Tra memoria, identità e ferita civile, questo testo di Luca Zevi è un’invocazione potente e dolorosa, scritta come un canto che tiene insieme amore, rabbia e responsabilità. Attraversa il legame profondo con Israele senza rinunciare allo sguardo critico sul presente, trasformando la storia collettiva in una riflessione intima, politica e morale. Ne nasce una voce accesa, partecipe e inquieta, che interroga il dolore di un popolo, il peso della diaspora e il bisogno, mai spento, di immaginare un Paese diverso. A seguire, l’intervista all’autore.
Seppellite il mio cuore a Tel Aviv
Città Bianca (a distrarre i raggi del sole)
d’una Modernità ben temperata
d’un Occidente di Libertà e Giustizia
che (appen dischiusa) un’arida realtà ha disseccato
Città Giardino sulla sabbia come Centro
(non satellite o periferia)
e controcanto al mare Infinito
Collina della Primavera di
palazzine per tutti uguali che
(scalcinate ormai quanto si può)
sorriso irriverente
perduto ancor non hanno
Capitale ragionevole d’anarchica società di Kibbutzim
che (vinto non hanno
- ma) sono ancora lì
a caccia d’Utopie
che Realizzare han dimostrato che si può
Irrinunciabili rendendole per sempre
Oggi
Intrigante Central Park
d’assalto tumultuoso al Firmamento
di grattacieli emersi sulla riva e
corsi a far collana trasparente
all’(ormai storica) Città Giardino
Innesto dissonante
senza Gentilezza né (ancora?) Sopraffazione
di Città Bianca virtuosamente custodita
e Dismisura contemporanea
Dismisura contemporanea (anche) delle Diseguaglianze e delle Potenze
Dismisura di cui Ci accusate
(dei Crimini mi sento sempre responsabile
delle Luci raramente meritevole)
Dismisura di cui ci accusate
per Massacro contrapporre a Pogròm generalizzato
Ma che fareste voi vittime di un 7 ottobre?
Ma che fareste voi
da Milizie Armate ovunque circondati
di (vostri) Sangue e Terra
ostinatamente Assatanati?
Non sarà che
dopo come Diversi averci sterminati
diventati come voi
UnPaeseComeTuttiGliAltri
Diversi ci vorreste nuovamente a
(mai abbastanza offesa)
porger l’altra guancia?
Proprio Voi che tante Persecuzioni avete subito
(ci rinfacciate)
Ah dunque
SeiMilioniDiMorti
Levatrici di nostra bontà
(sentir dovremmo) e
ad altri lutti ancor subire
prezioso Addestramento?
Non sarà che animo vostro
retrocedere Israele vorrebbe tanto
“da Stato degli ebrei a Ebreo degli altri stati”[i]?
E allora
Al tramonto di una vita fortunata in Italyà[ii]
Isola della Rugiada divina
con corpo pronto a polvere tornarvi
Senza nulla a lamentare rivendicare pretendere
(vi prego)
Seppellite il mio cuore a Tel Aviv
E seppellitelo fra i Pilotis
che le case sospendono nell’aria
Sulla Collina della Primavera
In cambio
(dal grembo di un cortile malandato)
Il cuore mio feconderà terreno a tanti
(incomparabilmente in Israele tanti)
senza tregua assetati di
Un Paese Diverso Dagli Altri
ove
Mostruosità
e
Normalità
gemelle più non siano
(come attualmente)
E d’amore e rabbia un canto intonerò per te
“(amara) Terra mia”[iii] Promessa
“Shemà Israel”[iv]
(Ascolta Israele)
In terra desolata sono nato
in cumulo di morti accatastato
in Popolo dai colpi tramortito
“Ma poi all’improvviso sei arrivata tu”[v]
“boi Kallah, boi Kallah”[vi]
(vieni sposa mia vieni)
(Lo Stato di Israele sposa le rovine dell’ebraismo europeo sopravvissute ai Lager)
Tutti sotto l’Arco di Tito
Tutti sotto l’Arco di Tito
Tutti sotto l’Arco di Tito[vii]
Ma vi rendete conto?
Nel varco come Schiavi trascinati
(grazie a te Liberi)
a Due Millenni di Dolore
siam ripassati
Shemà Israel
Non un qualunque stato hai tu creato
(e “ci sarebbe bastato”[viii])
ma un vero e proprio sogno realizzato
di kibbutzim lanciati verso il mare
a Uguaglianza integrale sperimentare
Shemà Israel
Felice grazie a te io sono stato
e per tua sorte sempre ho trepidato
da Invenzioni Egualitarie inorgoglito
da conquiste nel Sapere compiaciuto
da Aggressioni c’hai subìte spaventato
da Vittorie conseguite sollevato
da Espansionismo crescente intossicato
da Scambi TerraPace entusiasmato
da Idolatria Militarista devastato
da Culto della Terra costernato
a tue Ingiustizie a volte ho protestato
ma sempre e solo
per Amor tradito
Shemà Israel
Vecchio ormai sono
non m’abbandonare
(nulla t’ho io davvero da insegnare
e men che meno da rivendicare
però ti Imploro)
non costringermi a Gridare
Bibi Smotrich Ben Gvir
“Iene voraci della nostra storia”[ix]
che di speranza nostra fate tragica vergogna
rendendoci davvero specchio infame
della feroce Hamas
(cui vostra Distrazione c’ha immolati)
della feroce Hamas
che Popolo di Palestina
(sotto pressa di morte e di terrore)
a Gaza (insieme a noi) sta Calpestando
mentre voi tre “razza dannata”[x]
Gioventù nostra state Suicidando
Shemà Israel
Morir non voglio in Diaspora Morale
senza una Patria Ebraica cui guardare
Esser Popolo Eletto è “duro calle”[xi]
Dolor del mondo intero
portando sulle spalle
“Chi Vita salva salva il mondo intero”[xii]
quali ne siano la Stirpe ed il Pensiero
Shemà Israel
Shemà Israel
Shemà Israel
Shemà Israel
Shemà Israel
Shemà Israel
Luca Zevi, Pesach 5786 (2026 e.v.)
[i][i] da Il Foglio, intervista a David Meghnagi, 26/01/2026
[ii] “I-Tal-Ya” in ebraico significa “Isola della rugiada divina”
[iii] dall’omonima canzone di Domenico Modugno, 1971
[iv] da Deuteronomio 6,4-9
[v] da Come mai, in album degli 883, Nord sud ovest est, 1993
[vi] da Lekhah Dodi, canto liturgico ebraico recitato il venerdì sera per l’entrata dello Shabbat
[vii] Costruito nel 70 e.v. per celebrare la vittoria di Tito nella Guerra giudaica. Gli ebrei, che sono rappresentati mentre
vi sfilano in catene, all’approvazione della Risoluzione 181 dell’ONU del 2 dicembre 1947, che legittima la
fondazione dello stato di Israele, l’hanno riattraversato in massa
[viii] da Dayenu, canto dell’Haggadah di Pesach, narrazione dell’Esodo dall’Egitto nella prima sera della Pasqua ebraica
[ix] da Pablo Neruda, I Satrapi, settembre 1973
[x] Da Giuseppe Verdi (libretto di F.M. Piave), Rigoletto
[xi] da Dante Alighieri, Divina Commedia, canto 17
[xii] da Mishnà, raccolta di sentenze dei Maestri della Tradizione ebraica


