Un omaggio alla memoria della musicoterapeuta Carla Savio.

Il 18 novembre 2023, durante un concerto sinfonico-corale di musica sacra tenuto a Roma nella Basilica dei SS. XII Apostoli, fu resa nota l’esistenza d’un progetto solidale per l’innovativo inserimento sperimentale – quale sistema di cura e riabilitazione – della Musicoterapia in carcere: tale progetto, redatto dall’associazione benefica di volontariato “MusiPax” nonché effettivamente presentato il 21 dicembre 2023 al Ministero della Giustizia italiano (Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria) e – grazie anche all’aggiornamento scientifico-metodologico di “ACROSS” ETS – tuttora in corso d’esame istituzionale, ha inteso far onore e memoria del lavoro complessivamente realizzato dall’insigne musicoterapeuta Carla Savio, la quale attraverso importanti applicazioni scientifiche della musica recò sollievo a chi ne aveva più bisogno in contesti di sofferenza come carceri ed ospedali e scuole in borgate.

In quest’anno giubilare e nella medesima Basilica, sabato 20 settembre 2025 ossia alla vigilia della Giornata internazionale ONU per la Pace ed in omaggio all’insediamento in Roma dell’Università per la Pace (affiliata alla medesima ONU), avrà quindi luogo (ad ingresso libero e gratuito) un nuovo concerto sinfonico-corale ed organistico di musica sacra intitolato “Armonie di libertà per la Pace e la rinascita”  affinché – tra l’altro – la gente non dimentichi l’“umanità di frontiera” che ha un esempio tipico – e socialmente importante, quanto scarsamente conosciuto – nell’ambiente delle carceri per adulti e per minorenni (persone detenute e persone internate, italiane e straniere); enti promotori della manifestazione culturale U-Peace (ONU), Other News, Mediterraneo per la Pace ed altri. E non avrebbe potuto esservi momento migliore per una nuova iniziativa di sensibilizzazione sociale attraverso la cultura musicale (vocata a superare ogni barriera di comunicazione), considerando che ricorre il cinquantenario della legge 26 luglio 1975 n. 354 (Ordinamento penitenziario): normazione d’importanza storica ed attuale che – per prima nel mondo – tracciò un autentico percorso evolutivo verso il recupero, la riabilitazione, il reinserimento sociale e lavorativo delle persone private della libertà.

Musicoterapia: occasione per un miglioramento nell’approccio individuale con la realtà.

Tale progetto di Musicoterapia nelle carceri è pensato per ottenere risultati umanamente e socialmente concreti, che costituiscano un segnale-esempio di programmazione all’interno del territorio nazionale ed anche in dimensione europea. Ciò riguarda non una semplice e convenzionale educazione tecnico-scolastica vocale e/o strumentale alla grammatica musicale, bensì l’utilizzazione curativa di stimoli sonori scientificamente predisposti soprattutto per favorire nella persona trattata un miglioramento nell’approccio con la realtà;

  1. a) sul piano clinico:

                 1)    patologie mentali d’ordine medico;

                 2)    disagio mentale reattivo di natura psicologica;

                 3)    anche aiuto nel trattamento di situazioni oncologiche;

  1. b) in rapporto a prospettive d’inserimento o reinserimento socio/lavorativo in favore di persone ristrette ed anche per una loro possibile educazione prelavorativa alla tecnica del suono (audioregistrazione, amplificazione sonora ).

         Il tutto, comunque, secondo l’obiettivo d’instaurare esempi umanamente positivi che annullino la propensione al crimine e – in ogni caso – contribuiscano ad instaurare presupposti individuali per il miglioramento della qualità di vita.

Il programma scientifico previsto è dunque vòlto a migliorare le personali condizioni psichiche (Musicoterapiaper un miglior reinserimento futuro nella società, quindi con valenza anche di cura ed assistenza sanitaria), tenendo altresì fede all’aspirazione ad un modello nuovo d’esecuzione penale (anche differenziato nei rispettivi percorsi umani, e adeguatamente valorizzato) in favore del reinserimento sociale. In specie: l’iniziativa intende contribuire strategicamente, per impegno civile ed umanitario, ad evitare che – in forza di lacune comportamentali di svariata natura, divenute ormai un cronico problema strutturale dell’Amministrazione pubblica – a detenuti in uscita dal carcere sia concretamente negato il diritto di trovare sbocchi lavorativi (come pure di avere concretamente un’adeguata tutela sanitaria, ove occorra) e perciò si ponga dinanzi alla loro strada il rischio di ricadere nella delinquenza, mettendo così in pericolo le altre persone nella società.

