di tempo questo avrebbe portato a una marginalizzazione delle imprese di minori dimensioni e all’aumento della concentrazione industriale.

    Nella maggior parte dei paesi europei, le micro-imprese con meno di dieci addetti, sono ben superiori al 90%.

    Non c’è stata la scomparsa delle piccole imprese (anzi!), ma la situazione è piuttosto articolata. Infatti sotto molti versi le previsioni di Steindl non si sono dimostrate errate dal punto di vista della concentrazione produttiva. La digitalizzazione, con i suoi confini indefinibili di applicazione in continua evoluzione (pensiamo agli sviluppi dell’intelligenza artificiale), se da un lato ha aumentato l’accessibilità in alcune fasi di mercato (pensiamo al commercio elettronico) dall’altro però sta finendo per favorire lo sviluppo di concentrazioni oligopolistiche che creano nuove asimmetrie tra classi dimensionali a svantaggio dei più piccoli.

    Negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso guidavano le cosiddette “economie di scala tecniche”, dovute alla dimensione degli impianti, poi con i modelli di “specializzazione flessibile” la dimensione minore d’impresa è riuscita a trovare una modalità organizzativa che ha assicurato flessibilità e forza produttiva. Negli anni Settanta e Ottanta si è irrobustita la formula dei distretti industriali di piccole imprese che ha dimostrato una forte vitalità, manifestando anche capacità di competere con la creazione di medie imprese a forte presenza internazionale.

    Tutto questo ha portato ad una elevata natalità imprenditoriale che invece si è via via ridotta nel tempo, a testimonianza anche delle crescenti difficoltà e della minore propensione a fare impresa, soprattutto da parte dei più giovani.

     

    Iscrizioni di nuove imprese in Italia (numero indice 2010 = 100) – Fonte: Rapporto Global Entreprise Monitor Italia, 2025

     

    Oggi occorre acquisire “economie di scala dinamiche e trasformative” direttamente collegate all’impiego di fattori immateriali e alle sempre più indefinibili applicazioni dell’intelligenza artificiale. I fattori intangibili (tra cui rientrano capacità di fare e sfruttare la ricerca applicata, innovazioni organizzative e capacità di relazione con altri soggetti produttivi e centri di ricerca) stanno creando una nuova forma di gerarchizzazione nei sistemi produttivi e imprenditoriali, che è connaturato con il capitalismo delle piattaforme. La cosiddetta “open innovation” richiede una capacità di dialogo e di interazione con centri qualificati di ricerca (universitari e di livello internazionale), nonché la necessità di avere risorse umane sempre più skillate e di elevato livello. Ed è significativo che solo nei settori in cui esiste una buona caratura tecnologica aumentano le iscrizioni imprenditoriali rispetto al passato e soprattutto a partire dal dopo-covid.

    La digitalizzazione crea un intreccio inestricabile tra utilizzo e sviluppo dell’innovazione tecnologica e abilità umane nel rendere coerenti l’adeguamento di questi sviluppi ai processi produttivi. Anzi la “capacità ricombinante”, di mettere insieme creatività e intelligenza umana con potenzialità della rete e dell’intelligenza artificiale diventa un asset strategico dal punto di vista competitivo.

    Il fattore abilitante, dato dalla possibilità di utilizzare un capitale umano sempre più “pregiato”, viene guidato dalla richiesta di professionalità da parte delle grandi imprese che sempre di più competono (anche tra di loro) per l’acquisizione delle relative competenze.

    Perciò oggi il principio di asimmetria si esplica non per la dotazione di capitale fisico, o anche di capitale digitale, ma rispetto all’acquisizione del capitale umano ed in particolare di quello organizzativo/tecnologico. L’impresa più piccola si è avvantaggiata dall’utilizzo di tecnologie flessibili e ricombinabili, che in qualche modo “scomponevano il capitale” e abbassavano le barriere all’accesso e all’acquisizione. Diverse micro-aziende, anche in forma artigiana, hanno dimostrato forti capacità al riguardo (l’artigianato digitale).

    Ma dinanzi al nuovo fattore di gerarchizzazione rappresentato dalle competenze in grado di interagire con la sempre più imprevedibile digitalizzazione le piccole imprese, ed in particolare le micro, hanno crescenti difficoltà ad attrarre professionalità per molteplici limiti tra i quali le criticità connesse agli aspetti retributivi e più in generale anche ai percorsi di carriera, di conseguenza buona parte degli intangible asset sono per loro poco accessibili (se non del tutto inaccessibili) e (a volte) sono razionati anche per le grandi.

