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    Home»Europa»L’affaire Ceuta e la politica migratoria europea
    Europa

    L’affaire Ceuta e la politica migratoria europea

    Cosimo RisiDi Cosimo RisiSettembre 8, 20260 VisualizzazioniLettura 8 min.
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    affaire Ceuta migrazioni
    affaire Ceuta migrazioni
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    “Dopo il 30 e il 31 luglio, voci e false informazioni hanno cominciato a diffondersi sui social media collegati a Russia e Israele, nonché all’estrema destra internazionale, che sempre usa le migrazioni non solo per attaccare la Spagna ma anche per attaccare l’Europa e dividerla”. La disinformazione ha lasciato credere che l’accesso a Ceuta sarebbe stato facile, i respingimenti non sarebbero stati immediati, la sentenza della Corte Suprema li avrebbe resi difficili al punto che molti migranti sarebbero riusciti a spostarsi sul continente e di là muovere verso il nord Europa.

    Questi sono i passaggi salienti dell’intervista che il Presidente del Governo spagnolo ha rilasciato alla stazione radio Cadena SER. Per Pedro Sanchez ci sarebbero le prove delle responsabilità di Russia e Israele: Mosca risponde all’atteggiamento spagnolo sulla guerra in Ucraina, Gerusalemme reagisce alla posizione spagnola sulla crisi di Gaza ed alle accuse di genocidio. Non vi sarebbero invece le prove che il Governo marocchino sia coinvolto. Da Rabat la cooperazione è scattata immediata ed efficace, buona parte dei migranti è rimpatriata subito.

    È incerto il numero dei restanti: basso secondo le autorità centrali, alto secondo le autorità locali. Tafferugli si registrano fra la polizia ed i migranti per l’accesso alla tensostruttura allestita per accoglierne un numero ridotto rispetto ai richiedenti. Il governo vara un pacchetto di aiuti a Ceuta per fronteggiare la crisi, sostanzialmente ridimensionata rispetto ai numeri della prima ora ma ancora aperta.

    I controlli italiani e la tenuta di Schengen

    L’Italia attiva subito i controlli ai porti ed agli aeroporti per i passeggeri provenienti dalla Spagna. In settembre, per altri quindici giorni, rinnova la sospensione dei benefici Schengen. Teme che elementi sgraditi possano penetrare nella penisola. Come ragione adduce la tutela della sicurezza nazionale. L’argomento è contestato dalla Spagna e ridimensionato dalla Commissione. La finalità di Bruxelles è che la crisi di Ceuta non comprometta l’intero sistema Schengen, con la rincorsa alle protezioni nazionali.

    Dalle parole di Sanchez si può inferire che esisterebbe un legame fra Israele e Stati Uniti. Il Presidente americano lo ha criticato per la mancata collaborazione nel conflitto con l’Iran: egli ha negato l’uso delle basi spagnole all’aviazione americana, ha declamato il manifesto pacifista del generale “no” alla guerra. Per ritorsione Donald Trump ordina di sospendere qualsiasi cooperazione bilaterale con la Spagna, invita gli amici ad attenersi a questa linea. Israele, in quanto parte del conflitto con l’Iran, si attiene. Nota è la sua vicinanza agli Americani, viva è la sua polemica verso gli Spagnoli, li accusa di premiare il terrorismo con il riconoscimento dello Stato di Palestina.

    Le strategie politiche attorno all’affaire Ceuta

    Attorno all’affaire Ceuta si intrecciano le strategie politiche di vari soggetti. La destra sovranista europea intende fare delle migrazioni il tema di punta delle campagne elettorali in Francia, Italia, Germania, Spagna, e cioè gli stati membri più esposti su questo fronte. La Russia intende destabilizzare il continente europeo con la guerra ibrida degli attacchi informatici e della disinformazione. Israele contrasta qualsiasi paese ne critichi la politica mediorientale.

    Sanchez solleva alcuni punti cruciali. Le migrazioni di massa dal sud verso il nord e, nel caso specifico, dal Maghreb in quanto territorio di transito o di origine verso l’Europa continentale sono uno strumento di lotta politica. Lo strumento è esercitato in maniera dubitativa dal Marocco nel caso di Ceuta, scientemente da altri paesi rivieraschi lungo diverse rotte. È maneggiato dai trafficanti di esseri umani e agitato dai paesi terzi controinteressati alla tenuta europea nelle crisi mondiali. Si profila la saldatura fra le destre europee e le strategie di alcuni governi, accomunati le une e gli altri dalla linea di indebolire l’Unione europea nel suo insieme. Le pressioni esterne sono il detonatore delle contraddizioni interne.

