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    Home»Società»Immagina tutta la gente viva in pace
    Società

    Immagina tutta la gente viva in pace

    Alessandro ColuccelliDi Alessandro ColuccelliGennaio 20, 20230 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    Siamo a più di cinquanta anni fa, è il 1971. I Beatles si sono sciolti un anno prima, sembra in pieno accordo, con John Lennon che da qualche anno ha trovato nuove energie e idee dal cammino intrapreso con Yoko Ono, sua musa e ispiratrice. Un numero enorme di fans non si riesce a spiegare, sono tutti orfani di qualcosa, più i tanti che pensano che sia una pausa di riflessione, storditi per primi i quattro di Liverpool dal successo e dai soldi. Poi ci sono quelli infuriati con le “groupies”, che a loro dire li hanno fatti litigare, ovvero la stessa Yoko e Linda.

    Lennon esegue Imagine al pianoforte nella “White Room” di Tittenhurst Park.
    Foto pubblico dominio da wikipedia.org

    Ed ecco arriva l’album Imagine, con il quale Lennon si mostra in tutta la sua interiorità, il suo essere, in poco passa dall’avanguardia alla semplicità, ma soprattutto profondità di note e parole che segneranno un’epoca. Il singolo sale subito nelle classifiche mondiali, pur con qualche problema, visto il tema che tratta. “Imagine” diventa un simbolo, un manifesto, l’emblema di una utopia, di concetti profondi e mai trattati con tanta naturalezza da lasciare al mondo. L’influenza di Ono, delle sue poesie è profonda nella stesura del testo e tutti ricordiamo di aver visto in TV Lennon che suona e incide al pianoforte il pezzo nel suo studio casalingo ad Ascot in Inghilterra. Leggendo il testo ci rendiamo conto di come assomigli più a una poesia, una libera, forse anche ingenua, invocazione contro tutti i preconcetti più diffusi al mondo, come la religione, l’utilitarismo, il materialismo, l’egoismo. L’argomento si presenta come dirompente e “pericoloso” per la morale comune, cancella in poche strofe alcuni baluardi su cui si regge il mondo, nella concezione di tutti: no al paradiso, no all’inferno, solo il cielo sopra noi, una sua visione del “carpe diem”, vivere per l’oggi, inoltre non più nazioni, Stati, immaginiamoci le reazioni…anarchia? globalizzazione?

    Non uccidere o morire, certo nonviolenza, e chi può dir di no, ma con le guerre in atto chi ci si confronta e con i loro poteri? E poi la botta finale, più dirompente ovvero niente religione…Ma come vuoi la pace e non cerchi un accordo e presenza delle principali organizzazioni religiose? Bene, ma se sono le prime a rimarcare le differenze fra i diversi credi, le filosofie e le teorie che li reggono…E’ facile, se lo vuoi, tutta la gente in pace, un mondo in pace…bello, e chi lo contesta…ma dove??? Certo in una canzone può andare, ma ti sei guardato intorno? Giri per strada? Partecipi a riunioni di lavoro o assemblee scolastiche?

    Foto libera da Pixabay

    In alcune interviste Lennon affermò che il brano era «anti-religioso, anti-nazionalista, anti-convenzionale e anti-capitalista, e viene accettato solo perché è coperto di zucchero». Come Yoko Ono, secondo lei il significato del brano sta nel concetto, quasi un dogma, che «siamo tutti un solo mondo, un solo paese, un solo popolo». Negli anni la canzone è stata definita anche come una canzone anti-religiosa, un vero e proprio inno all’ateismo, ma forse il suo radicalismo, la sua utopia voleva solo mostrare la via per un futuro migliore, un mondo migliore, degli esseri umani migliori. Lennon dirà a più riprese che il brano, i suoi concetti, erano stati fraintesi, affermando che non si riconosceva in nessun movimento politico o credo religioso, anche se ammetterà che ci sono accenni alle teorie del Manifesto Comunista, a un libro di preghiere cristiane, specificando che immaginava “un mondo in pace, senza alcuna definizione di religione. Questo non significa che non debbano esserci le religioni, ma che bisognerebbe eliminare semplicemente il concetto secondo il quale ‘il mio Dio è più grande del tuo’”.

     Tornando indietro col pensiero, viene da immaginare che lo scioglimento del gruppo fosse dipeso anche da una idea che si era fatta strada tra loro, ovvero di essere sfruttati come una merce, un oggetto musicale da dare in pasto ai giovani, i loro concerti come riti, mi si passi il termine, “religiosi”, dove spettacolo e connessa isteria governavano l’evento. Nello stesso momento in cui si palesava una nuova spiritualità new age, il santone indiano, il guru Maharishi, mettiamoci un po’ di droghe e forse abbiamo un quadro più completo.

