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    Home»Mondo»Pacchetto bipartisan Ucraina: Sì al Senato, Camera frena
    Mondo

    Pacchetto bipartisan Ucraina: Sì al Senato, Camera frena

    Domenico MaceriDi Domenico MaceriFebbraio 20, 20241 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    “Il disegno di legge del Senato non include nulla sulla questione più importante per il Paese”. Così Mike Johnson, speaker della Camera statunitense, mentre commentava la bozza approvata dalla Camera Alta sulla sicurezza nazionale con aiuti economici all’Ucraina, Israele, e anche contributi umanitari per Gaza. Ciò che mancava per Johnson era la questione migranti al confine col Messico. Dunque, Johnson ha spiegato che la Camera continuerà per la sua strada sulle questioni di vitale importanza.

    Foto di United States Congress – mikejohnson.house.gov/mike_johnson_official_photo.jpg, Pubblico dominio, commons.wikimedia.org

    Johnson aveva convenientemente dimenticato che un disegno di legge simile che includeva proprio la questione dei migranti era stato programmato dal Senato ma la pressione di Donald Trump lo aveva bloccato. L’ex presidente aveva dato chiari segnali che risolvere la questione al confine non conviene ai repubblicani politicamente perché diverrebbe una vittoria per Joe Biden. Quindi meglio mantenere calda ciò che i repubblicani chiamano “l’invasione” dal confine col Messico che produrrà benefici politici. Trump ha dunque silurato i tentativi di governare e Johnson sa benissimo che deviare dalle direttive dell’ex presidente vuol dire la sua fine come leader della Camera. È già successo a Kevin McCarthy nel mese di ottobre dell’anno scorso poiché il parlamentare californiano non era stato abbastanza trumpiano. Con le nuove regole adottate dai repubblicani un parlamentare del partito può introdurre una mozione per destituire lo speaker. La parlamentare di ultra destra Marjorie Taylor Greene della Georgia ha già minacciato Johnson di fargli fare la stessa fine di McCarthy. Il disegno di legge approvato dal Senato proprio di questi giorni non sarà considerato dalla Camera perché Trump non lo vuole. Si tratta di una legge che riflette un compromesso fra democratici e 22 repubblicani al Senato. Il disegno di legge approvato con 70 voti favorevoli e 29 contrari include 22 voti repubblicani. Il pacchetto di sicurezza consiste di 95 miliardi di dollari e aiuterebbe l’Ucraina (60 miliardi), Israele (14 miliardi) e 10 miliardi per assistenza umanitaria in diverse zone del mondo incluso i palestinesi. Trump aveva silurato la bozza precedente e sembra che riuscirà a fare la stessa cosa anche questa volta.

    I democratici alla Camera però hanno indicato che faranno di tutto per sottomettere al voto il disegno di legge del Senato. Il problema però è che il potere dell’agenda legislativa alla Camera risiede nelle mani dello speaker. C’è però un’alternativa chiamata “discharge petition”, una petizione liberatoria, usata rarissimamente, che bypasserebbe il potere dello speaker e sottometterebbe la proposta del Senato al voto. Con ogni probabilità verrebbe approvata da una coalizione di voti principalmente democratici con una dozzina di voti repubblicani.

    La strada della “discharge petition” non è facile come ci indica la storia. La procedura fu adottata nel 1931 e poi modificata nel 1935. Inizialmente il voto di bypassare lo speaker era segreto, conferendo una certa protezione ai parlamentari che avrebbero votato contro il leader del loro partito. Fu modificata nel 1993 rendendo tutte le procedure pubbliche riducendo le possibilità del suo uso. Dal 1931 al 2003 solo 47 di queste petizioni ricevettero la maggioranza dei voti per l’approvazione. I disegni di legge di diciannove petizioni furono approvati ma solo due alla fine divennero leggi.

    La “discharge petition” che i democratici stanno esplorando è incoraggiata dalla maggioranza risicata dei repubblicani alla Camera e la precarietà della posizione dello speaker che deve guardarsi le spalle e non “sgarrare” secondo i desideri di Trump. Questa maggioranza risicata si è vista recentemente nel tentativo repubblicano di approvare l’impeachment di Alejandro Mayorkas, Segretario della Homeland Security (Interni). Ci sono volute due votazioni per raggiungere l’obiettivo (214-213) poiché tre repubblicani hanno votato contro. L’impeachment di Mayorkas non sfocerà in una condanna al Senato data la maggioranza democratica nella Camera Alta perché richiede un voto di due terzi. Quindi Mayorkas non perderà il suo posto. Non era quella ovviamente la meta dei repubblicani che lo hanno sottoposto all’impeachment per non avere controllato il confine e difeso il Paese da ciò che loro vedono come “invasione” dal Messico. In effetti, volevano esaudire il desiderio di Trump di ricalcare la questione dell’immigrazione per colpire Biden. Vorrebbero anche sottoporre l’attuale inquilino della Casa Bianca all’impeachment ma fino ad adesso non sono riusciti a trovare ottime scuse. Temono anche che la loro maggioranza risicata gli causerebbe un’imbarazzante sconfitta.

    I repubblicani sotto la guida di Trump non sono interessati a governare e risolvere i problemi del Paese ma concentrano in grande misura i loro sforzi per farsi belli negli occhi del loro leader. Ciò viene a galla spesso indirettamente ma a volte anche direttamente. Il senatore dell’Ohio J. D. Vance, grande sostenitore del tycoon, ha dichiarato che il disegno di legge sulla sicurezza approvato dal Senato “rappresenta un tentativo di deragliare la politica di Trump”. Vance mette a nudo che i senatori repubblicani dovrebbero come lui dedicarsi ai desideri politici di Trump, che per adesso è solo un cittadino privato, anche se candidato alla presidenza. Al Senato, però, a differenza della Camera, Trump non è riuscito a cacciare Mitch McConnell dalla leadership, uno dei 22 senatori repubblicani a votare per il pacchetto sulla sicurezza.

    Foto di apertura Clker-Free-Vector-Images da Pixabay

    Donald Trump Pacchetto bipartisan Ucraina Senato USA
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    Domenico Maceri

    PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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