Tra memoria, identità e ferita civile, questo testo di Luca Zevi è un’invocazione potente e dolorosa, scritta come un canto che tiene insieme amore, rabbia e responsabilità. Attraversa il legame profondo con Israele senza rinunciare allo sguardo critico sul presente, trasformando la storia collettiva in una riflessione intima, politica e morale. Ne nasce una voce accesa, partecipe e inquieta, che interroga il dolore di un popolo, il peso della diaspora e il bisogno, mai spento, di immaginare un Paese diverso. A seguire, l’intervista all’autore. Seppellite il mio cuore a Tel Aviv Città Bianca (a distrarre i raggi del sole) …
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