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    Home»Società»Una montagna di soldi
    Società

    Una montagna di soldi

    Giuseppe PietrobelliDi Giuseppe PietrobelliOttobre 20, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    cortina
    dolmiti
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    Non solo sport, sforzo agonistico, esaltazione per le medaglie. Le Olimpiadi Milano Cortina 2026, mentre ci si avvicina inesorabilmente alla data dell’inaugurazione, fissata per il 6 febbraio 2026, manifestano la loro vera natura. La ragione profonda è una banalissima storia di soldi. Finanziamenti di Stato per miliardi, nuove opere distribuite nel territorio, pubblicità televisiva planetaria, milioni di biglietti da vendere, decine di milioni di euro da incassare. Ma anche debiti da lasciare in eredità. È il merchandising della montagna che diventa modello di sviluppo e fabbrica del consenso. Basta prendere una bella cartolina con i campanili, le contrade e gli chalet, i boschi e i pendii innevati di Anterselva, Predazzo, Tesero, Bormio, Livigno e Cortina. Basta farne un collage con le rocce dolomitiche, le periferie metropolitane di Milano e le pietre millenarie dell’Arena di Verona. Un pizzico di richiamo allo spirito italiano, così ambiguamente evocativo del Ventennio, così identitario, e il gioco è fatto.

    Il viaggio compiuto con l’inchiesta giornalistica “Una montagna di soldi” (362 pagine, edito da Paper First), ci mostra l’impatto con il Bel paese che dice di sì a tutto, anche allo scempio del cemento e all’ingordigia, per un pugno di euro e di dollari. Il ministro alle infrastrutture Matteo Salvini ha detto quando è stata inaugurata la pista da bob nel marzo 2025: “Se avessimo ascoltato i gufi, i menagramo, i professionisti del no, le Olimpiadi non si sarebbero fatte. Fortunatamente arriveranno milioni di turisti e miliardi di incassi”. Luca Zaia, governatore del Veneto all’ultimo mandato: “Con questa mia idea il Veneto si porta a casa quasi 2 miliardi di opere. Quando lanciai la candidatura di Cortina dicendo che avrebbe portato sviluppo e investimenti, quelli che sanno sempre tutto risero. Invece questo è il Rinascimento, questo è il nostro Piano Marshall per la montagna”.

    La logica dei politici che stanno lavorando a realizzare i Giochi invernali è sintetizzata da queste parole, che hanno vinto sul tentativo degli ambientalisti di indurre a ragionevolezza l‘organizzazione, in nome del rispetto della montagna e della sostenibilità economica. Negli anni i numeri si sono sprecati. Gli studi commissionati alle università La Sapienza di Roma, Bocconi di Milano e Ca’ Foscari di Venezia indicano un impatto economico sulla produzione che va dai 3 ai 5 miliardi di euro. Non bisogna però farsi abbindolare dal luccichio delle cifre, dimenticando che sul piatto l’Italia mette 5 miliardi di opere pubbliche, che non sono soldi generati dalle Olimpiadi, ma escono dalle tasche dei contribuenti, mentre le spese di organizzazione arrivano a 2 miliardi di euro, grazie a sponsor, diritti televisivi, contributi del Cio, vendita di biglietti e, soprattutto, un’integrazione del governo da quasi mezzo miliardo (solo nel 2025) per tappare i buchi.

    Milano Cortina 2026 sta riservando mille sorprese. I super-poteri concessi all’amministratore delegato di Infrastrutture Milano Cortina (Simico), la società delle grandi opere governative che aggira conferenze di servizi eppure accumula ritardi nei cantieri. Lo scontro del comitato organizzatore e del governo con la Procura di Milano, che ha messo sotto inchiesta Fondazione Milano Cortina 2026 e ha indagato i manager di Deloitte, una delle “Big Four” mondiali. I pesanti interrogativi su sponsorizzazioni e spese per il sistema informatico. C’è spazio anche per le incompiute (valore 3 miliardi di euro) che saranno completate solo a Giochi finiti. È il sistema delle infrastrutture a carico dei contribuenti italiani che, nella tradizione più negativa dei nostri governanti, si fanno scudo di un grande evento per consentire l’assalto festoso degli amministratori locali a una slitta di Stato più carica di doni di quella di Babbo Natale, o dei cantieri del “sistema Milano”, così compiacente e disponibile verso i costruttori.

    Particolare della nuova Pista da bob di Cortina d’Ampezzo

    La pista da bob di Cortina è diventata il simbolo di questa sudditanza rispetto agli interessi. Costa 124 milioni di euro, il triplo di quanto preventivato. Sarà utilizzata da poche decine di atleti dopo le Olimpiadi, con un passivo annuo stimato in 600 mila euro, pari a 12 milioni di euro in vent’anni. Il CIO ha implorato l’Italia di non costruire una pista da bob per pochi intimi, ma poi ha concesso le deroghe perché fosse completata, salvo annunciare gelidamente, quando è stato acceso il nuovo impianto di refrigerazione: “Sarà l’ultima pista che verrà fatta al mondo”.

    Scorcio delle Dolomiti presso Cortina d’Ampezzo

    Ambiente violato e costi assurdi sono le contraddizioni olimpiche. I Giochi riserveranno sicuramente tante emozioni, tutti si entusiasmeranno, com’è giusto che sia. Eppure Milano Cortina 2026 non è solo una (bella) pagina di sport, è anche un’impresa molto discutibile e troppo costosa, visto che si spenderanno 7 miliardi di euro. I Gold Medal Events sono in totale 195, 116 quelli olimpici, 79 quelli paralimpici. Quando sciatori e bobbisti se le infileranno al collo, mentre suoneranno gli inni nazionali e scorreranno lacrime di commozione, sulla bilancia della gloria e del successo ognuna di quelle medaglie d’oro avrà un peso di 35 milioni di euro. Una montagna di soldi, per le montagne più belle al mondo.

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    Giuseppe Pietrobelli

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