Risale agli anni ‘20 questa simpatica definizione attribuita a Pitirim Sorokin, sociologo russo naturalizzato americano: “la società rurale è una pentola d’acqua sotto la quale non è stato acceso un fuoco, la civiltà urbana è una pentola piena d’acqua in ebollizione”. E per migliorare la qualità delle espressioni urbane si attuano sempre più i Piani Culturali, alimentati dal meccanismo della partecipazione collettiva, composta da disparati elementi, frutti di laboratori condivisi, di dinamiche sociali ed economiche che demanderanno poi ad un ristretto e autorevole consesso politico le decisioni finali. La reale fattibilità di un piano culturale urbano deve passare per otto fasi di costruzione, fortemente interdipendenti tra loro.
La prima fase si costituisce nell’ Avviare il processo, con l’individuazione dei registi del progetto, dei promotori e guide dei procedimenti, di coloro che si assumeranno anche le responsabilità delle azioni che verranno intraprese. È auspicabile in genere che questo ruolo venga assunto dalle amministrazioni pubbliche, e che la leadership del Piano abbia una struttura garantita da un livello politico autorevole. Tale amministrazione avrà l’autorità per controllare e garantire il rispetto delle norme, per verificare i perimetri del mandato, per garantire le risorse necessarie. Ma i soggetti politici dovranno necessariamente interagire con i soggetti tecnici e con altre figure autorevoli e legittimate, per garantire obiettività al progetto e lavorare in una governance partecipativa e relazionata anche con i soggetti privati. Un comitato scientifico interdisciplinare sarà indispensabile per le valutazioni metodologiche, e l’affiancamento e il supporto di una segreteria tecnica garantirà le necessarie azioni di convocazione, comunicazione e tutti i dispositivi organizzativi relativi alle varie operazioni. Gli obiettivi previsti dal Piano dovranno essere chiari: deve essere messo in evidenza quali sono le previsioni, a chi è diretto, con quali strumenti e in quali tempi verrà attuato, cosa vuole essere ottenuto. Il tutto possibilmente fissato in un documento programmatico e metodologico. Un capitolo importante riguarderà la previsione dei costi, considerando la stesura del Piano, le spese tecniche, gli elaborati, la comunicazione e la diffusione degli stessi, oltre alla pratica attuativa. La copertura delle spese, a carico in genere soprattutto dell’amministrazione pubblica, dovrebbe auspicabilmente essere supportata anche da contributi privati che concorrano attivamente al progetto, nell’interesse di un buon ritorno economico della gestione dello stesso.
Osservare la realtà sarà il secondo step. È imprescindibile la lettura della realtà urbana e la comprensione dei suoi aspetti morfologici, funzionali e quantitativi, l’analisi della sua composizione sociale e delle sue strutture economiche, dei suoi aspetti culturali e delle sue risorse. Sarà importante rilevale la situazione dell’economia locale e delle potenzialità produttive, ma non bisogna trascurare gli aspetti demografici e le dinamiche sociali, la struttura urbanistica della città e il suo patrimonio storico, la presenza di attrazioni culturali. E non per ultimo il quadro ambientale e la sua sostenibilità. Inoltre acquisire e analizzare la letteratura esistente sul contesto esaminato può essere essenziale per la comprensione del territorio. Segue la parte diagnostica per la Fase di definizione. È il momento di chiarire le esigenze urbane, di affrontare le criticità, di verificare le problematiche relative all’urbanistica, alle infrastrutture, alle questioni sociali, al tessuto produttivo, ai rischi delle periferie, alla sicurezza, agli usi dei beni culturali, all’integrazione sociale, ai bisogni della comunità e dei cittadini. È il momento di stabilire le priorità, di individuare gli strenghts, i punti di forza, che vanno potenziati e valorizzati, e i weaknesses, i punti deboli, le difficoltà, i limiti che vanno rimossi. Bisogna riconoscere le opportunità e i rischi. Formulare i nuovi scenari significa illustrare i possibili cambiamenti, proporre le linee di sviluppo relative alle nuove visioni e alle nuove logiche di rinnovamento, chiarire le possibili strategie da attuare. Lavorare per Definire il futuro significa usare i metodi progettuali per “vedere” in anteprima la realizzazione del Piano Culturale della città, per verificare le modificazioni previste, per controllare i procedimenti. È una fase fortemente dialettica, in cui si confrontano le visioni e le esigenze di tutti, è la piattaforma di incontro di tutte le parti attive nel gioco ed è l’occasione per integrare e revisionare le modalità previste per l’attuazione del processo. Devono esserci visioni condivise per permettere la buona riuscita del Piano, il risultato finale deve essere validato e approvato da tutti gli attori coinvolti. La fase successiva, la Costruzione del Piano, è la fase programmatica, quella in cui si armonizzano le risorse per la definizione pratica degli interventi, si stabiliscono le linee strategiche di azione, le mete da raggiungere suddivise in obiettivi generali e obiettivi specifici. In questo contesto si pianificano i traguardi a breve, medio e lungo termine, i programmi e le attività, si indicano i beneficiari.
Si individua con maggior precisione ogni obiettivo, nel vero significato del termine (dal latino ob iactum, il risultato finale dell’azione). Drucker (già nel 1954) aveva creato un acronimo efficacissimo, SMART: gli obiettivi devono essere S (specific, specifici) M (measurable, misurabili) A (achievable, raggiungibili) R (realistic, realistici) T (timetable, pianificati nel tempo). Quindi si devono stabilire obiettivi che devono risultare fattibili, attuabili con scelte che risultino ottimali anche riguardo ai tempi di attuazione e ai costi da sostenere, e che portino a sicuri vantaggi nei diversi ambiti considerati.
In questo stadio del lavoro saranno necessariamente attivati incontri di negoziazione, di allineamento e di adattamento, per verificare la validità degli obiettivi stessi e precisare le responsabilità degli attori coinvolti direttamente o indirettamente, stabilire le tempistiche, trovare definitivamente le fonti indispensabili di finanziamento. La fase di Attuazione del Piano prevede la realizzazione pratica delle azioni previste. Comporta in primo piano l’assunzione delle responsabilità relative ad ogni attore, la costituzione di atti formali (protocolli, lettere d’intenti, incarichi, accordi che certifichino gli incarichi assunti) e di seguito l’impegno a trasformare le decisioni prese in realtà concrete. In questa fase il pericolo da evitare è costituito dal rischio di perdere la visione d’insieme o dall’impantanarsi nei meandri della burocrazia. Il processo di Valutare gli effetti implica la formulazione di un giudizio che stimi e verifichi quanto positivo sia il risultato finale delle operazioni realizzate per migliorare le situazioni sul territorio secondo le previsioni, accertando l’impatto sul contesto urbano delle strategie attuate, i cambiamenti positivi e la sostenibilità dei progetti realizzati. La valutazione ha quindi una funzione di trasparenza sul successo e la qualità delle realizzazioni e sulla rispondenza alle previsioni del piano, constatando la soddisfazione della collettività e decretando anche la credibilità degli esecutori. Permetterà inoltre di poter avviare le successive politiche per le azioni future.


