Il paese europeo che non conoscevamo

Il talento del canto

Un’antica leggenda ucraina narra che una volta Dio decise di dare ad ogni nazione un talento che la distinguesse dalle altre. Ai tedeschi fu dato la propensione per l’ordine, ai francesi l’eleganza, agli italiani il talento per le belle arti… Quando fu il turno dell’Ucraina, Dio chiese cosa avrebbe voluto ricevere. “Ho già molto: meravigliose terre fertili e gente brava e laboriosa. Tuttavia, non mancano i nemici e i miei coraggiosi figli devono costantemente difendere la nostra voglia di libertà. Dammi un talento che mi aiuti a resistere a tutte le prove e a rinascere alla vita ogni volta”. Dio pensò per un attimo e poi disse: “Ho un dono inestimabile che ti renderà famosa in tutto il mondo”. E le diede il talento del canto.

Certamente, questa è soltanto una leggenda, ma con un significato molto profondo. Perché gli ucraini sono una nazione incredibilmente canterina. Si potrebbe obiettare che tutti amano e sanno cantare e si canta ovunque. Ma nel cuore degli ucraini la musica occupa un posto speciale, ha una sorta di legame quasi mistico con il popolo. Persino nei momenti più difficili, le canzoni popolari ucraine mantengono viva la coscienza nazionale e la forza del popolo.

La canzone ucraina fa parte del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO, molti canti godono già la loro protezione. Considerate che questa è solo una piccola parte del patrimonio musicale popolare; gli studiosi di folklore hanno raccolto circa mezzo milione di canzoni popolari ucraine. Anche escludendo le varianti che si assomigliano nel testo o nella melodia, ce ne resterebbero comunque circa 200 mila. L’Ucraina ha il primato nel mondo per il numero di canzoni popolari, superando addirittura il paese di bel canto, l’Italia.

Il piacere di conoscere la cultura ucraina

Negli ultimi tempi l’Ucraina è diventata finalmente riconoscibile, peccato che la causa di questo cambiamento sia stata la guerra. La stragrande maggioranza degli italiani e spero che la situazione sia la stessa in altri Paesi, ha smesso di chiamarci „russi“ e ha cominciato ad interessarsi a una cultura che prima non conoscevano. Si sente sempre più spesso parlare delle mostre di pittori, scultori e fotografi ucraini. Di tanto in tanto si tengono anche concerti, proiezioni di film e presentazioni dei libri. Naturalmente, questi eventi non possono essere paragonati, né per il numero, né per l’organizzazione, alle analoghe performance culturali della diaspora russa. Molte persone sono disorientate da questo stato di cose, fino a credere che la cultura ucraina sia meno importante.

Tuttavia, la differenza non è legata alla qualità del patrimonio culturale, ma piuttosto al finanziamento degli eventi culturali. La Russia ha investito a lungo e costantemente nella promozione della propria immagine e nella svalutazione delle culture delle nazioni vicine che è riuscita a colonizzare. Ma almeno nel caso della cultura ucraina, il ruolo colonizzatore della Russia è stato inverso. Mentre di solito i colonizzatori portano i segni di progresso e di cultura superiore nelle terre conquistate, nel caso della Russia è stato l’esatto contrario [per un approfondimento potete consultare una delle nostre precedenti pubblicazioni]. Avendo trovato nel territorio della Rus’ di Kyiv un popolo più antico e ben organizzato, con relazioni sociali, lingua, cultura e artigianato consolidati, i colonizzatori iniziarono a disporre di tutti i beni secondo il proprio arbitrio: di qualcosa si appropriarono, qualcosa distrussero e bandirono tutto il resto. In un modo o nell’altro, questo processo è andato avanti per oltre tre secoli.

La svalutazione e la ridicolizzazione di tutto ciò che è ucraino per così tanto tempo ha fatto sì che ancora oggi, quando tutte le informazioni sono pubblicamente disponibili, molte persone percepiscono la cultura ucraina come qualcosa di esotico: una piccola nicchia etnica di un Paese giovane e lontano. Naturalmente, non tutti devono studiare e amare la cultura ucraina. Però, se siete interessati ad essa, dovreste rifiutare questi luoghi comuni, perché sono veramente sbagliati.

In realtà, l’Ucraina non è un paese piccolo. Tra i paesi che facevano parte dell’Unione Sovietica, è la seconda dopo la Federazione Russa in termini di dimensioni, con un territorio più grande della Francia e leggermente più piccolo di Italia e Germania messe insieme.

