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    Home»Mondo»Ruanda genocidio 1994: Gino Strada era lì per dare una vita ai martoriati dalle mine
    Mondo

    Ruanda genocidio 1994: Gino Strada era lì per dare una vita ai martoriati dalle mine

    Massimo A. AlberizziDi Massimo A. AlberizziAgosto 20, 20213 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Gino Strada - Foto di European Parliament
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    Il 13 agosto è morto Gino Strada, inventore e artefice di Emergency. Pubblichiamo un articolo di Massimo A. Alberizzi, uscito su www.africa-express.info

     

    Fto di  Sarel Kromer.

    Ho incontrato Strada la prima volta nell’agosto 1994. Eravamo in Ruanda, a Kigali la capitale. Il genocidio non era ancora finito e lui aveva appena aperto un ospedale per curare i feriti. Soprattutto giovani cui le mine antiuomo avevano sbranato le gambe. Era la prima missione di Emergency, organizzazione che aveva appena fondato. Kigali era devastata e le strade erano punteggiate dai cadaveri. La puzza della loro putrefazione pungeva inesorabilmente le narici. Appena entrato nell’hôtel Mille Collines (quello immortalato nel film Hotel Ruanda) ero rimasto sconvolto dalla presenza di tre corpi senza vita che galleggiavano sull’acqua della piscina.

    Bande armate circolavano ancora per le strade della capitale e conveniva muoversi con una scorta armata. Il pericolo era costante e si percepiva ovunque Reso ancora più evidente per la mancanza di cibo. Era difficile trovare da mangiare. I negozi erano stati sfigurati e saccheggiati. Nello studio di Gino (studio è una parola grossa) all’ospedale, però campeggiava un casco di banane che serviva da pranzo, colazione e cena per lui, per i suoi 4 collaboratori arrivati dall’Italia, che per altro a Kigali non aveva ambasciata, e per me che, insalutato ospite, trovavo ogni giorno una gentile accoglienza. Indefesso il medico filantropo operava in continuazione era sempre lì, al tavolo operatorio con gli strumenti in mano.

    Questo era il contesto nel quale si era trovato immerso, passando in poche ore dalla sua Milano, all’inferno di un genocidio “insensato”, come l’aveva giustamente definito lui.

    Subito dopo quell’incontro abbiamo partecipato assieme a diverse puntate del Maurizio Costanzo show, denunciando le storture delle guerre e le giustificazioni ignobili che venivano date dal potere di qualunque genere. Poi l’ho sempre incontrato in contesti terribili, come la guerra tra Eritrea ed Etiopia del 2000.

    Ci eravamo incrociati all’aeroporto di Francoforte, viaggiato assieme verso Asmara e l’avevo presentato alla mia collega del Los Angeles Times, Ann Simmons, che affascinata dai suoi racconti, aveva voluto rivederlo. L’avevamo intervistato assieme all’ospedale della capitale eritrea dove i feriti arrivavano a carrettate dal fronte.

    Foto di lucianf

    Gino li curava ma non avrebbe dovuto parlare con i giornalisti e soprattutto negare le evidenze sotto i suoi occhi: che cioè, a giudicare dall’ingombrante ed esagerato numero di feriti, il regime dittatoriale di Asmara stava perdendo la guerra. La sua bellicosa propaganda invece sosteneva il contrario.

    L’articolo di Ann con l’intervista a Gino Strada, pubblicato sul Los Angeles Times, fece il giro degli Stati Uniti e arrivò anche sul tavolo dell’allora presidente americano Bill Clinton, che parlò agli ambasciatori etiopico ed eritreo. Ma fu ripreso soprattutto dalla stampa, radio, televisioni, giornali locali americani. Lì Gino divenne un eroe ma la cosa non piacque alla dittatura di Asmara che lo chiamò a rapporto.

    Volevano espellerlo ma fu salvato dalla sua professionalità, dalla sua dedizione e dal suo altruismo. Il regime giudicò che non era il caso di cacciare il medico che salvava vite e recuperava quelle che erano state gravemente offese da ferite gravissime.

    Più tardi con lui sono stato anche all’inaugurazione del meraviglioso ospedale soprattutto cardiologico a Khartoum, in Sudan, il Salam Centre for Cardiac Surgery. Un’opera straordinaria finanziata – come orgogliosamente amava ricordare – da donazioni private. Già perché il suo “attivismo umanitario”, rigorosamente laico e non religioso, catalizzava l’attenzione di finanziatori (spesso anche anonimi) che avevano capito che Emergency, a differenza di altre organizzazioni, utilizzava il denaro per portare aiuto ai più bisognosi del mondo e non per nutrire appararti burocratici che poco hanno a che fare con la genuina assistenza umanitaria.

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    • Massimo A. Alberizzi
      Massimo A. Alberizzi
    africa Genocidio Ruanda Gino Strada
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