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    Home»Società»Seppellite il mio cuore a Tel Aviv
    Società

    Seppellite il mio cuore a Tel Aviv

    Luca ZeviDi Luca ZeviMarzo 19, 20268 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Tra memoria, identità e ferita civile, questo testo di Luca Zevi è un’invocazione potente e dolorosa, scritta come un canto che tiene insieme amore, rabbia e responsabilità. Attraversa il legame profondo con Israele senza rinunciare allo sguardo critico sul presente, trasformando la storia collettiva in una riflessione intima, politica e morale. Ne nasce una voce accesa, partecipe e inquieta, che interroga il dolore di un popolo, il peso della diaspora e il bisogno, mai spento, di immaginare un Paese diverso. A seguire, l’intervista all’autore.

    Seppellite il mio cuore a Tel Aviv 

    Città Bianca (a distrarre i raggi del sole)

                d’una Modernità ben temperata

                            d’un Occidente di Libertà e Giustizia

                            che (appen dischiusa) un’arida realtà ha disseccato

    Città Giardino sulla sabbia come Centro

    (non satellite o periferia)

    e controcanto al mare Infinito

    Collina della Primavera di

                palazzine per tutti uguali che

    (scalcinate ormai quanto si può)

                sorriso irriverente

    perduto ancor non hanno

    Capitale ragionevole d’anarchica società di Kibbutzim

    che (vinto non hanno

    1. ma) sono ancora lì

                            a caccia d’Utopie

    che Realizzare han dimostrato che si può

    Irrinunciabili rendendole per sempre

    Oggi

    Intrigante Central Park

    d’assalto tumultuoso al Firmamento

    di grattacieli emersi sulla riva e

    corsi a far collana trasparente

    all’(ormai storica) Città Giardino

    Innesto dissonante

    senza Gentilezza né (ancora?) Sopraffazione

    di Città Bianca virtuosamente custodita

    e Dismisura contemporanea

    Dismisura contemporanea (anche) delle Diseguaglianze e delle Potenze

    Dismisura di cui Ci accusate

                (dei Crimini mi sento sempre responsabile

                delle Luci raramente meritevole)

    Dismisura di cui ci accusate

    per Massacro contrapporre a Pogròm generalizzato

    Ma che fareste voi vittime di un 7 ottobre?

    Ma che fareste voi

    da Milizie Armate ovunque circondati

    di (vostri) Sangue e Terra

    ostinatamente Assatanati?

    Non sarà che

                dopo come Diversi averci sterminati

                diventati come voi

                                        UnPaeseComeTuttiGliAltri

                Diversi ci vorreste nuovamente a

                                        (mai abbastanza offesa)

    porger l’altra guancia?

    Proprio Voi che tante Persecuzioni avete subito

                (ci rinfacciate)

    Ah dunque

                SeiMilioniDiMorti

                Levatrici di nostra bontà

                            (sentir dovremmo) e

    ad altri lutti ancor subire

    prezioso Addestramento?

    Non sarà che animo vostro

                retrocedere Israele vorrebbe tanto

    “da Stato degli ebrei a Ebreo degli altri stati”[i]?

    E allora

    Al tramonto di una vita fortunata in Italyà[ii]

    Isola della Rugiada divina

    con corpo pronto a polvere tornarvi

    Senza nulla a lamentare rivendicare pretendere

    (vi prego)

    Seppellite il mio cuore a Tel Aviv

    E seppellitelo fra i Pilotis

    che le case sospendono nell’aria

    Sulla Collina della Primavera

    In cambio

    (dal grembo di un cortile malandato)

    Il cuore mio feconderà terreno a tanti

    (incomparabilmente in Israele tanti)

                senza tregua assetati di

    Un Paese Diverso Dagli Altri

    ove

    Mostruosità

      e

           Normalità

    gemelle più non siano

    (come attualmente)

     

    E d’amore e rabbia un canto intonerò per te

    “(amara) Terra mia”[iii] Promessa

    “Shemà Israel”[iv]

    (Ascolta Israele)

    In terra desolata sono nato

    in cumulo di morti accatastato

    in Popolo dai colpi tramortito

    “Ma poi all’improvviso sei arrivata tu”[v]

                “boi Kallah, boi Kallah”[vi]

                         (vieni sposa mia vieni)

     

    (Lo Stato di Israele sposa le rovine dell’ebraismo europeo sopravvissute ai Lager)

            

    Tutti sotto l’Arco di Tito

    Tutti sotto l’Arco di Tito

                            Tutti sotto l’Arco di Tito[vii]

    Ma vi rendete conto?

