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    Home»Attualità»Morto un papa se ne fa un altro
    Attualità

    Morto un papa se ne fa un altro

    Alessandro Erasmo CostaDi Alessandro Erasmo CostaMaggio 20, 20255 VisualizzazioniTempo lettura 4 min.
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    È vero, da Pietro in poi morto un Papa ne è stato eletto un altro. Ci sono stati scontri e problemi nella storia, come il periodo di sede del papato ad Avignone, o la nomina di anti Papi.

    Giornali e televisioni di tutto il mondo parlano di Francesco, di un pontificato che è stato nuovo nei contenuti ma anche nello stile e nella comunicazione. Non voglio ripetere quello che dicono tutti: l’aver voluto vivere modestamente, l’essersi scagliato contro la cultura dello scarto, che si disinteressa degli ultimi, di aver sostenuto che noi non siamo i padroni del mondo che ci circonda, ma che possiamo servircene solo rispettandolo, di aver visitato i popoli più poveri e lontani e aver naturalmente condannato le guerre e i massacri che sono ricominciati in tutto il mondo, senza dimenticarne nessuno. A lui si deve aver riconosciuto che anche gli omossessuali sono parte della comunità umana ed essersi scusato per l’orrore della pedofilia nella Chiesa, riconoscendo anche che questi delitti non devono essere coperti, ma addirittura denunciati all’autorità dello Stato.

    Per mia nonna Luisa, che me lo ha insegnato, e per me, il Cristianesimo è rappresentato dal famoso discorso di Gesù sulla montagna, meglio noto come Le Beatitudini. Anzi dicevo ai miei studenti che questo discorso è uno dei passaggi fondamentali della storia verso l’affermazione dei diritti umani.

    Infatti saranno beati: i poveri di spirito, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace, i perseguitati per la giustizia e coloro che saranno insultati, perseguitati e oggetto di ogni sorta di male per causa mia.

    Oggi Internet predilige le sintesi, e quindi il discorso della Montagna esprime tutto lo spirito del Vangelo. Anche se per molti di noi, me compreso, è difficile essere sempre coerenti con questi principi, essi non sono né conservatori o progressisti, ma soltanto cristiani. Certo, Francesco ha parlato forse troppo chiaramente per molti, perché per tanto tempo questi problemi venivano trattati con più discrezione, quasi sfumati dai Papi che lo hanno preceduto, tranne ovviamente il grande Giovanni XXIII, che aveva cominciato una fondamentale rivoluzione nella cultura della Chiesa con il Concilio Vaticano II. Chiunque sarà il nuovo Papa, da dovunque provenga, sarà difficile che possa tornare indietro, rispetto all’approccio di Francesco. Potrà certamente omettere o trascurare alcuni dei temi da lui evocati, ma gli sarà comunque molto difficile ritornare a considerare l’omosessualità come una perversione, o negare l’uguaglianza dei diritti, della libertà e della dignità della donna. I veri problemi sono altri: in quali testi sacri c’è scritto che è vietato divorziare, abortire o che i preti non possono sposarsi? Non sarà invece l’interpretazione che ne hanno dato molti cattivi maestri?

    Avevo 18 anni nel 1968, quando si diceva che tutto è politica, e ovviamente se un Papa condanna politiche disumane verso i migranti, verso i Palestinesi o verso gli Ucraini, fa certamente politica. E anche Gesù ha fatto politica quando ha raccontato la parabola del Buon Samaritano e ha salvato la vita all’adultera. Attenzione: non l’ha perdonata, come spesso si dice, si è ben guardato dal criticare la legge, ha solo riconfermato quella clemenza che fa parte dei sistemi di giustizia, dall’antichità fino ad oggi. E sì, il Cristianesimo ha sempre fatto politica, come tutte le religioni, anche se il perdono, che è sembrato una grande rivoluzione, è in realtà l’antichissimo principio che difende la vita dal veleno dell’odio. Elisa Chimenti, una grande donna italiana che abbiamo dimenticato, che ha lavorato in Marocco tra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900, ci ha ricordato nel suo libro “Au coeur du Harem” (versione francese 1958), che le donne berbere marocchine dicevano, nella loro cultura millenaria che “il faut oublier pour pardonner et pardonner pour vivre”. Invece Nelson Mandela ha fatto politica, quando ha proposto l’incontro tra carnefici e vittime, il pentimento e il perdono, come formula per vincere l’odio e creare una nuova comunità umana, pur se una comunità di diversi, bianchi e neri.

    Non mi interessano le fastidiose illazioni su chi sarà il nuovo Papa, ma in questi terribili tempi che viviamo abbiamo bisogno che ci venga ricordato che per essere cristiani non basta essere battezzati, andare a Messa, fare la Comunione e sposarsi in Chiesa: occorre invece che ‘l’altro’ sia considerato un essere umano e ne venga rispettata la diversa identità, senza badare al colore della sua pelle o a dove va a pregare. Non posso infine dimenticare che un mio amico giornalista palestinese, ha voluto un giorno recitarmi il Padre Nostro in arabo: non solo aveva frequentato le scuole cristiane in Terra Santa, ma pensava che questa bellissima preghiera andasse benissimo per il nostro Dio ma anche per Allah.

    Autore

    • Alessandro Erasmo Costa
      Alessandro Erasmo Costa

      Alessandro Costa nato a Roma, ha insegnato il diritto internazionale e i diritti umani per 40 anni. Ha lavorato nella Cooperazione per lo Sviluppo Economico in molti paesi del mondo e in particolare Medio Oriente e Mediterraneo e Africa (piccole e medie imprese, lavoro delle donne e dei giovani, rispetto dei diritti umani da parte delle imprese). Ha pubblicato molti saggi fra i quali “Il Governo e le Regole dell’economia globale nell’era dei metaproblemi” e più recentemente “il libro Le Diverse, che raccoglie storie di donne di tutto il mondo.

    cristianesimo discorso della montagna gesù papa
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