Le tante preziose testimonianze della cultura ucraina

L’Ucraina è un Paese antico. Il nome Ucraina è stato citato per la prima volta nelle cronache nel 1187. E se parliamo di Europa come parte del mondo, l’Ucraina si trova proprio nel cuore di essa, uno dei possibili centri geografici dell’Europa(ci sono diversi metodi di misurazione) si trova nei Carpazi.

Centro geografico dell’Europa – monumento. Regione della Transcarpazia, Ucraina.

La cultura ucraina è strettamente legata alle culture degli antichi paesi europei, poiché fin dai tempi della Rus’ di Kyiv l’istruzione ucraina è stata aperta, incentrata sul multilinguismo e sullo studio e l’utilizzo delle migliori conquiste scientifiche.

Allo stesso tempo, l’Ucraina è anche una nazione particolare e un ricercatore attento può trovare cose molto interessanti in ogni campo, delle arti raffinate all’artigianato.

I buongustai troveranno qui prodotti poco diffusi nelle altre aree, come le visciole, il ribes, il rafano, i semi di papavero, la barbabietola rossa, oltre alle tecniche di preparazione come la salatura, l’affumicatura (anche della frutta) e l’essiccazione, la fermentazione e altre ancora.

Gli appassionati di arti applicate potranno conoscere il ricamo e la tessitura, caratteristici di ogni regione dell’Ucraina, vari tipi di pittura: Petrykivka, Samchykivka, Yavoriviana, Kosiviana…, il pysankarstvo (decorazione delle uova di Pasqua con la cera d’api), l’intaglio del legno, la lavorazione del vimini, la ceramica… e non è finita qui!

Le canzoni popolari, anima musicale dell’Ucraina

Una cosa è certa: se si vuole davvero capire l’anima ucraina, non si può fare a meno di conoscere le canzoni popolari. In Ucraina si canta fin dall’antichità, si canta molto e per diversi motivi. Si canta quando si è tristi o felici, si canta per cullare il bambino o per chiamare l’amata ad un appuntamento, si canta per prendere in giro gli amici o per aiutare i parenti del defunto a piangere la loro perdita, si canta durante un lungo viaggio o per sopportare un lavoro noioso, si canta la messa in chiesa e le marce militari. Rammento anche con grande affetto che ai tempi della mia infanzia, dopo un banchetto festivo, gli ospiti non avevano fretta di alzarsi da tavola e a volte rimanevano per diverse ore solo per il piacere di cantare insieme.

I canti accompagnavano tutte le date significative dell’anno (folclore dei rituali calendari), tutti gli eventi importanti della vita di una persona (canti dei rituali familiari) e raccontavano importanti eventi storici (canti di epica storica).

Proprio queste ultime canzoni storiche probabilmente sono i più antichi esempi di folklore ucraino. L’Ucraina ha dovuto spesso lottare per il suo diritto di esistere. Tutte le vittorie e le sconfitte hanno lasciato un segno nell’epos popolare. Dopotutto, non solo le armi cantano in guerra. Le dume, le ballate e le marce conservavano descrizioni degli eventi passati e distruggerle era molto più difficile, non come bruciare i scomodi libri di storia. Qui, per esempio, potete sentire una delle più conosciute antiche canzoni cosacche.

Se c’era un posto per il canto in tempi di guerra, molto di più le canzoni nascevano in tempi di pace.

I canti dei rituali calendariali erano una sorta di accompagnamento musicale per ogni stagione. In epoca precristiana, la primavera era considerata l’inizio dell’anno. Per risvegliare la natura dal sonno invernale, si componevano vesnianky, o hayivky, per invocare il tepore, le piogge primaverili e augurare un grande raccolto futuro.

Anche la canzone “Shchedryk” un tempo faceva parte delle vesnyanky. Nata anticamente negli insediamenti contadini, essa celebrava il risveglio della natura e augurava ai proprietari prosperità nel nuovo anno. Ma grazie all’ingegnoso arrangiamento del musicologo e maestro di coro ucraino Mykola Leontovych, questa canzone è diventata nota ben oltre confini dell’Ucraina. “Quattro note dall’Ucraina che hanno conquistato il mondo”: così scrivevano i giornali stranieri su “Shchedryk” più di un secolo fa. Nel 1922 il coro ucraino diretto da Oleksandr Koshyts si esibì per la prima volta con “Shchedryk” alla Carnegie Hall di New York. Oggi quel canto è conosciuto in tutto il mondo come “Carol of the Bells”ed è uno dei brani natalizi più popolari. Se ne avrò l’occasione, in futuro mi piacerebbe raccontarvi la coinvolgente storia di questa trasformazione.