Ecco perché tale iniziativa – vista nel suo sviluppo articolato e complesso, di cui per necessaria brevità non è possibile render conto in quest’articolo – è strutturata in un robusto programma per assistenza in favore di persone detenute (condannate in séguito alla commissione di reati) od internate (ristrette per motivi d’accertata pericolosità sociale) e di persone sottoposte a misure alternative alla detenzione o soggette a sanzioni di comunità, avendo riguardo anche al recupero di soggetti tossicodipendenti od assuntori abituali di sostanze stupefacenti o psicotrope od alcooliche.

Inoltre il progetto non esclude possibili utilizzazioni temporanee di sostegno per unità di personale lavorativo, che siano esposte quotidianamente ed in maniera speciale allo stress prolungato della rischiosa vita penitenziaria (sollecitazioni emotive, sovente fortissime ed usuranti).

Il contesto italiano in tema di Musicoterapia: arretratezza normativa rispetto a Paesi d’oltralpe e d’oltreoceano.

L’attività musicoterapica afferisce alla tutela dei diritti umani e, tuttavia, è ancora scarsamente conosciuta in Italia. Particolarmente innovativo appare l’auspicato impiego della Musicoterapia nella realtà carceraria, perché tale disciplina scientifica si fonda sull’utilizzazione della musica o del suono come strumento di comunicazione non verbale per interventi educativi-riabilitativi-terapeutici; essa, quale – appunto – disciplina scientifica, per gli aspetti sanitari e sociosanitari va riconosciuta e gestita dal Ministero della Salute in virtù di vincoli costituzionali e normativo-penali/civili.

E però, mentre in parecchi Paesi d’oltralpe e d’oltreoceano la Musicoterapia è pacificamente assunta e rispettata come disciplina scientifica, specificamente l’Italia non si è affatto espressa sul riconoscimento di questa professionalità in quanto attualmente considerata estranea alla legge 14 gennaio 2013 n. 4 (riconoscimenti professionali, da cui incomprensibilmente sono esclusi àmbiti clinici…!). Lo Stato italiano dunque si è finora limitato ad intervenire frammentariamente in materia di formazione, con questi eterogenei provvedimenti rivolti essenzialmente all’educazione scolastica e prevalentemente in termini d’efficacia normativa sub-primaria, ossia da atti autoritativi governativi o di singoli dicasteri e quindi non sanciti da leggi formali generali dello Stato italiano che fossero votate dal Parlamento (provvedimenti, che per loro natura sono garanzia d’unitarietà nell’azione generale di governo e d’orientamento univoco della cittadinanza nel suo insieme). Eccoli:

         –       decreto del Ministro dell’Istruzione 23 novembre 2005 (prot. n. 484/2005) per la sperimentazione d’un diploma biennale di specializzazione in Musicoterapia nel Conservatorio di Verona e nel Conservatorio dell’Aquila – attivati ai sensi dell’art. 2 della legge 21 dicembre 1999 n. 508 –, nonché per un breve periodo nei Conservatori di Matera e di Cuneo;

         –       decreto MIUR 8 ottobre 2008 n. 629, sull’attivazione d’un corso accademico sperimentale musicoterapico di primo livello nel Conservatorio di Pescara;

         –       decreto MIUR 3 novembre 2011 n. 164, che ha autorizzato un biennio sperimentale di specializzazione in Musicoterapia – diploma accademico di 2° livello – nel Conservatorio “Girolamo Frescobaldi” di Ferrara, particolarmente per neuroriabilitazione da praticare al “San Giorgio” di Ferrara.

         In materia l’unica attenzione legislativo-parlamentare (ma anch’essa frammentaria e “di nicchia”, per sua natura contenutistica) risulta finora essere l’art. 236 – comma 3/bis – della legge 17 luglio 2020 n. 77, che ha riconosciuto il 2° livello anche ai diplomi biennali rilasciati nella materia dai Conservatori di Verona, L’Aquila, Cuneo e Matera.

         Tale generale assenza politico-legislativa ufficiale italiana risulta in controtendenza rispetto alla progressiva diffusione spontanea della figura del musicoterapista in vari contesti socialmente importanti (scuole, ospedali, centri di riabilitazione), specialmente allorché tale figura scientifica collabora – frequentemente! – con altre figure professionali come psicologi e medici.

Orientamento progettuale generale.