    Sanchez richiama il principio europeo di solidarietà come antidoto alla lacerazione del tessuto comune. All’Italia risponde attivando i controlli sui passeggeri in maniera simmetrica ai controlli italiani, rimprovera la scarsa solidarietà, Madrid al contrario si mostrò solidale nella crisi di Lampedusa. Argomenta che le valutazioni della Commissione tendono a ridimensionare il rischio di trasferimenti di massa da Ceuta verso il continente. Sul piano generale ritiene che sia in corso la lotta politica fra i governi di destra ed i governi progressisti per spostare l’asse europeo in senso conservatore. Il pensiero va non solo a Roma ma a quanto potrebbe accadere a Berlino e Parigi.

    Le migrazioni al centro delle campagne elettorali

    In questa materia a competenza mista le risposte degli stati membri sono modulate sia sulle esigenze di sicurezza che su considerazioni di politica interna, specie nell’imminenza di elezioni. La campagna di comunicazione mira ad accrescere la sensibilità dell’elettorato ai rischi dei flussi migratori. Poco rileva se il diffondere il sentimento di insicurezza abbia un fondamento o sia maliziosamente indotto. Importa che influisca sulle intenzioni di voto.

    Le elezioni regionali in Germania provano che la politica migratoria è il tema delle campagne elettorali e della vittoria dei partiti nazionalisti-sovranisti, ancorché sospettati, nel caso dell’AfD, di reminiscenze se non di simpatie neonaziste.

    Gli analisti concordano che è semplicistico liquidare il voto come un ritorno al passato o come un mero segno di protesta verso le élites ricche dell’Ovest da parte dell’Est marginale. Il costo dell’unificazione tedesca si avverte in tutta l’ampiezza a distanza di trentasei anni. Il tempo ed i modi dell’integrazione sono passati invano, si parla invece di annessione e dunque di divisione permanente non solo di benessere ma anche di modi di vita. E di narrare la propria condizione, visto che la narrazione ha un peso preponderante anche presso le popolazioni che si ritengono ai margini. Il test elettorale è modesto, meno di due milioni, il tasso di partecipazione è alto, il vantaggio dell’AfD e, per contro, la sconfitta della CDU sono significativi.

    L’eredità della politica migratoria di Angela Merkel

    La critica a posteriori va allo slancio umanitario di Angela Merkel: il suo madornale errore da Cancelliera. Merkel decise di accogliere i migranti dalla Siria, sulla scorta della guerra civile in quel paese. Si disse che quei migranti necessitavano l’accoglienza, valeva per loro l’esigenza umanitaria. Si disse che alcuni sarebbero rimasti e altri sarebbero rientrati appena la situazione a Damasco si fosse stabilizzata.

    Così è stato? I dati sono incerti, mentre è certa l’insoddisfazione dell’elettorato orientale in cerca di identità tedesca, aliena da compromissioni specie di marca islamica. La nuova situazione tedesca, se dovesse generalizzarsi, porrebbe seri problemi alla stabilità dell’Unione europea. Il risultato delle presidenziali francesi nel 2027 potrebbe fare il resto. Avremmo così un inusitato gravame sull’asse franco-tedesco, il cosiddetto motore dell’integrazione, allora probabilmente privo di contrappesi negli altri stati membri.

    La revisione della politica migratoria europea

    Eppure, l’Unione sta rivedendo la politica migratoria. Non più, in sostanza, le porte aperte e la responsabilità totale allo stato membro di primo approdo, ma una risposta più accorta e corale. Il fenomeno migratorio è di per sé irrefrenabile avendo molteplici cause, lo si può contenere con una gestione attenta sia alle esigenze dei migranti sia alle reazioni delle popolazioni europee. Il cambiamento va graduato, ad evitare gli scossoni sociali e, peggio, i rigurgiti razzisti.

