Accordo UE-Mercosur

Accordo UE-Mercosur

Dopo un quarto di secolo di negoziati, l’UE riesce a trovare la via da percorrere per giungere all’Accordo con i paesi del Mercosur ( Mercato comune del sud): Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay. Lo fa con il voto a maggioranza qualificata tra i 27, con la contrarietà di Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria e l’astensione del Belgio, ma con quello, dopo molte riserve, decisivo dell’Italia. Gli Ambasciatori dei 27, riuniti nel Coreper, hanno così potuto dare il via libera alla firma della Presidente della Commissione Ursula von der Layen in Paraguay. Ma la strada resta ancora lunga  e non priva di difficoltà. L’ intesa, infatti, dovrà essere perfezionata seguendo un complesso iter di ratifiche del Parlamento Europeo e di quelli nazionali del vecchio continente e dei paesi sudamericani, dove i dettagli (clausole di salvaguardia e di reciprocità, meccanismi di sorveglianza, tutela dei prodotti  denominati e sostegni agli agricoltori) potrebbero rivelarsi più difficili del previsto, rendendo l’intero processo di adesione ancora da completare.

Il valore geopolitico dell’Accordo

Una volta entrato in vigore, l’Accordo, considerato il più importante mai negoziato dall’UE, coinvolgerà circa 800 milioni di persone sulle due sponde nord sud dell’Atlantico, circa il 70% dell’intera economia  del sud America, e realizzerà la più grande area di libero scambio, dalle importanti potenzialità. Si consideri la presenza di grandi comunità di origine europea, (soprattutto di quella italiana) che rende quei mercati omogenei e prossimi ai gusti e alle aspettative delle produzioni a dodici stelle. Tutto ciò in una fase storica contrassegnata da guerre regionali, rigurgiti nazionalistici, conflitti commerciali con relative  minacce di nuovo dazi, anche se controproducenti in special modo per chi li promuove. (cfr https://tuttieuropaventitrenta.eu/2025/08/19/i-dazi-di-trump-non-dureranno-a-lungo-parla-francesco-giavazzi/).

Da questa angolatura, il varo dell’Accordo rappresenta un’ottima risposta dell’UE sia in  chiave  geo-politica, disegnandone una dimensione di attore globale,  che sul piano delle politiche di sviluppo, allargando e differenziando i mercati della domanda e dell’offerta di beni e servizi. In quest’ ottica, l’UE, molto criticata per la conduzione del confronto con l’Amministrazione Trump, ha mostrato di possedere un patrimonio di risorse politiche e diplomatiche  per alzare il livello di interlocuzione, adottando una strategia espansiva, in grado di diversificare i mercati internazionali e sostenere la forza propulsiva del proprio apparato produttivo e assorbire, o quanto meno contenere,  turbolenze di vario genere. Una strategia che naturalmente dovrà scontare i tempi lunghi di adesione all’Accordo, insiti nei processi democratici. Se sul piano dei riscontri oggettivi  e dei benefici attesi occorrerà, dunque, attendere il compimento dell’iter di ratifica, sul piano politico il messaggio ha una sua immediata efficacia e conferisce all’Europa- pur con alcune contraddizioni- una distinta e autonoma proiezione globale.

I benefici economici attesi

L’Accordo, secondo uno studio ICE, in prospettiva prevede un forte sviluppo dell’export europeo, con un aumento del commercio per l’UE di circa 53 miliardi di euro al 2036, di cui l’11% per l’Italia, (https://www.ice.it/it/sites/default/files/inline-files/Impaginato_Mercosur_v28122021.pdf) oltre a maggiori risparmi generati dall’abbattimento delle barriere doganali (si va dal 35% della componentistica meccanica, auto, ma anche abbigliamento e scarpe e per alcune produzioni agroalimentare e dell’enogastronomia come per il vino, al 28% per i prodotti caseari, al 14% dei prodotti farmaceutici) stimabili sui 4 miliardi annui per le imprese europee.

Ci sono poi le semplificazioni delle procedure doganali che agevoleranno la liberalizzazione del 90% delle importazioni di beni industriali dall’UE e del 93% dei prodotti agricoli dal Mercosur, mettendo in stretta connessione due aree che rappresentano il 20% del Pil mondiale e un quarto degli scambi globali. L’80% degli scambi tra le due aree riguardano beni industriali: dall’agroalimentare, in cui l’Italia è leader, alla meccanica, alla chimica e plastica, ai  medicali e farmaceutici.

