Chiudi Menu

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere più nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Facebook Instagram YouTube
    9 Maggio 2026 - sabato
    Facebook Instagram YouTube
    Login
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Tesla Mixology
    • Europa
      • Europa
      • Voci da Kyiv (Kiev)
    • Ambiente
      • Sviluppo sostenibile
    • Diritti
      • Diritti
      • Anime libere (Blog)
    • Mondo
      • Mondo
      • Cooperazione allo sviluppo
      • Storia e controstoria (Blog)
    • Società
      • Società
      • Industria
      • Lavoro
      • Ricerca e innovazione
      • Sport
      • Controvento (Blog)
      • Stroncature (Blog)
      • TUTTI per Roma (Blog)
    • Cultura
      • Culture
      • Beni culturali e turismo
      • TUTTI al cinema (Blog)
      • Passione architettura (Blog)
      • Endecasillabo
      • Racconti dalle strade del mondo
    • Speciali
    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Industria»Guerre inutili o strategia sul Ponte e Messina
    Industria

    Guerre inutili o strategia sul Ponte e Messina

    Ugo MagnoDi Ugo MagnoFebbraio 20, 20211 VisualizzazioniTempo lettura 6 min.
    Facebook X Pinterest LinkedIn WhatsApp Reddit Tumblr Email
    Photo by Luca N on Unsplash
    Condividi
    Facebook X LinkedIn Pinterest Email

    Da almeno quarant’anni, ogni qual volta si presenti occasione di parlare di sviluppo della città di Messina e del suo territorio, il dibattito viene monopolizzato (e inaridito) dalla ‘guerra’ Ponte si – Ponte no. Da una parte i pro-ponte, spesso sparando numeri a casaccio, sostengono il valore taumaturgico dell’Opera; dall’altra, i no-ponte prefigurano disastri ambientali e sociali.

    A mio avviso, questa è una guerra inutile e logora che, in nessun caso, produce un’idea di sviluppo credibile. Credo, invece, che sia necessario e urgente costruire una “strategia” a cominciare dalla comprensione dello stato attuale della città e del suo territorio.

    Da un centinaio di anni a questa parte, Messina è andata via via perdendo la percezione di se stessa come città e come comunità.

    Non è questo il luogo per definire le ragioni storiche e sociali di questa crisi profonda, anche se ritengo che sia urgente farlo, in altre sedi e in modo approfondito, considerando, per esempio, il disastroso terremoto del 1908 come una delle cause ma non certo l’unica né la sola decisiva della involuzione della città.

    Photo by Giuseppe Famiani on Unsplash

    Iniziamo la riflessione, quindi, col chiederci come “vedono” Messina i messinesi e, di conseguenza, come la vedono gli altri.

    Tralasciando, per carità di patria, le definizioni ‘da bar’ autodenigratorie e vittimistiche (dunque autoassolutorie), la definizione in cui più facilmente ci riconosciamo è città di passaggio, luogo, cioè, da cui si transita senza ragione di fermarsi o di viverci. Per inciso, la realizzazione del Ponte, e già prima, quella del nuovo porto a Tremestieri non faranno che accentuare questa autorappresentazione. È come se, nella grande rete che avvolge il mondo, Messina da nodo, fosse scivolata lungo il filo e non riesce più a “intrecciarsi” con il mondo.

    Una visione strategica deve ricercare idee e pensare progetti che consentano di riconfigurare il nodo a partire dai punti forti, dai talenti e le vocazioni di Messina. Il Porto, prima di tutto, vero centro della città; la storia millenaria di Messina e di quel luogo unico e straordinario che è lo Stretto; il territorio provinciale, ricco e storicamente legato alla città sin dal tempo dell’Impero Romano (il Val Demone); il rapporto con il “continente” a partire dalla dirimpettaia Reggio Calabria; la vocazione di Città aperta al mondo.

    A tutto questo aggiungo la vocazione imprenditoriale, che ha caratterizzato Messina sin dal Rinascimento e che contrariamente alla vulgata corrente, esiste anche oggi. Non credo che sia pensabile recuperare, oggi, la vocazione mercantile legata al porto se non in piccola parte.

    Sono tanti e diversi, però, i modi in cui una città può essere attraente e attrattiva. È opinione condivisa che bisogna puntare sul turismo, cosa su cui concordo a condizione che non sia considerato l’unico motore di sviluppo. Per come si va prefigurando il mondo di domani, agroalimentare sostenibile, informatica, nuova organizzazione del lavoro smart, cultura, sono i settori su cui occorrerà concentrare l’attenzione.

    La cosa curiosa è che questo sta già avvenendo senza che ce ne accorgiamo, ma anche senza programmazione né stimoli pubblici, quindi, in modo embrionale e insufficiente.

    Foto di fotografia da Pixabay

    Nel concreto, una visione strategica dovrebbe prevedere strutture, materiali e immateriali, per collegare e rendere sinergiche le aree territoriali (città, ionica, tirrenica, Nebrodi) e il territorio dello Stretto (area integrata).

    Ci sono aree urbane di grandissima potenzialità da ripensare, come la Fiera, la Falce, a breve, la Rada San Francesco (è avvilente come a quest’ultima, che sarà presto disponibile, nessuno pensi per tempo, prima che vada incontro al consueto degrado).