    Il nuovo Patto europeo sulle migrazioni e l’asilo è fresco di rinnovo: la data è il 12 giugno 2026. Ci siamo abituati ad alcune invenzioni lessicali: ad esempio i Dublinanti. Dublinanti sono coloro che, ai sensi del vecchio sistema di Dublino, pesavano per intero sullo stato membro di primo approdo. Ora il sistema prevede responsabilità ripartite e l’intervento in solidarietà degli altri stati membri, anche di quelli che rifiutano l’accesso tout court.

    In anticipo sull’applicazione del Patto, nel dicembre 2025, l’Italia conclude con Francia e Germania un accordo politico sulla solidarietà relativamente ai Dublinanti. Nell’interpretazione italiana, i Dublinanti entrati in Italia e poi andati in Francia e Germania non andrebbero restituiti al mittente. In questa chiave va letta la diatriba fra Roma e Berlino circa la posizione della Dublinante somala che la Germania vorrebbe restituire all’Italia.

    Il sistema Schengen è scosso da questo intreccio di problemi effettivi, i numeri sono eloquenti, e della loro esasperazione mediatica. Il coacervo dei fatti e della loro maliziosa narrazione provoca certi esiti elettorali e soddisfa quanti, al di fuori dell’Unione, ne vogliono smantellare l’apparato. È la coda lunga della guerra ibrida che si combatte anche su questo terreno. Non è un caso che i partiti nazionalisti-sovranisti abbiano un’attitudine filorussa e poco propensa a fare dell’Ucraina la bandiera delle nostre libertà.

    Ceuta tra accoglienza, rimpatri e tensioni

    Per tornare a Ceuta, i numeri ridimensionano l’ottimismo delle autorità centrali. Nell’exclave spagnola resterebbero fra i 5000 ed i 9000 migranti irregolari, a fronte di una capacità di accoglimento provvisorio di 3000. Nel numero vanno considerati 1500 minori non accompagnati, e dunque non passibili di rimpatrio a meno di particolari accertamenti. Alcuni migranti rientrano in Marocco, specie quelli di nazionalità marocchina, altri tentano la sorte sperando che in qualche modo le porte si aprano.

    La tensione a Ceuta permane. La Commissione lavora fianco a fianco con la Spagna. La solidarietà dovrebbe scattare ovunque. Gli accertamenti italiani alle frontiere portuali e aeroportuali dovrebbero essere a termine.

    La strategia europea contro l’uso politico delle migrazioni

    Sul piano generale, già nel gennaio 2026, la Commissione lanciò una strategia per le migrazioni (European Asylum and Migration Management Strategy). Con alcuni punti fermi: il 90% dei movimenti è sollecitato e gestito dai trafficanti; le migrazioni sono oggetto di arma ibrida, in base alla linea di Bielorussia e Russia di “weaponisation of migration”. La crisi ucraina si riverbera sull’Unione, aldilà delle dichiarazioni europee di essere fuori dal conflitto.

     

    Autore

    • Cosimo Risi
      Cosimo Risi

      Cosimo Risi nasce a Salerno e risiede a Roma. Si laurea in Scienze Politiche
      all’Università di Napoli Federico II, votazione finale 110/110 e lode. Perfeziona gli studi internazionalistici alla SIOI di Roma ed all’Accademia di Diritto Internazionale dell’Aia.
      Entra per concorso nella carriera diplomatica della Repubblica italiana.
      Ricopre vari incarichi in Italia e all’estero. Gli ultimi: Ambasciatore e Rappresentante permanente presso la Conferenza del Disarmo a Ginevra, Ambasciatore presso la Confederazione svizzera ed il Principato del Liechtenstein a Berna. Si specializza in affari europei e relazioni euro-mediterranee.
      Svolge una intensa attività accademica presso varie Università italiane ed
      estere, fra cui le Università di Brescia e Bergamo dove co-dirige il Centro Ricerche on European Affairs, la Federico II di Napoli, la Luiss di Roma, l’USI di Lugano, il Collegio europeo di Parma. Dal 2024, per chiara fama, è nominato docente di Diritto internazionale al Dipartimento di Scienze Politiche presso l’Università di Salerno.
      Scrive di affari esteri per varie testate. È autore di centinaia di pubblicazioni a
      carattere internazionalistico, relatore in innumerevoli convegni della stessa natura.
      Nel 2023 esordisce nella narrativa con il thriller internazionale Are You Going
      to Al-Quds? – Intrigo in Terra Santa. Il suo ultimo saggio s’intitola Dal mare al fiume, cronache mediorientali 2023-26.

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