Le semplificazioni doganali dovrebbero favorire l’export delle PMI europee e l’accesso al mercato latino-americano. Allo stesso modo dovrebbe essere facilitata la partecipazione delle imprese europee  nel settore degli appalti pubblici e nella fornitura di servizi alle imprese (da quelli finanziari, ai trasporti e logistica, alle comunicazioni). Il trattato riguarda anche gli scambi delle materie prime strategiche per la doppia transizione energetica e digitale. I paesi del Mercosur sono tra i principali produttori di materie prime essenziali ai processi di transizione (come litio, metallo di silicio, manganese, bauxite, grafite naturale…) e possono assicurare la diversificazione delle fonti e la stabilità degli approvvigionamenti. Più nel dettaglio, gli acquisti italiani nell’area hanno riguardato prevalentemente- per quasi il 50%- prodotti agricoli ed alimentari, mentre le vendite hanno interessato specialmente i comparti extra alimentare prima richiamati. Per le ampie dimensioni – 213 milioni di abitanti- il Brasile è il mercato più interessante, riguardando ad oggi circa i ¾ delle esportazioni italiane nell’area, con un’accentuata crescita negli ultimi anni. Anche l’import dal Brasile conosce segni positivi e incrementali, segnalando i prodotti del settore agro alimentare tra quelli più richiesti.

Le criticità e le opposizioni

Le principali criticità all’Accordo sono arrivate dal mondo agricolo europeo. Con le Associazioni di categoria che hanno manifestato tutta la loro contrarietà in relazione ai timori di forti incrementi delle importazioni di prodotti agro alimentari e zootecnici (soprattutto carne bovina) che non risponderebbero ai più selettivi protocolli di produzione imposti dalla normativa comunitaria alle imprese dell’UE. Su questo fronte, il tema della reciprocità ha tenuto e tiene banco, insieme all’obiettivo di aumentare i controlli. Gli agricoltori, che restano critici e in stato di mobilitazione, si sono espressi a livello continentale in modo univoco e deciso. I prodotti agroalimentari e zootecnici che arriveranno dall’area del Mercosur dovranno inderogabilmente rispettare gli stessi standard produttivi, fornire le medesime garanzie di rispetto ambientale e dare l’equivalente sicurezza alimentare assicurata dalla stringente normativa igienico sanitaria comunitaria, con gli obblighi di etichettatura e tracciabilità richiesti alle imprese agricole e agroindustriali della Ue, impedendo le importazioni di prodotti con residui di sostanze vietate in Europa, altrimenti si creerebbero le condizioni per una concorrenza sbilanciata, asimmetrica e sleale.Timori appena attenuati dalla revisione della clausola di salvaguardia portata dal 10 al 5% per far scattare la tutela dei prodotti sensibili in presenza di turbative di mercato e dalla previsione della protezione rafforzata di numerose Indicazioni Geografiche europee, fra cui 57 italiane, tenuto conto che l’Italia è il paese leader a livello europeo per i prodotti a denominazione protetta e controllata. Vanno nella medesima direzione di rassicurare le imprese agricole le misure supplementari di sostegno finanziario aggiuntivo per le filiere più sensibili ed esposte alle dinamiche commerciali e il richiamo all’omogeneità delle normative sanitarie sottostanti ai prodotti scambiati e il rafforzamento dei controlli sanitari e fitosanitari .

Ulteriori temi critici riguardavano ( e riguardano) le problematiche ambientali e il tema della sostenibilità, compreso il riferimento all’Accordo di Parigi sul cambiamento climatico. La politica di scambi agevolata dall’Accordo resta un elemento essenziale per assicurare  coerenza alla legislazione europea e inquadrarla nella cornice delle decisioni delle varie COP, da ultimo quella proprio  di Belem, in Brasile. Tra gli obiettivi prefigurati, inoltre, quello di fermare la deforestazione (che ancora una volta vede il Brasile impegnato a salvaguardare la foresta amazzonica e bloccare l’espansione delle aree   produttive agricole che minacciano anche  le popolazioni indigene) e l’assunzione di criteri oggettivi e concreti volti alla protezione dei diritti dei lavoratori. Nell’ambito dell’Accordo, la cogenza di  queste  misure  potrebbe consentire, qualora una parte rilevi la violazione di una disposizione inclusa nell’Accordo di Parigi, anche la sospensione del Trattato.