Uno degli indicatori più probanti della metamorfosi che ha investito la politica è l’astensionismo elettorale. Il clima culturale di cui si nutre è l’individualismo dei comportamenti e la crescente incoscienza di essere cittadini. La rottura del rapporto con le prassi politiche, intese come mediazione tra cittadino e organi dello Stato, ha condotto in pochi decenni ad annullare le capacità di comprendere i linguaggi usati e alla accentuata semplificazione delle proposte e dei programmi. Le cause si addebitano alla sfiducia degli elettori nei partiti, a una scarsa visibilità delle differenze fra le proposte e, infine, a una ridotta sintonia dei politici con le problematiche del Paese. Eppure, ciascuno di questi elementi, da solo, non basta a spiegare una crisi profonda, che investe gli schieramenti e la stessa percezione di vivere in uno Stato democratico.
I nodi da sciogliere
Siamo di fronte ad alcuni nodi da sciogliere, ciascuno dei quali porta con sé degli interrogativi.
Il primo attiene al significato del rifiuto di partecipare alle elezioni. Cosa vuol dire astenersi nelle condizioni di analfabetismo politico descritto sopra? È davvero una decisione motivata ? Siamo di fronte ad alcuni nodi da sciogliere, ciascuno dei quali porta con sé degli interrogativi.
Il primo attiene al significato del rifiuto di partecipare alle elezioni. Cosa vuol dire astenersi nelle condizioni di analfabetismo politico descritto sopra? È davvero una decisione motivata? Da quale argomentazione? Quando ci si astiene cosa si vuole delegittimare ? Un secondo nodo riguarda una presunta omogeneità del fenomeno. C’è un collegamento tra le tante facce in cui si esprime l’astensione? Si può parlare veramente di partito dell’astensionismo ? Come si muove questo supposto partito, in maniera coerente a ogni elezione o muta caratteristiche ?
Il terzo nodo riguarda le modalità con cui viene realmente affrontato l’argomento dai partiti. I leader sono pronti a stracciarsi le vesti ogni volta, dicendosi impegnati in prima linea contro questo fenomeno, ma in realtà sembrano contenti di poter strumentalizzare a loro vantaggio i dati. È come se gli astensionisti, con i loro comportamenti, sollevassero da ogni colpevolezza chi perde e chi vince contribuendo così a rafforzare proprio ciò che criticano.
Dovere civico?
In queste condizioni cosa vuol dire dovere civico di partecipazione al voto, come enuncia la Costituzione? Quali sono le conseguenze a livello di tenuta democratica del dare di volta in volta indicazioni di andare al mare ? Ciò che manca, probabilmente, è il coraggio di tener presente, come cornice di lavoro e orizzonte valoriale , il cosiddetto bene comune, termine inflazionato e depotenziato, che è indipendente dal trascinare a tutti i costi l’elettore nella propria aia, essendo il principio base della vita organizzata di una comunità: l’idea che prima di tutto sia necessario intercettare i bisogni comunitari e promuovere la partecipazione degli stessi elettori, come obiettivo principale di una politica motivante. Gli astensionisti sono donne e uomini, rifugiati in un silenzio difficile da tradurre. Organizzare il passaggio da questo silenzio alla parola è forse il compito più arduo per un politico.



