Lo confesso sinceramente: da tempo non scrivevo nulla. La guerra, i continui allarmi aerei, gli attacchi di missili e droni, le notti insonni; la mancanza delle consuete condizioni di vita non favoriscono la creatività e la voglia di scrivere. Ma gli eventi del 28 settembre 2026 — l’impatto di un drone russo sull’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina — mi hanno costretto a riprendere la penna.
Un drone russo colpisce l’Accademia
Quel lunedì, in piena giornata lavorativa, un drone nemico ha colpito l’ala sinistra dello storico edificio di tre piani nel cuore di Kyiv, al numero 54 di via Volodymyrska. Ha colpito letteralmente il cuore della scienza ucraina. In quell’edificio lavoravano il Presidium dell’Accademia e i suoi uffici di supporto. È accaduto durante l’ennesimo attacco aereo della Federazione Russa contro la nostra capitale; ultimamente questi attacchi proseguono praticamente giorno e notte.
L’onda d’urto ha ucciso due dipendenti e ne ha feriti altri sette. In pochi minuti le fiamme hanno avvolto i piani superiori. Il fumo nero e acre impediva di respirare. I dipendenti sopravvissuti, storditi dall’esplosione, uscivano dalle finestre per non bruciare vivi. Era impossibile guardare senza angoscia un uomo anziano dai capelli bianchi, in sola camicia, che, aggrappato a una sporgenza della facciata al terzo piano, cercava di raggiungere un piolo della scala di soccorso. Alla scala mancava poco per arrivare all’altezza necessaria.

Tutto questo dura ormai da tanto tempo, eppure ancora non riesco a concepire come si possa arrivare a un tale livello di cinismo, sfrontatezza e crudeltà estrema da colpire istituzioni civili, chiese, abitazioni, scuole, ospedali… e raccontare da tutti gli schermi che si stanno distruggendo obiettivi militari. E molti ancora ci credono (!)… Nemmeno i fascisti hanno devastato Kyiv e l’Ucraina come fanno i moscoviti, che ci chiamavano loro «fratelli».
Gran parte della mia vita adulta è legata alla scienza. Per quasi dieci anni ho presieduto l’Accademia nazionale delle scienze mediche dell’Ucraina, sono membro dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina e ormai non ricordo nemmeno me stesso al di fuori dell’ambiente accademico. Proprio per questo vivo situazioni simili, in cui la scienza ucraina diventa un bersaglio, come qualcosa di profondamente personale.
Nell’attacco è rimasto ferito il «patriarca» della nostra Grande Accademia, per molti anni primo vicepresidente dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina, l’accademico Volodymyr Horbulin, mentre la sua assistente è stata uccisa. È morto anche uno scienziato ucraino che ricopriva la carica di primo vice del segretario scientifico capo del Presidium dell’Accademia. Il drone russo a reazione ha colpito direttamente il suo ufficio al terzo piano. I soccorritori hanno ritrovato il corpo dello scienziato sotto le macerie soltanto il giorno successivo.