In termini d’interventi per il recupero nonché per il reinserimento e la riabilitazione sociale di soggetti socialmente svantaggiati, la musica costituisce comunque una tra le categorie fondamentali per l’espressione del pensiero umano e per il progresso della civiltà. Perciò, da un punto di vista deontologico di rispetto per la natura umana nonché per le tradizioni civili e culturali anche del nostro Paese, particolarmente l’utilizzazione in carcere della Musicoterapia dovrebbe comportare la collaborazione degli organi istituzionali competenti per materia e territorio, conformemente a questi principi:

  1. a) recupero e reinserimento e riabilitazione sociale riguardanti soggetti socialmente svantaggiati, definiti come adulti e/o giovani-adulti (età: anni da 18 a 24), che sono privati della libertà personale;
  2. b) esercizio d’attività sperimentali e d’attività esperienziali negli ambiti educativi dell’arte musicale, delle professioni connesse a tale àmbito e del lavoro artistico anche in termini d’autoimprenditorialità lavorativa;
  3. c) definizione d’ipotesi formative d’ampio respiro, costituite da corsi e laboratori ed àmbiti d’intervento e ricerca;
  4. d) previsione di percorsi complementari finalizzati alla riabilitazione, al recupero ed al reinserimento delle persone a rischio le quali siano beneficiarie dell’iniziativa, costituiti da attività artistico-culturali ed attività connesse di natura strumentale, da inscriversi in rete per lo sviluppo dell’occupabilità oltreché di possibilità concrete per l’inserimento/reinserimento lavorativo inteso quale obiettivo finale del progetto.

A questo punto occorrerebbe riflettere sulla tipologia delle attività formative e lavorative realizzate, valutando opportunamente la possibilità di ricercare àmbiti lavorativi di natura artistico-culturale in cui inserire quei soggetti. A ciò dovrebbe essere orientata l’opera eventualmente successiva di specifiche figure (professionisti di arti musicali, professionisti di discipline connesse alla prevista attività trattamentale-formativa) con riguardo alla cultura popolare internazionale ed all’integrazione tra le rispettive culture nazionali.

Interazioni possibili ed auspicabili:

  1. a) collegamento con tutte le attività musicali regionali connesse all‘attività musicoterapica, intese terapeuticamente nei centri psicomedicopedagogici, nelle scuole, nei centri dei Comuni o dei Municipi comunali (sedi di quartiere; ambulatori neuropsichiatrici, infantili e per adulti);
  2. b) collegamento con le attività paramediche vocate a migliorare la comunicazione verbale e non verbale delle persone;
  3. c) collegamento con le comunità terapeutiche o con centri di psicoterapia;
  4. d) organizzazione e produzione in proprio e consulenza per lo svolgimento di eventuali seminari, dibattiti, conferenze, corsi, pubblicazioni riguardanti gli argomenti in discorso;
  5. e) rapporti con le associazioni di musicoterapia non italiane o libere attività creative e di comunicazione;
  6. f) rapporti con Conservatori statali di Musica nonché con Licei musicali e Scuole medie inferiori ad indirizzo musicale ed inoltre col Pontificio Istituto di Musica Sacra in Roma (se il previsto esperimento iniziale si svolga nella Capitale) e/o istituzioni consimili, con Facoltà universitarie, con Accademie presenti nella Regione di riferimento (Accademie di Belle Arti, pubbliche o private; Accademie d’Arte drammatica; Accademie di Danza; Enti locali territoriali od istituzionali, competenti per materia).

         In carcere potrebbero quindi essere realizzati eventi scientifici, col campione di detenuti prescelto dall’Amministrazione penitenziaria e magari con cadenza settimanale (un corposo e denso appuntamento alla settimana, evitando che esso coincida con colloqui parentali od altre attività interne già orientate a coinvolgere il campione scelto di detenuti).

         L’iniziativa potrebbe essere presentata pubblicamente. Per il primo esperimento andrebbe comunque scelto un istituto penitenziario italiano dove ci si occupi di detenuti condannati a pena definitiva, in modo che vengano offerte maggiori garanzie di stabilità comunitaria per la selezione oculata dei destinatari (ad onere dell‘Amministrazione penitenziaria) e per l’avvio a breve-medio termine dell‘iniziativa, quindi una migliore attendibilità per una verifica progettuale “sul campo”.

Conclusioni.

         Il menzionato progetto per la Musicoterapia in carcere, su cui il concerto sinfonico-corale romano del prossimo 20 settembre vuole richiamare attenzione popolare, appare dunque inserito in un àlveo virtuoso che intende:

  1. a) favorire la riabilitazione sociale ed il reinserimento lavorativo per detenuti/e adulti/e e giovani-adulti/eitaliani e non – principalmente attraverso espressioni di creatività individuale – nonché l’adeguatezza della tutela sanitaria successiva alla restrizione della libertà;
  2. b) proporre un migliore e più sicuro percorso spirituale/materiale di vita dopo il periodo di restrizione della libertà personale, e ciò anche nell’ottica della tutela innanzitutto morale a favore del personale penitenziario;
  3. c) contribuire ad individuare possibili e concrete soluzioni operative per il superamento delle difficoltà e degli ostacoli pratici (o, talora, istituzionali), frapponentisi alla realizzazione dei predetti intendimenti durante l’esercizio quotidiano (obiettivamente difficile) della funzione giurisdizionale nella fase esecutiva penitenziaria e nell’immediatamente successiva fase di vita libera per gli ex-ristretti.