    Perché la riqualificazione corrisponda a una visione strategica, la progettazione deve essere pubblica e affidata a un ente pubblico che metta insieme le amministrazioni coinvolte e che, in seguito, dovrà gestire le aree riqualificate. Una delega a privati, spesso ipotizzata denunciando mancanza di coraggio e senso di responsabilità, creerebbe certamente infinite polemiche e probabilmente disastri. I privati, invece, devono essere coinvolti nella realizzazione dei progetti destinati, in un Piano generale, per attività remunerative.

    Le opere dovranno essere progettate e appaltate con finalità definite, in modo da essere immediatamente fruibili non appena realizzate. Abbiamo visto troppe volte appalti di scatoloni rimasti vuoti a tempo indeterminato (qualcuno è “meritoriamente” in corso).

    Nel breve periodo, inoltre, si possono già progettare e realizzare attività ‘attrattive’ di qualità, non meramente ‘decorative’; di interesse sociale e culturale (festival, mostre, etc.); nel campo dell’educazione e della formazione, e anche di tipo più turistico (congressuali, gastronomiche, etc.).

    Deve essere chiaro, però, che queste esprimono solo una minima parte delle loro potenzialità se non assumono carattere di stabilità, di continuità e se non sono messe a sistema.

    A questo punto, la domanda che spesso mi sento fare è: «sì, giusto, ma tutto questo, chi dovrebbe farlo?». Senza dubbio è compito della Politica (maiuscolo!), però oggi la politica (minuscolo!) è frammentata e incapace di visione di medio/lungo periodo. È sotto gli occhi di tutti come da lungo tempo la città sia gestita da amministratori più interessati alla propria immagine e alla prossima tornata elettorale che non a costruire il futuro. È solo responsabilità di noi cittadini, però, l’aver scelto improbabili uomini della Provvidenza anziché persone capaci di visione, competenti e in grado di esprimere un’idea di città.

    Anche le organizzazioni di rappresentanza, i cosiddetti corpi intermedi, sono in crisi, non solo a Messina, qui, però, la crisi è particolarmente profonda e, in alcuni casi, con modalità veramente penose.

    E allora? Allora si può comunque agire puntando a quella coesione sociale che Messina ha avuto storicamente, quando, ben più di altre città, si è ribellata a ingiustizie e soprusi.

    Se cittadini con passione e idee sapranno associarsi e interagire, e se saranno sostenuti da imprese responsabili che ne condividono gli obbiettivi, è possibile elaborare idee e progetti da offrire alla politica che, così priva di idee com’è, dovrebbe accoglierli senza temere per questo di ledere il suo … “primato”.

    Sono ben consapevole che l’elaborazione di una visione strategica richiede tempi poco compatibili con quelli richiesti per il Recovery Plan, con l’ottimismo della volontà, però, si può fare.

    Foto di apertura by Luca N on Unsplash

    Autore

    • Ugo Magno
      Ugo Magno
    lo Stretto politica ponte di Messina riqualificazione
    Condividi. Facebook X Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email

    Articoli correlati

    Innovazione, crescita e start up innovative

    Aprile 20, 2026

    Italia: così piccola… e fragile…

    Dicembre 20, 2025

    Le autorità indipendenti fagocitate dai partiti

    Novembre 20, 2025

    I Commenti sono chiusi.

    Tesla Mixology
    ARTICOLI PIU' VISUALIZZATI

    Il voto cattolico americano, il delirio di Trump e i viaggi di Leone

    Aprile 20, 2026260

    Al mercato di Piazza Trump si trovano poca pace, tanto petrolio, antieuropeismo in quantità, oscenità senza limite

    Aprile 13, 2026175

    In carcere trovo la purezza che negli anni ho perso

    Aprile 20, 2026147

    Ucraina, emerge lo scudo europeo contro il caro energia

    Marzo 20, 2022125
    ULTIMI ARTICOLI - Da non Perdere
    Racconti dalle strade del mondo
    Tempo lettura 8 min.

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Di Pietro RagniMaggio 4, 202627

    In questa VI puntata della nostra Giordania segreta, parliamo dei tragitti seguiti per…

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026

    Perché il cambio ai vertici nucleari ci riguarda tutti

    Maggio 4, 2026
    SEGUICI SUI SOCIAL
    • Facebook
    • Twitter
    • YouTube
    • WhatsApp

    Iscriviti alla Newsletter

    Non perdere nessun articolo

    Controlla la tua casella di posta o la cartella spam per confermare la tua iscrizione



    Iscrivendoti alla newsletter accetti il trattamento dei tuoi dati personali per l’invio di comunicazioni informative via email, come descritto nella Privacy Policy.
    Tesla Mixology
    Chi siamo
    Chi siamo

    “TUTTI europa ventitrenta” non nasce dal nulla. Il nostro sito è l’erede di “TUTTI”: giornale giovanile europeista terzomondista indipendente degli anni ‘70, “rete”, diremmo oggi, dei direttori dei giornali studenteschi di tutta Italia di allora.

    Facebook Instagram YouTube
    ULTIMI ARTICOLI

    Giordania segreta: Udhruh, Augustopolis e i qanat

    Maggio 4, 2026

    “Altrove – non è la mia pena”: dove il carcere si colora a misura di bambino

    Maggio 4, 2026

    Il fascino dei numeri

    Maggio 4, 2026
    Menu
    • La Nostra Storia
    • L’Associazione
    • I progetti della rete TUTTI
    • Comitato promotore
    • Le Copertine
    • In Redazione
    • Contatti
    Associazione Tutti Europa ventitrenta © 2026 P.IVA: 96482850581 - Realizzazione Sito KREATIVEROO.
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.

    Sign In or Register

    Welcome Back!

    Accedi al tuo account qui sotto.

    Lost password?