C’è un adagio milanese che traduciamo in italiano: “Pasticcere, fa il tuo mestiere!”. Non è il consiglio che hanno seguito i tanti sindacalisti che impudicamente, con supremo sprezzo dell’etica, sono scesi in politica. Non più per difendere gli interessi dei lavoratori tout court (ammesso e non concesso che questa fosse la propria mission) quanto per schierarsi sotto le insegne di un partito. E come dimostrano i tempi e i programmi elettorali l’interesse dei lavoratori (vedi il -20 degli stipendi nell’ultimo quinquennio) non è proprio al primo posto nell’input della destra, della sinistra e del centro. Per una volta uniti nella distrazione dal tema. Il conflitto d’interesse tra sindacato e politica è evidente e non può essere la mozione di riconvertire la capacità lobbistica e/o mediatrice del segretario di turno una motivazione sufficiente per riciclarlo al Parlamento, fosse anche quello europeo. I partiti fiutano la facile acquisizione di voti data la popolarità dei soggetti acquisita tramite l’azione sindacale.  Tra l’altro questa second life è piena di ruzzoloni. Ricorderete le disavventure giudiziaria di Ottaviano Del Turco o le contorte giravolte politiche di Sergio D’Antoni. Ma i partiti sono pronti a offrire e i sindacalisti a ricevere quando il loro mandato sindacale si è esaurito. Fausto Bertinotti si è elevato fino alla carica di segretario di Rifondazione quando si è accorto che la sua carica (anche dialettica) si era esaurita. Ora vive una terza vita in compagnia della consorte come presenza fissa dei salotti romani che, ideologicamente, per somma coerenza, avrebbe dovuto contestare. Qualcuno ha notizie della proposta politica di Susanna Camusso, già Cgil, oggi Pd? Un bel ritiro non fu mai scritto ma perlomeno salviamo Pierre Carniti, sindacalista aguzzo, che non ha mai prestato orecchio ai seducenti richiami dei partiti pur avendo una propria coerentissima idea sulla politica.

Ma veniamo all’attualità. La destra insinua che il Landini barricadero degli ultimi tempi sarebbe pronto a un futuro in politica e certo non ci sentiamo di escluderlo. Ma un segretario che decide in una triplice spaccata non è lo stesso di uno dei tanti peones che affollano un partito con una confusa identità come quello democratico. Può ricordarsi del percorso di tanti suoi predecessori. Sergio Cofferati, appena lasciata la Cgil, è diventato sindaco di Bologna e per dieci anni è stato europarlamentare, naturalmente in versione Pd. Guglielmo Epifani è stato addirittura segretario di transizione nel Pd e poi deputato. Ma tentazioni impudiche vengono anche da destra.  Luigi Sbarra, ex segretario della Cisl, è saltato in politica con uno spericolato salto triplo non mortale che avrà lasciato di stucco i lavoratori che si riconoscevano in quella sigla. Infatti, è diventato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega per il sud. Ora è alle prese con un braccio di ferro con Fitto perché vorrebbe importare nella sua struttura esponenti della Cisl e componenti della sua segreteria. Una commistione che non fa bene né al sindacato né alla politica. Ma nel nome della Meloni questa ascesa sembra incontrastabile. E che dire di Raffaele Bonanni, ex segretario della Cisl, beneficato da una pensione d’oro ad personam da oltre 8.000 euro mensili? Nelle cronache anche per l’acquisto di una casa a prezzo agevolato. Arruolato senza palpiti da Calenda nella sua Azione. I sindacati escono complessivamente sviliti da queste commistioni. Ma questa è anche una chiave per capire come molti lavoratori siano usciti prima dalla prospettiva del consociativismo e poi dalla triplice, preferendo tesserarsi per corpo sociali più combattivi. Come i  Cobas e, più recentemente, le Usb (Unità sindacali di base) di cui fanno parte i portuali di Genova che, nell’ambito della logistica, si sono rifiutati di caricare armi sulle navi del porto di Genova dando metaforicamente una lezione a tanti segretari sindacali da strapazzo.