    I dati sulle difficoltà di reperire nuove risorse umane sono eloquenti al riguardo. Le microimprese (fino a 9 dipendenti) stentano a trovare professionalità qualificate nel 53% dei casi, contro il 42% di quelle sopra i 50 dipendenti (e a valori presumibilmente inferiori di quelle ancora maggiori). Tutto questo si riflette sulla produttività e quindi sui margini di profitto che per le micro-imprese sono in media tra il 2 e il 4% mentre per le grandi imprese (più di 250 addetti) si collocano nel range 8-12%. Di conseguenza aumentano le difficoltà dei più piccoli e soprattutto tra le nuove iniziative imprenditoriali che infatti hanno nel nostro paese una percentuale di sopravvivenza inferiore alla media europea, collocandoci al quintultimo posto in Europa.

     

    Quota delle imprese sopravvissute a tre anni dalla loro costituzione (in % dello stock imprese attive) – Fonte: Rapporto Italia generativa, 2025

     

    Se è improbabile un futuro distopico di scomparsa delle micro imprese, non è però da escludere uno scenario in cui queste realtà, o una loro parte consistente, si vedano ridotte ad occupare spazi marginali del mercato, con un livello di appeal sempre minore, anche per quanti si affacciano sul mercato del lavoro.

    Vi sarebbe un forte depauperamento non solo di natura economica e occupazionale (da noi le micro-imprese fanno più del 42% degli occupati): si pone una questione che possiamo definire di “biodiversità di una società capitalistica” democratica e liberale.

    In natura la biodiversità è un fattore di resilenza e di sviluppo. Lo stesso vale nel mercato. La riduzione della biodiversità causa squilibrio e fragilità complessiva dell’ecosistema.

    Negli anni Quaranta del Novecento un altro economista, Joseph Schumpeter, evidenziava come sbocco finale di una società dominata dalle tecnostrutture delle grandi imprese quella di una forma di socialismo di stato della produzione, con la riduzione del dinamismo innovativo di fatto minando il regime capitalistico.

    Le società liberal-democratiche si basano su di una forma di “biodiversità economica” che richiede la coesistenza e il vitalismo di diverse forme imprenditoriali, e la loro diffusione nella società. Si tratta di una situazione che riguarda l’accesso ad opportunità di crescita in termini economici e sociali, consentite da un certo tipo di “ambiente”.

    Come scriveva diversi anni fa Giacomo Becattini: “la stabilità sociale del capitalismo si reggerebbe sul fatto che la sua classe dirigente economica è continuamente rinsanguata dagli elementi più intraprendenti delle altre classi sociali”, attraverso un processo di stabilità sociale che si basa su di una certa “capacità ascensionale”.

    La micro-imprenditorialità spesso, quando orientata allo sfruttamento di opportunità di mercato, si è dimostrata un attore importante di questa mobilità verso l’alto.

    Del resto le imprese in genere nascono di micro e piccole dimensioni. L’affermazione di oligopoli condizionanti e le connesse difficolta strutturali delle micro-imprese, rappresentano non solo un problema economico, ma riguardano anche la tenuta di un regime capitalistico, con implicazioni nefaste per i modelli di partecipazione sociale e democratica.

    Tutto questo impone una riflessione sull’impatto che l’ulteriore progresso tecnologico, orientato – se addirittura non governato – da pochi oligopoli mondiali, può comportare per il mantenimento della biodiversità imprenditoriale, e gli effetti di deragliamento di quella che è stata definita growthmania, ossia il mito dello sviluppo e della connessa crescita dimensionale a ogni costo.

    Appare chiaro che non si tratta solo di un aspetto che riguarda policy di favore per l’acquisizione di tecnologia da parte delle imprese più piccole, ma anche di una questione che contribuisce a sostenere una forma capitalistica liberale e democratica, in sintesi dell’intero ecosistema.

    Dal Secondo dopoguerra nei paesi occidentali questa formula, pur con molti limiti e disuguaglianze, si è dimostrata in grado di ampliare il benessere della popolazione, in una fase in cui le spinte populistiche e disgreganti sembrano prendere il sopravvento è quindi essenziale porsi anche una effettiva questione di tenuta della base micro-imprenditoriale come una garanzia di salvaguardia di un sistema economico attento alle esigenze della società e non solo a quelle dell’efficienza economica.

    biodiversità capitalismo impresa lavoro PMI
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    Gaetano Fausto Esposito

    Articoli correlati

    Ci stanno rubando il futuro

    Aprile 2, 2026

    Raggiunto l’Accordo UE-Mercosur. Parte l’iter di ratifica

    Gennaio 19, 2026

    La comoda second life dei sindacalisti italiani

    Dicembre 20, 2025
    Lascia un commento Cancella risposta

    Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026150

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022119

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 202651

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 202648
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Sviluppo sostenibile
    Tempo lettura 2 min.

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Di Nunzio IngiustoAprile 13, 202648

    La crisi energetica come effetto della guerra in Medio Oriente durerà ancora a lungo. E…

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026

    Giustizia minorile: punire invece di educare

    Aprile 13, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    L’Italia alla prova della sostenibilità

    Aprile 13, 2026

    Il nuovo shock petrolifero e le possibili implicazioni per l’Europa

    Aprile 13, 2026

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?