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    Home»Industria»Il contratto di rete: cosa fare per una sua maggiore diffusione presso le micro e piccole imprese italiane
    Industria

    Il contratto di rete: cosa fare per una sua maggiore diffusione presso le micro e piccole imprese italiane

    Giuseppe CapuanoDi Giuseppe CapuanoSettembre 20, 20255 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    I contratti di rete in Italia sono più di 10mila e coinvolgono circa 51mila imprese di cui più del 95% del totale hanno meno di 50 addetti. Un numero e una partecipazione indubbiamente ancora insufficiente che va migliorata in particolare in una economia come quella italiana dove le micro e piccole imprese rappresentano la quasi totalità del tessuto imprenditoriale.

    Occorre quindi mettere in campo misure utili per consentire alle imprese di utilizzarlo il più possibile superando le criticità che sono state riscontrate in un quindicennio dalla sua entrata in vigore nel 2009 con l’approvazione della Legge 33/2009. Uno strumento che, molto probabilmente, costituì una delle principali risposte al problema dimensionale delle nostre imprese in particolari momenti di crisi economica quale quelli della crisi generata dai subprime americani (2008/09), la successiva crisi dei debiti sovrani in Europa nel 2011 e la crisi pandemica del 2020-21.

    Anche in un mio recente libro sul contratto di rete dal titolo “Contratto di rete per il Made in Italy” si è evidenziato che le performance delle imprese in rete, che collaborano tra loro, sono migliori rispetto alle imprese “isola”, ossia le piccole imprese che affrontano i mercati da sole. Le prime sono anche più resilienti alla congiuntura negativa e più performanti e più informate sul PNRR. Inoltre, nel libro si rileva anche l’impatto economico positivo che la presenza di imprese organizzate in rete apportano al territorio di appartenenza (in particolare aree interne e montane) e a quelle vicine secondo il concetto che nel libro è definito “effetto congiunto di vicinato”.

    Il contratto di rete per aggregare le imprese è lo “strumento Made in Italy” a-ciclico, nel senso che il numero dei contratti di rete stipulati e quello delle imprese che hanno deciso di farne parte, non subisce l’influenza del cambiamento dei cicli economici (in particolare negativi) verificatisi nell’ultimo quindicennio e che il passaggio da uno status di “impresa isola” a quello di “impresa in rete” è continuato, pur a ritmi diversi, in maniera costante e crescente negli anni indipendentemente dall’andamento dell’economia italiana.

    Cosa fare, quindi, per migliorare il contratto di rete e renderlo universalmente riconosciuto dalle piccole imprese come un affidabile “motore” di crescita? In questo articolo si propongono una serie di azioni di miglioramento:

    Primo: semplificare gli oneri amministrativi e la complessità procedurale che spesso ostacolano la costituzione e la gestione delle reti tenendo conto delle peculiarità di settore e dalla dimensione delle imprese semplificando il percorso amministrativo per la costituzione e gli obblighi successivi per la sua gestione e mantenimento.

    Secondo: per far fronte al deficit di informazione e competenze specifiche, andrebbero previste misure di sostegno per la formazione e l’assistenza, che accompagnino le imprese nel processo di creazione e gestione della rete.

    Terzo: è importante promuovere il contratto di rete attraverso campagne informative e di sensibilizzazione, facendo conoscere i suoi vantaggi e i successi ottenuti dalle imprese che ne hanno già fatto uso mettendo in evidenza, come molte survey dimostrano, che le imprese in rete sono più resilienti alle crisi e sono sopraperformanti rispetto alle imprese cosiddette “isola”.

    Il contratto di rete deve essere poi uno strumento flessibile e adattabile ai mutamenti del mercato. Per questo motivo, è necessario promuovere il suo utilizzo anche per le reti di imprese che operano in settori ad alta tecnologia e innovazione anche in una ottica della diffusione dell’Intelligenza Artificiale (IA) e per le startup innovative.

    Questo sul fronte interno. Altro aspetto non meno importante, è quello internazionale. A tal proposito si dovrebbe favorire la collaborazione tra reti di imprese su scala nazionale e internazionale, creando sinergie e rafforzando la competitività del nostro sistema produttivo.

    Inoltre, il contratto di rete può essere un efficace strumento per l’aggregazione dell’offerta e la promozione dell’export, aiutando le nostre imprese a conquistare nuovi mercati globali in un particolare momento come l’attuale dove il libero scambio e i flussi tradizionali del commercio internazionale sono stati messi in discussione.

    Oltre a queste misure specifiche, è importante creare un contesto favorevole alla collaborazione tra le imprese italiane. Dobbiamo promuovere una cultura di rete, valorizzando la condivisione di risorse, conoscenze ed esperienze.

    Investire nella formazione e nello sviluppo di competenze manageriali per la gestione delle reti di imprese è fondamentale per il successo di questo modello anche per farle durare nel tempo ed evitare che cresca il tasso di mortalità.

    E’ necessario diffondere, inoltre, le migliori pratiche di gestione delle reti di imprese, creando un network di conoscenza e di supporto reciproco sia a livello privato ma anche e soprattutto pubblico che dovrebbe rilanciare la misura potenziando e rendendo permanenti gli incentivi fiscali introdotti recentemente dal Governo.

    In particolare, tra le iniziative da proporre per stimolare l’interesse verso il contratto di rete e condurre le imprese all’adozione di tali contratti, sicuramente vanno inserite le attività di informazione e formazione (seminari, convegni, materiale informativo e diffusione delle best practice).

    Inoltre, fornire servizi di assistenza e consulenza alle imprese, sportello informativo e sostegno alla creazione di network di professionisti che possano seguire le imprese aderenti al contratto di rete nel loro “ciclo di vita”.

    Infine, occorrerebbe favorire la creazione di reti di imprese in settori specifici, incontri e workshop tra potenziali aderenti e dare supporto alle reti nella definizione di progetti comuni, in particolare nelle aree interne e montane, ricerca di finanziamenti e accesso al mercato; collaborare con le Istituzioni per promuovere incentivi e misure di sostegno, favorire l’accesso al credito e alle forme di finanziamento, riconoscere pregi e incentivi alle reti che si distinguono per l’innovazione, la collaborazione e la crescita.

    E’ convinzione, infatti, che con un impegno comune e un lavoro sinergico tra associazioni di categoria, imprese e Istituzioni, il contratto di rete possa diventare da strumento dalle enormi potenzialità ancora non tutte espresse, in una misura che realmente fosse efficace per la crescita e la competitività delle aziende in particolare di piccole dimensioni.

     

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    • Giuseppe Capuano
      Giuseppe Capuano
    contratto di rete industria Italia lavoro
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