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    Home»Beni culturali e turismo»Il turismo enogastronomico e il turismo esperienziale
    Beni culturali e turismo

    Il turismo enogastronomico e il turismo esperienziale

    Carlo PantanellaDi Carlo PantanellaFebbraio 20, 20215 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Particolare del Colosseo
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    In condizioni normali il Turismo costituisce il 13% del PIL Italiano. La CNA ha stimato un calo del turismo del 73% per il solo primo semestre del 2020. A parte un barlume di molto criticato turismo estivo, prevalentemente interno, ed un minimo di pernottamenti fuori casa per motivi lavorativi, si può facilmente immaginare come nell’intero 2020 il crollo sia stato pressoché disastroso, probabilmente oltre il 90% per la domanda interna e il 98% per quella estera.

    Pesca in barca con i pescatori

    Con l’arrivo dei vaccini, il Sistema Turismo Italia dovrà trovarsi pronto ad un aumento vertiginoso della domanda.  È infatti credibile che la “astinenza” di viaggi per vacanza di questo periodo creerà una forte domanda Post Vaccino. Ovviamente i turisti di fascia di reddito medio/bassa saranno stati maggiormente colpiti dalla crisi economica connessa al COVID e quindi avranno meno possibilità di concedersi vacanze. La domanda di turismo sarà quindi presumibilmente concentrata sulle fasce di reddito medio alto, alto e altissimo.

    Il Turismo Leisure (cioè escluso il turismo congressuale e gli spostamenti per lavoro e non per divertimento) in Italia si basa su tre grandi punti di forza:

    ·      MONUMENTI

    ·      AMBIENTE (Paesaggi, Balneazione, Montagna)

    ·      CULTURA DEL CIBO

    Tre valori che, in realtà vengono percepiti come un tutt’uno. Parliamo di cultura del cibo e non di semplice cibo, perché il modo italiano di vivere il cibo è comprensivo di tutti gli aspetti culturali, produttivi e degustativi. Ogni nostro prodotto enogastronomico può essere esposto per tipologie, lavorazioni, stagionature, localizzazioni, conservazioni, confezionamenti ed è fortemente connesso con la storia e la cultura del posto: una complessità che affascina molto gli stranieri.

    Scuola di cucina

    Secondo il Rapporto sul Turismo Enogastronomico Italiano 2019, a cura della professoressa Roberta Garibaldi, il 59% dei turisti reputa centrale nelle proprie scelte di viaggio la presenza di una offerta enogastronomica di qualità e le esperienze legate all’enogastronomia e il 24 % la ritiene utile. Solo il 17% non vi conferisce alcuna importanza. Sempre dalla stessa fonte apprendiamo che nella percezione dei tour operator stranieri sull’enogastronomia in Italia:

    ·      le esperienze a tema enogastronomico sono rilevanti per i propri clienti nel 92% dei casi

    ·      le vendite di pacchetti a tema enogastronomico sono cresciute rispetto a 5 anni fa nell’esperienza del 90% dei Tour Operator

    ·      Il 90% dei Tour Operator intervistati ritiene che nei prossimi 5 anni (valutazione rilevata prima del COVID) i pacchetti a tema enogastronomico aumenteranno significativamente

    L’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT) definisce come Turismo Culturale «il piacere di immergersi nello stile di vita locale e in tutto ciò che ne costituisce l’identità e il carattere». Cosa di più del Cibo, almeno in Italia, può definire identità e carattere?

    In questo ambito si sta affacciando prepotentemente sul mercato il TURISMO ESPERIENZIALE, in cui l’esperienza è strumentale alla erogazione di servizi o vendita di prodotti. Non ti vendo solo il prodotto turismo ma anche l’esperienza che ne deriva. In pratica le aziende diventano fornitori di emozioni ed esperienze. Nel Turismo Esperienziale Enogastronomico, il turista non ha più solo un ruolo da spettatore (passivo), bensì diventa attore (attivo) principale della stessa offerta: non solo pernottamento e ristoranti, ma anche delle vere e proprie esperienze pratiche.

    Preparazione del pane

    Alla luce della diffusione, spesso incontrollata e senza regola del fenomeno del Turismo Esperienziale, è utile individuare gli elementi che distinguono una reale offerta esperienziale da una semplice offerta turistica che di esperienziale porta solo l’etichetta. Infatti, troppo spesso si nota in rete che il Turismo Esperienziale viene ridotto nell’andare a mangiare in una Trattoria o Ristorante. È ovvio quanto, in una esperienza enogastronomica, andare in una buona Trattoria del Territorio o un Ristorante Gourmet sia essenziale: ma non ci si può limitare a questo.

    Nel Turismo Esperienziale parliamo invece di esperienze pratiche, appunto, ed emozionali, come vendemmiare, raccogliere tartufi, pescare sulle barche assieme ai pescatori, fare o vedere come si fa il formaggio, il vino, l’olio, i salumi, la pasta, i dolci. O ancora partecipare a sagre, eventi gastronomici, scuole di cucina, andare ad acquistare prodotti enogastronomici presso i produttori o rivenditori, meglio se assistiti da un accompagnatore esperto. Fondamentali per il turismo esperienziale sono i Tour del Vino e dell’Olio che meritoriamente diverse Associazioni di settore organizzano. Insomma il Turista deve essere coinvolto a livello emotivo, fisico e intellettuale o deve apprendere qualcosa.

    Foto in evidenza: particolare del Colosseo

    Autore

    • Carlo Pantanella
      Carlo Pantanella

      Laureato in Economia e Commercio « cum laude » all’Università La Sapienza nel 1982. Già membro del Consiglio Regionale Confindustria Lazio. Già Vicepresidente AISCRIS, “Associazione Nazionale Consulenti per l’Innovazione e lo Sviluppo” aderente a FITA CONFINDUSTRIA. Capitano in Congedo dell’Arma dei Carabinieri, doppiatore e Speaker TV.

    sagre Turismo Esperienziale Turismo Leisure vendemmiare
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