Il ciclo primaverile si completava durante le Pentecoste, chiamati in Ucraina le Feste Verdi, a fine maggio e inizio giugno. In questo periodo si celebravano le rusalie (gli studiosi di folclore ritengono che abbiano avuto origine dai rosari romani) e arrivava il momento dei canti rusaliani. Si credeva che le anime dei bambini morti o delle fanciulle defunte si incarnassero nelle Rusalke, che vivevano nei fiumi e laghi, e nelle Mavke, che preferivano i boschi e i campi. Seguivano poi i canti di Kupala (il nome deriva dalla festa di Ivan Kupala), accompagnati dalle divinazioni sul futuro. Quindi arrivava il momento delle canzoni sul raccolto. Ma il vero culmine canoro iniziava alla fine dell’autunno, quando era tempo di vechornytsi (raduni di giovani per i lavoretti manuali e l’intrattenimento), e giungeva a pieno svolgimento durante il periodo natalizio. Di questo argomento abbiamo già parlato in un altro articolo su Tutti Europa Ventitrenta.

Canti rituali di famiglia e canti d’amore

Józef Brandt – “Le nozze cosacche”, 1893.

Non era solo la vita pubblica a incoraggiare il canto. Anche gli eventi privati e familiari richiedevano le canzoni adatte. Innanzitutto, l’amore è il tema universale in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Nel caso poi questo sentimento diventava serio, seguivano numerosi canti nuziali. Poi arrivavano le ninne nanne, le canzoni-giochi per i bambini, e gradualmente la vita riportava le persone di nuovo alle liriche canzoni d’amore.

In mezzo a tutti questi argomenti degni di nota non mancavano le canzoni allegre o addirittura dispettose. Basti pensare alle kolomyiky, che spesso venivano create al momento del canto. Mentre il primo cantante o un gruppo di persone intonava la prima frase di quattordici sillabe, gli altri componevano al volo una frase di risposta.

E la fine della vita? La morte non può essere accompagnata da una canzone! Invece, sì che può. In Ucraina esistono canti funebri e commemorativi, oltre a un tipo speciale di canto di lamento, il golosinnia. Il loro scopo è quello di aiutare la famiglia e gli amici del defunto di poter piangere per elaborare la perdita.

Tuttavia, può succedere che una canzone possa cambiare il suo scopo originario, trovare un nuovo significato e seguire un nuovo percorso acquisito. Così è stato il destino della canzone “Il colle, il mio colle…” (Oj, versche mio, versche…) nata come canzone da matrimonio. Racconta la tristezza di una ragazza che si sposa e deve quindi lasciare la casa dei genitori. Il testo è scritto nel dialetto dei lemky, la popolazione che un tempo abitava nei Carpazi. Tuttavia, nel 1944-46, a seguito del reinsediamento “volontario”, i lemky persero il loro territorio storico e questa canzone assunse per loro un significato completamente diverso, diventando una sorta di espressione di nostalgia per la loro patria perduta [Nota: Il trasferimento dei Lemchi negli anni 1944–1946, noto anche come la deportazione degli ucraini dalla Polonia verso la RSS Ucraina, fu uno sfollamento forzato della popolazione ucraina, in particolare dei Lemchi, dalle loro terre etniche che, in seguito alla Seconda guerra mondiale, furono incorporate nel territorio polacco. Questo avvenne sulla base di un accordo tra l’URSS e la Polonia riguardante il cosiddetto “scambio reciproco di popolazione”].

Qui vorrei proporvi la traduzione di questa canzone popolare ucraina

Il colle, il mio colle,

La verde collina

Mai avrò più quello,

Mai avrò più quello,

Che avevo prima.

 

Prima ne avevo

Il bene fino al cielo

Dalla mia mammina

Dalla mia mammina

Io non mi muovevo.

 

Laddove io andavo

È da non andare

Colui, che amavo

Colui, che amavo

Non è da amare.

 

È meglio non andare

Sui colli e i sentieri

Non amar il ragazzo

Non amar il ragazzo

Con gli occhi neri.

 

Oggigiorno questa canzone viene spesso cantata in Ucraina in occasione della Giornata della Vyshyvanka, che gli ucraini percepiscono non solo come una celebrazione dell’abito nazionale, ma come di un simbolo di bellezza, dignità e invincibilità tramandato di generazione in generazione.

È possibile ascoltare la canzone in una versione moderna.