    Nel varco come Schiavi trascinati

                (grazie a te Liberi)

                            a Due Millenni di Dolore

    siam ripassati

     

    Shemà Israel

    Non un qualunque stato hai tu creato

                            (e “ci sarebbe bastato”[viii])

                ma un vero e proprio sogno realizzato

                            di kibbutzim lanciati verso il mare

                                        a Uguaglianza integrale sperimentare

                                                   

    Shemà Israel

    Felice grazie a te io sono stato

                e per tua sorte sempre ho trepidato

                            da Invenzioni Egualitarie inorgoglito

                            da conquiste nel Sapere compiaciuto

                            da Aggressioni c’hai subìte spaventato

                            da Vittorie conseguite sollevato

                            da Espansionismo crescente intossicato

                            da Scambi TerraPace entusiasmato

                            da Idolatria Militarista devastato

                            da Culto della Terra costernato

                a tue Ingiustizie a volte ho protestato

                            ma sempre e solo

    per Amor tradito

     

    Shemà Israel

    Vecchio ormai sono

    non m’abbandonare

                            (nulla t’ho io davvero da insegnare

                            e men che meno da rivendicare

    però ti Imploro)

    non costringermi a Gridare

     

    Bibi Smotrich Ben Gvir

    “Iene voraci della nostra storia”[ix]

    che di speranza nostra fate tragica vergogna

    rendendoci davvero specchio infame

    della feroce Hamas

    (cui vostra Distrazione c’ha immolati)

    della feroce Hamas

    che Popolo di Palestina

    (sotto pressa di morte e di terrore)

    a Gaza (insieme a noi) sta Calpestando

    mentre voi tre “razza dannata”[x]

    Gioventù nostra state Suicidando

    Shemà Israel

    Morir non voglio in Diaspora Morale

                senza una Patria Ebraica cui guardare

    Esser Popolo Eletto è “duro calle”[xi]

                Dolor del mondo intero

                            portando sulle spalle

    “Chi Vita salva salva il mondo intero”[xii]

                quali ne siano la Stirpe ed il Pensiero

     

    Shemà Israel

                            Shemà Israel

                                                    Shemà Israel

                                                                            Shemà Israel

                                                                                                    Shemà Israel

                                                                                                                            Shemà Israel

     

    Luca Zevi, Pesach 5786 (2026 e.v.)                                                                 

    [i][i] da Il Foglio, intervista a David Meghnagi, 26/01/2026

    [ii] “I-Tal-Ya” in ebraico significa “Isola della rugiada divina”

    [iii] dall’omonima canzone di Domenico Modugno, 1971

    [iv] da Deuteronomio 6,4-9

    [v] da Come mai,  in album degli 883, Nord sud ovest est, 1993

    [vi] da Lekhah Dodi, canto liturgico ebraico recitato il venerdì sera per l’entrata dello Shabbat

    [vii] Costruito nel 70 e.v. per celebrare la vittoria di Tito nella Guerra giudaica. Gli ebrei, che sono rappresentati mentre

    vi sfilano in catene, all’approvazione della Risoluzione 181 dell’ONU del 2 dicembre 1947, che legittima la

    fondazione dello stato di Israele, l’hanno riattraversato in massa

    [viii] da Dayenu, canto dell’Haggadah di Pesach, narrazione dell’Esodo dall’Egitto nella prima sera della Pasqua ebraica

    [ix] da Pablo Neruda, I Satrapi, settembre 1973

    [x] Da Giuseppe Verdi (libretto di F.M. Piave), Rigoletto

    [xi] da Dante Alighieri, Divina Commedia, canto 17

    [xii]  da Mishnà, raccolta di sentenze dei Maestri della Tradizione ebraica

    7 ottobre amore e rabbia Ben Gvir Benjamin Netanyahu conflitto israelo-palestinese diaspora ebraica diaspora morale ebraismo italiano Gaza Hamas identità ebraica Israele kibbutzim Luca Zevi memoria ebraica poesia civile Shemà Israel Shoah Smotrich Tel Aviv
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