Giovani disertori e nemici della Patria. C’è chi lo pensa e non aspettava altro che un’occasione pubblica per gridarlo. Ha, quindi, sfruttato il discorso alla Festa de l’Unità di Reggio Emilia di una giovane, Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, per accusare una generazione intera di non essere disposta a combattere.
La Libero in realtà, ha detto un’altra cosa, ma di questi tempi ogni soffio contrario al proprio pensiero diventa un uragano di parole. Si è messa in circolo una critica- sbagliata- verso i giovani che ripudiano la guerra. Uno strepitio di titoli e dichiarazioni che ha scambiato il rifiuto delle armi per vigliaccheria, il pacifismo per resa, ma soprattutto la richiesta di pace per diserzione. Virginia Libero è diventata il capro espiatorio di una schiera intollerante per aver detto: “Non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi”. Parole dure, dirette verso chi le guerre le pensa a tavolino per mandarci altri a morire. Andrebbero ascoltate, quelle parole, nel loro significato politico e generazionale, ma i bellicisti di casa nostra non hanno voglia di liberarsi di vecchie categorie.
“Siamo con Kiev”
I ragazzi che non sono propensi a combattere non stanno voltando le spalle all’Ucraina, all’Europa, alla democrazia. Stanno dicendo che la guerra non è un destino inevitabile. Che i conflitti bisogna evitarli anche pensando a chi non vuole indossare l’elmetto. Quando qualcuno decide di attaccare qualcun altro con bombe e droni, non puoi restare indifferente. Ti schieri, sperando che quella voce arrivi a chi arma gli eserciti per distruggere. La pace come valore.
La segreteria dei giovani Pd, del resto, ha chiarito: «Siamo con Kiev». E allora che interesse c’era a trasformare il suo intervento in un caso? Il punto è che idea si ha oggi della pace? L’articolo 11 della Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Il pacifismo non è un sentimento estraneo alla storia democratica dell’Italia, Paese che ha conosciuto due guerre mondiali. Generazioni di pacifisti hanno continuato a ricordarci che la pace non si subisce: si costruisce. E se non inizi dai giovani che futuro hai? La questione riguarda la democrazia. Quando la guerra entra nel linguaggio della politica come qualcosa di inevitabile, lo spazio del dissenso si restringe. È una regola che va capovolta. Chi pone domande, rifiuta l’idea delle armi, chiede negoziati e tenacia è considerato debole o addirittura nemico. È un meccanismo pericoloso.
Il gusto della gogna
La democrazia vive se si discute e si dialoga e solo un cattivo politico può dare per scontato il consenso a quello che fa. Difendere la democrazia significa difendere il diritto di dire «no» alla guerra senza essere messo alla gogna. I critici di Virginia e dei suoi coetanei hanno indossato il velo dell’ipocrisia benpensante e falsamente patriottica. Hanno finto di non capire che i giovani non vogliono diventare il trofeo mortifero di chi vuole scrivere la storia secondo le proprie convenienze. I ragazzi sanno meglio tutti che sono convenienze economiche e di potere finanziario. Dentro il no allo scontro tra eserciti c’è una domanda che gli adulti hanno il dovere di ascoltare. “La guerra impossibile, la pace inevitabile”, diceva Giorgio La Pira in una frase che oggi conserva tutta la sua forza. Le parole di Virginia Libero possono essere discusse, criticate, contestate. Ma non possono diventare una colpa. Una democrazia forte non ha paura del dissenso: lo ascolta. E soprattutto non chiede ai giovani di dimostrare il proprio coraggio mandandoli a combattere.