L’edificio del Presidium ha subito gravi danni. È stata completamente distrutta dalle fiamme la storica e unica sala delle riunioni del Presidium dell’Accademia, la cui maestosità ha sempre suscitato in me un particolare senso di rispetto. Una sala che ha conosciuto le leggende della scienza ucraina, dove per oltre cento anni si sono riuniti i migliori scienziati dello Stato ucraino.
Breve storia dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina.
L’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina ha più di cento anni. Fu fondata come Accademia ucraina delle scienze (UAN) il 14 novembre 1918 dall’etmano Pavlo Skoropadskyi, allora a capo dello Stato ucraino. Il suo primo presidente fu Volodymyr Vernadskyi, eminente scienziato di fama mondiale. Tra gli organizzatori dell’UAN e suo primo segretario scientifico vi fu lo storico ucraino Ahatanhel Krymskyi, insigne orientalista e linguista. In seguito Krymskyi sarebbe diventato vittima del regime sovietico: nel 1941 sarebbe stato arrestato dall’NKVD con l’accusa di nazionalismo ucraino e nel 1942 sarebbe morto nell’ospedale del carcere.
L’edificio del Presidium dell’Accademia, al numero 54 di via Volodymyrska, è un monumento storico e architettonico. È l’ex convitto della contessa Levashova, costruito nel 1851–1852 su progetto del celebre architetto Oleksandr Beretti, figura emblematica della nostra Kyiv. Nel corso della sua storia l’edificio è stato danneggiato due volte, entrambe dai moscoviti. La prima nel 1918, durante il bombardamento di Kyiv da parte delle truppe bolsceviche di Mykhailo Muraviov. Allora andarono in frantumi le finestre, furono danneggiati muri e tetto, ma l’edificio rimase in piedi e poco dopo, nel 1919, divenne la prima sede dell’Accademia ucraina. La seconda adesso, da un drone a reazione lanciato dalle truppe russe di Vladimir Putin.
Nemmeno gli invasori tedeschi tentarono di distruggere l’Accademia, mentre il «mondo russo» lo ha fatto già due volte. Anzi, a essere precisi, ancora di più: alcuni mesi fa, a luglio, un drone russo ha danneggiato l’edificio dell’Istituto di biochimica Palladin dell’Accademia e, prima ancora, a maggio, l’archivio dell’Accademia. A farlo sono i cosiddetti «fratelli», che a loro dire non ci hanno attaccato, ma si stanno soltanto difendendo.
Non è la prima volta che la scienza ucraina è sotto attacco
E se qualcuno può ancora credere che simili impatti siano casuali, gli ucraini sanno ormai bene con chi hanno a che fare. Nella nostra lunga storia di coesistenza con i moscoviti abbiamo già avuto abbastanza esempi di come la scienza ucraina e i suoi rappresentanti siano diventati bersagli del potere di Mosca. È accaduto sia ai tempi dell’Impero russo sia in quelli dei sovietici. Citerò solo alcuni esempi.
- 1876 — Chiusura di un centro scientifico a Kyiv. Sulla base del decreto di Ems, le autorità imperiali russe chiusero la sezione sudoccidentale della Società geografica russa a Kyiv, dove si svolgevano ricerche sull’etnografia, la lingua, la storia e la statistica ucraine. Questi lavori scientifici attestavano l’identità distinta e specifica degli ucraini e, di conseguenza, contraddicevano la politica imperiale russa.
- 1929–1930 — Il caso costruito ad arte dell’«Unione per la liberazione dell’Ucraina». Gli organi repressivi sovietici colpirono l’intellighenzia ucraina e l’ambiente accademico. Il principale imputato fu Serhii Yefremov, vicepresidente dell’Accademia panucraina delle scienze. L’attività scientifica e civile fu trasformata in un’accusa di «complotto controrivoluzionario».
- 1941–1942 — La morte di Ahatanhel Krymskyi, uno dei fondatori dell’Accademia ucraina delle scienze. Fu arrestato come «ideologo del nazionalismo borghese ucraino» e morì nell’ospedale del carcere, come ho già raccontato sopra.
Prima perseguitavano e annientavano gli ucraini all’interno dell’impero, ora li bombardano al di fuori dei loro confini, perché ci siamo «permessi» di esistere separatamente.
L’eroismo collettivo degli ucraini
Appartengo alla generazione del dopoguerra.
Siamo cresciuti con i ricordi dei nostri padri, che avevano combattuto contro i nazisti. Mio padre, come suo fratello maggiore, partecipò a quella Grande Guerra. Entrambi tornarono dal fronte con un’invalidità di secondo grado. A scuola e al cinema, ovunque si parlava dell’eroismo collettivo del popolo sovietico nella Grande Guerra Patriottica. Da scolaro non riuscivo a capire questa espressione. Sapevo che c’erano singoli eroi, ma che cos’era l’eroismo collettivo?
Quando già lavoravo a Kyiv, all’Istituto di neurochirurgia, lo chiesi all’accademico Romodanov, direttore dell’Istituto e veterano della Grande Guerra Patriottica, che aveva combattuto da Mosca a Berlino. Gli posi una domanda sull’eroismo collettivo del popolo sovietico.
«Davvero al fronte erano tutti eroi?», gli chiesi.
Ci pensò e rispose: «No, non tutti. Le persone sono diverse e gli eroi sono pochi. L’eroismo collettivo è quando tutti quelli che erano lì svolgevano con precisione i propri compiti. Gli autisti portavano puntualmente le munizioni, i cuochi preparavano i pasti in tempo, il personale sanitario svolgeva scrupolosamente il proprio lavoro e così via».
Allora non capii fino in fondo, anche in tempo di pace cerchiamo di svolgere con precisione i nostri compiti. Solo adesso, durante la guerra su vasta scala della Russia contro l’Ucraina, ho capito questa espressione, perché l’ho vista concretamente. Sono gli attuali abitanti dell’Ucraina che non sono partiti per l’estero, che vivono e lavorano qui.
Guardo con rispetto e ammirazione i nostri militari al fronte, che fronteggiano con successo le forze superiori del nemico. Ma con altrettanto rispetto e ammirazione guardo i nostri cittadini ucraini che, nonostante i continui allarmi e le esplosioni di missili e droni, continuano a eseguire interventi chirurgici, spegnere incendi, riparare le reti elettriche e idriche, ripulire le strade dai frammenti di missili e dai vetri infranti…
Guardo con rispetto i commessi dei supermercati, gli addetti ai distributori di carburante, che sanno di essere bersagli degli attacchi russi e, nonostante il pericolo, continuano a lavorare.
Ho capito che cos’è l’eroismo collettivo. Oggi è l’eroismo collettivo del popolo ucraino nella guerra russo-ucraina. Dei militari, ma anche dei civili. È davvero l’adempimento scrupoloso dei propri doveri in un periodo di guerra estremamente pericoloso, quando in qualsiasi momento può arrivare un missile o un drone e non sai se resterai vivo.
E naturalmente ammiro il coraggio dei nostri accademici dai capelli bianchi, che affrontano le questioni dello sviluppo della scienza tra sirene ed esplosioni e tengono le riunioni dell’Accademia in una Kyiv «da prima linea».

Epilogo
Questo brutale attacco aereo non ha impedito la prevista riunione del Presidium dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina. Si è tenuta due giorni dopo la tragedia in un’altra sede dell’Accademia ed è iniziata con un minuto di silenzio in memoria dei dipendenti dell’Accademia uccisi e di tutti i militari e i civili caduti in questa terribile guerra.
Purtroppo, però, ci saranno ancora molti morti. E non perché «Kyiv vuole combattere e non vuole cedere territori», ma perché i vertici del Cremlino non si accontenteranno mai e non si fermeranno dopo aver ottenuto una parte del territorio ucraino. Non riconoscono il diritto della nazione ucraina a esistere né quello dello Stato ucraino alla sovranità. In Ucraina lo si è finalmente compreso, ma evidentemente in Europa non tutti lo capiscono ancora.



