
L’Italia immutabile e conservatrice anche in fatto di gusti si rinserra nella sua nicchia estiva preferita. Un programma su cui Pier Silvio Berlusconi non si è espresso ma che probabilmente in cuore suo giudica al pari pessimo livello delle più recenti esibizioni dei reality di Diletta Leotta e Ilary Blasi. Dall’avvento di Berlusconi padre negli anni ’80 è come se si fosse diffusa una peste mediatica, ricca di consenso, ma senza antidoti e anticorpi che ha contaminato un bel po’ di Europa prima di rinchiudersi nell’angusta italietta della piccola borghesia. Nel programma di cui parliamo, re di ascolti in un’estate in cui la Rai non ha osato rispolverare il cavallo vincente dell’ennesima replica di Montalbano, sembra di rinchiudersi in una location siciliana degli anni ’60 dove le parole onore, corna, tradimenti, infingimenti per amore di audience si sprecano, rinnegando quell’Italia leale aperta e solare che di volta in volta, quasi nelle stesse stagioni, nella vita reale e non virtuale e artefatta, si è espressa a favore di divorzio, aborto e ancora oggi insegue i diritti civili della parità di genere e di un dignitoso fine vita. Temptation island, critica a parte, è il fiore all’occhiello di Mediaset, peraltro in omogenea linea di galleggiamento con i programmi guardoni dove i protagonisti sono ben addestrati dalla produzione a ripetere i meccanismi delle telenovele più che delle fiction. E’ in scenari come questi che l’ormai obsoleta parola “cornuto” ritrova improvvisamente una sua giustificazione antropologica. Ci sono copie immerse in un mare di provocazioni disfunzionali con gli uomini che sono tutti dongiovanni galletti e le donne (si sa) sono tutte un po’ vanitose e un po’ oche per non dire di peggio. Dunque si scivola facilmente nel trivio tra l’allusione e la provocazione con il fondato sospetto che non ci sia nulla di vero in quanto si agiti un copione bel prestabilito con attori protagonisti e comprimari. Ebbene, tenetevi forte: per somma di ascolti questo è il programma più visto dagli italiani. Una ricreazione che tiene banco, esattamente come nel 2023 e nel 2024, con intatta formula. Suscitando la domanda retorica: le coppie saranno ancora tali dopo questa immersione in un bagno disfunzionale di cattivo gusto? Reciteranno convenientemente la parte assegnata? E’ con questo cavallo di battaglia che Canale 5 conquista casalinghe non necessariamente di Voghera, coppie in crisi, voyeur del piccolo schermo. E la Rai incassa il colpo, non ha niente da contrapporre se non un brodo primordiale di quiz.
Nell’ultima settima di giugno questa non memorabile proposta ha raccolto il 28,73 % di share e quasi quattro milioni di spettatori su un podio che comprendeva anche due partite del fantomatico campionato mondiale per club. Dall’altra parte l’ente di stato ribadiva il proprio larvato cattolicesimo di maniera con Don Matteo e Padre Pio. E se non sono preti sono addirittura santi. Naturalmente chi da vita a Temptation Island sogna un futuro visto che la filosofia funzionale che ispira l’evento è non è diversa da quella de Il Grande Fratello, Uomini e Donne. Con un’ispiratrice geniale e carrambesca come Maria De’ Filippi, la peggiore eredità che Maurizio Costanzo possa aver lasciato in dote alla televisione. Non a caso la vedova è produttrice della serie che domina l’estate e che trova copertine indimenticabili sulla più diffusa rivista italiana, quel Sorrisi e Canzoni tv, house organ della casa, che si produce in copertine dedicate a Pino Insegno e Paperissima, subdorando l’aria che tira, ovviamente non delle più salutari per lo spettacolo e per un decoroso senso estetico. Vi segnaliamo infine che Temptation dura quattro ore, annegato in un mare di pubblicità. Un’ubriacatura sentimentale-sessuale da cui non si esce indenni.


