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    Home»Passione architettura»Architettura e paesaggio
    Passione architettura

    Architettura e paesaggio

    Anna Maria ZanettinDi Anna Maria ZanettinGennaio 20, 20223 VisualizzazioniTempo lettura 3 min.
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    LUOGHI E ORIENTAMENTO

    Parte seconda

    C’è un momento in cui sentiamo che le onde increspate del mare, la foresta scura, un ghiacciaio inondato di sole, la solitudine del deserto al tramonto o una sterminata prateria hanno la meglio su di noi. Il paesaggio ci trasforma, e noi lo trasformiamo, perché è sempre attraverso il nostro approccio culturale che ci confrontiamo con la natura.  E il nostro rapporto col paesaggio è molto complesso, non si riduce mai ad un solo compiaciuto abbandono o ad uno stupore timoroso. La Convenzione Europea del paesaggio recita “il Paesaggio non è un fenomeno puramente oggettivo (puro territorio o ambiente), né un fenomeno puramente soggettivo (stato d’animo) ma si costruisce nell’ interazione tra i due versanti. Non è solo compresenza di elementi naturali e storici, culturali e fisio-biologici, ma soprattutto una risorsa “identitaria”, dove la “connessione” con l’ambiente non umano è l’aspetto psicologicamente più rilevante.”

    Cuba

    Perdendoci in un luogo, anche per le vie di una città, lasciamo dunque libera la nostra anima di dialogare in modo invisibile e sensibile con gli oggetti e le architetture, che ci parlano di sé attraverso i nostri cervelli, che ragionano anche per ricordi e per connessioni che abbiamo già fissate nella nostra memoria e che alimentano la nostra immaginazione.      Ogni ambiente, ogni città sono frutto di memorie stratificate, condensano passati scomparsi e attualità complesse, e ognuno di noi può individualmente guardare, o pensare, una realtà urbana o un paesaggio lacustre o marino in modi assolutamente diversi.

    E conserviamo la forza attrattiva dei luoghi fotografandoli: fotografiamo i luoghi che ci incantano (e ci influenzano, e ci trasformano in qualche modo) per conservarli come li abbiamo visti e portarli dentro di noi insieme alla memoria degli incontri, delle esperienze condivise, del momento vissuto e che il tempo ritrasformerà, in qualcosa che comunque è stato e non tornerà. E ci orientiamo nello spazio. Sapersi orientare significa esplorare, imparare a viaggiare e negoziare confini che possano contenere il nostro Sé, costruire sempre nuove mappe per la nostra psiche. Tutti gli spazi che viviamo diventano luoghi della mente.

    Lago di Endine

    Nella mitologia nordica le quattro direzioni principali in cui ci muoviamo sono indicate dai nomi dei quattro Nani che ne custodivano l’origine.  Norori stava nella Terra del Nord, Suori in quella del Sud, Austri custodiva le dimore dell’Est e Vestri quelle dell’Ovest. Con la terminologia latina ci orientiamo invece con le direzioni del Sole, che a Oriente si leva (Levante), a Occidente di dispone al sonno (Ponente).  La metà del giorno è Meridione, e il Settentrione è indicato dai Septem Triones, i sette buoi da traino (le sette stelle del Grande Carro).  Ed è in queste direzioni che cerchiamo sempre di trovare il nostro equilibrio e il nostro “orientamento”, secondo quel che ci indicano i percorsi del Sole e lasciandoci guidare dalle direzioni delle ombre.

    Le foto del presente articolo sono di proprietà dell’autore

    Autore

    • Anna Maria Zanettin
      Anna Maria Zanettin

      Laureata a Roma alla Sapienza in Lettere, Specializzata in Archeologia Preistorica, Laureata in Architettura al Politecnico di Milano, lavora nella splendida cornice del Lago d’Iseo, dove da qualche anno ha avviato anche un’attività imprenditoriale nel Settore Turistico di Case Vacanza a Lovere (BG).

    architettura fotografia e immaginazione mitologia nordica paesaggio
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