    Alcuni anni prima Lennon aveva rilasciato la famosa intervista con la sparata sulla religione e sul fatto che i Beatles fossero “più popolari noi di Gesù”. C’erano, a mio avviso, nei “quattro di Liverpool” tutti i segnali di una confusione e tante incertezze sul domani, su chi fossero loro, su come venissero percepiti e utilizzati dai terzi. E allora Lennon, immaginando lo sconquasso che ha creato nelle menti di chi legge o ascolta, si interiorizza e dice: va bene sono un sognatore, ma chi non lo è?, infatti credo di non essere il solo e mi auguro che un giorno tu sarai con noi, e il mondo sarà come un’unica persona.

    Foto libera da Pixabay

    Lennon sbatte in faccia a tutti il suo sogno, forse una utopia, negli anni in cui si strillava per le strade “l’immaginazione al potere”, e ci chiede se ce la facciamo…Ma insomma…chiedi al mondo niente più religioni, niente più guerre, né proprietà materiali, niente più bisogni, possesso e avidità, niente più fame, tutti fratelli che condividono il mondo in pace….verrebbe da chiedergli ma non ti sembra di essere fra le nuvole? No, Lennon non è fra le nuvole, anzi è radicato profondamente su questa terra, si guarda intorno e ci presenta le derive materiali, il possesso, l’avidità, la miseria, la dipendenza da religioni, le guerre, come le maschere sociali che denotano il suo, dovrebbe essere anche il nostro nelle sue intenzioni, smarrimento e impoverimento morale. Ha la amara consapevolezza che le nostre vite sono appese a un esile filo, senza certezze e sicurezze, vorrebbe solo essere in accordo con lo stato d’animo di tutti i popoli, in pace e con un ordine sociale non soggetto a ipocrisie e interessi di parte. Con queste premesse poi il brano negli anni, cantato da tantissimi autori, è diventato da un inno di speranza a un brano buono per tutte le occasioni, nell’immaginario collettivo di tantissimi Paesi, dove ormai è eseguito in molte occasioni ufficiali e non, spesso situazioni di lutto, come fosse un inno sovranazionale di speranza verso un futuro e un mondo migliore.

    Cerchiamo allora di interpretarlo col nostro cuore e la mente, come una preghiera di speranza per una vita migliore per tutti, ognuno con la sua anima e pensieri, ma liberi da ogni altra influenza:

    Immagina che non ci sia il paradiso
    è facile se ci provi
    Nessun inferno sotto i piedi
    Sopra di noi solo il cielo
    Immagina che la gente
    viva il presente…

    Immagina che non ci siano nazioni
    non è difficile da fare
    Niente per cui uccidere o morire
    e anche nessuna religione
    Immagina tutta la gente
    viva la vita in pace

    Puoi dire che sono un sognatore
    ma non sono il solo
    Spero che un giorno ti unirai a noi
    e che il mondo sarà uno solo

    Immagina un mondo senza proprietà
    mi domando se ne sei capace
    senza necessità di avidità o rabbia
    Una fratellanza fra gli uomini
    Immagina tutta la gente
    condividere tutto il mondo

    Puoi dire che sono un sognatore
    ma non sono il solo

    Spero che un giorno ti unirai a noi
    e che il mondo sarà uno solo

    Foto di apertura libera da Pixabay

    Imagine John Lennon la gente viva in pace Yoko Ono
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    Alessandro Coluccelli

    Nato a Roma - 1954. Diploma maturità classica col massimo dei voti. Dal 1976 nella redazione del TUTTI, partecipa a tutte le iniziative dell’A.I.G.E, del CEGI e del Comitato Italiano Giovani dell’Unicef. Dal 1985 responsabile ammin. e aff. gen. presso IPALMO; poi, fino al 1993, stesse mansioni presso MONDIMPRESA, UnionCamere. Dal 1993 al 2011 titolare di un agriturismo in Umbria, Presidente Ass. agrit. Umbria Terranostra-Coldiretti e membro della Giunta. Dal 2012 al 2015 gestore di una dimora storica, ricettiva, del 1400 e creatore e gestore di un Museo del Vino in provincia di Lucca. Dal 2015 a marzo 2020 responsabile gestione per due strutture ricettive del centro di Roma.

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