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    Home»Attualità Nazionale»Meglio non prendere domande, dice la Meloni
    Attualità Nazionale

    Meglio non prendere domande, dice la Meloni

    Pietro RagniDi Pietro RagniSettembre 20, 20253 VisualizzazioniTempo lettura 7 min.
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    Voce dal sen fuggita[1]

    Dopo il recente incontro a Washington sull’Ucraina è stata diffusa una risposta fuori onda della Meloni a Trump: “io non voglio mai parlare con la stampa italiana. Meglio non prendere domande.” Triste per contenuto e per l’atteggiamento che denuncia, anche se quest’ultimo è paradossalmente meno inaccettabile di quello di Trump.

    Meloni e Trump a colloquio (Foto tratta da Wikipedia)

    La Presidente del Consiglio italiana fa comprendere che teme la stampa nazionale perché non vuol dire alcune delle cose che lei e il suo governo fanno o non fanno e perché vuole nascondere future mosse impopolari o antidemocratiche, inoltre oltre alle battute di spirito probabilmente non è preparata culturalmente. Per altro da gennaio non convoca conferenze stampa e non risponde ai giornalisti che la fermano, un modo di fare sconcertante. La Meloni mostra di temere la funzione d’informazione dei media nazionali, conscia di avere un potere enorme, ma pur sempre in parte limitato dal ruolo dell’opposizione, degli sgambetti dei compagni di maggioranza e dalle reazioni dell’opinione pubblica.

    [1] È il verso d’apertura del II atto dell’opera “Ipermestra” scritta da Pietro Metastatio (1689-1782)  “Voce dal sen fuggita / Poi richiamar non vale”.

     

    L’arroganza del potere trumpiano in USA

    Trump invece ha più volte dimostrato di “fregarsene” della libera stampa: o sono amici pronti a incensarlo o nemici con cui non parla, che ignora nelle conferenze stampa e le cui testate sono tacciate di faziosità. Per cui lui accetta le domande, per poter sparare le sue iperboli da show e fare le classifiche di buoni e cattivi.

    Walter Veltroni in un recente articolo su “Il Corriere della Sera” ha riportato le decisioni censorie della Florida, Stato governato dai Repubblicani, che ha vietato alle biblioteche scolastiche di detenere centinaia di libri fra i quali quelli che trattano tematiche di sessualità e addirittura “Il diario” di Anna Frank!

    Un bruttissimo segnale di censura. I libri e la libertà di pensiero fanno paura al potere. Trump e sodali sarebbe stati a fianco di Tiberio e del Senato asservito all’imperatore nel 25 d. C. quando, come scrisse Tacito, Aulo Cremuzio Cordo, senatore e storico, fu accusato di un crimine novum ac tunc auditum (nuovo e mai sentito prima), quello di criticare l’Imperatore ed essere nostalgico della Repubblica.

    Opera omnia di Tacito, edizione del 1598 (da Wikipedia)

    Fu deliberato di bruciare in pubblico i suoi libri, ad iniziare dagli Annales e lui si lasciò morire di fame per non subire la condanna definitiva; come viene ricordato da Seneca nella “Consolazione a Marcia” (la figlia di Aulo, che dopo il padre perse anche il figlio).

     

    Silenzi, Raggiri e vittimismo

    In ogni caso l’atteggiamento di Meloni certo non incoraggia i media e i cittadini e le cittadine d’Italia. Lei ha scelto di fare dichiarazioni unilaterali, spesso a testate amiche o controllate e frequentemente i contenuti che riporta sono non attendibili o imprecisi (più del 60% secondo “Pagellapolitica”). Tocca agli organi di stampa smascherare silenzi e menzogne ed informare correttamente i cittadini.

    Ma Meloni e colleghi si stanno allenando, da quando hanno conquistato il potere, in varie forme di azioni tutte volte a limitare o conculcare la libertà di parola e la corretta informazione.

    La scelta più irritante è il prolungato silenzio istituzionale su argomenti strategici per il Paese, quali il torturatore libico Almasri rimpatriato con nostro volo di stato o la posizione nazionale rispetto agli eccidi a Gaza.

    Poi vi è la promulgazione di leggi e decreti liberticidi che non hanno alcun aspetto di urgenza, ma solo l’obiettivo di limitare ambiti di libertà finora sanciti, per esempio la “legge bavaglio” o il “decreto sicurezza” di cui abbiamo già parlato su queste pagine.

    Altra consolidata azione deprecabile è quella della distrazione di massa attuata in momenti caldi del dibattito politico. Quella più vergognosa che subito viene in mente fu la dichiarazione ingiuriosa della Meloni sul Manifesto di Ventotene che fece infiammare qualunque vero democratico del nostro Paese. Non serve Chomsky per spiegare che con quella ingiuria la Meloni deviò per settimane l’attenzione dai gravi problemi dovuti all’inefficienza del suo governo e dai silenzi istituzionali a un dibattito artificioso attivato con travisamenti fatti ad arte. Spazzatura.

    Cartellone del Manifesto di Ventotene ad Aielli, in Abruzzo (Foto Wikipedia)

    Infine un duplice atteggiamento francamente inaccettabile: da una parte quello di demonizzare e screditare gli avversari siano politici all’opposizione, siano giornalisti o opinionisti rei di aver criticato il governo, ricordiamo per la gravità dei toni e l’indicazione di scrittori come bersagli da colpire i casi di Saviano e Scurati. Il secondo atteggiamento collegato è quello di imputare agli avversari i fallimenti dell’azione di governo o di singole iniziative, come non ricordare la vergognosa ideazione e realizzazione del carcere per emigranti a Gjader, in Albania, e l’enorme sperpero di denaro pubblico perpetrato dal governo nonostante i numerosi pareri avversi politici e di merito. Nell’estate 2025 su 800 posti disponibili ne sono occupati 25; di 140 persone inviate dall’Italia più dell’80% sono usciti in breve dal CPR.

    Infine è stata sconcertante la decisione di consegnare ruoli istituzionali o governativi nelle mani di personaggi impreparati e spesso impresentabili, come il Presidente del Senato La Russa o i ministri Lollobrigida, Nordio, Santanchè e Salvini. Resta altrettanto sconcertante la difesa a priori anche di chi fra loro ha compiuto errori gravi o ha gravi situazioni collegate a indagini in corso.

     

    Cosa ci aspetta in futuro?

    Non è un problema di destra o sinistra, di idee più progressiste o più conservatrici; non si vogliono contare gli errori, inevitabili in tutte le attività umane; non è neanche un problema di priorità, è comprensibile che approcci diversi conducano a scelte diverse, semmai contrapposte. Se le azioni istituzionali e di governo vengono realizzate nell’ambito della cornice costituzionale e in piena rispondenza alle normative in corso e se sono realizzate in modo da risultare oggettivamente utili per la cittadinanza, potranno ricevere critiche, ma non possono risultare liberticidi o anti-democratiche.

    Per fare esempi recenti, anche la Thatcher, conservatrice, e la Merkel, cristiano-democratica effettuarono scelte non progressiste in vari occasioni, ma nel complesso lasciarono una traccia indelebile nella storia del loro paese, per il quale davvero operarono.

    La Meloni è sicuramente abile nel fioretto verbale, nello scegliere a volte espressioni simpatiche (le famose “faccine”), nel contenere le intemperanze della sua maggioranza. Qual è il contributo concreto dato in questi tre anni al Paese? Soprattutto, se preferisce non parlare con i giornalisti e continuare con silenzi, raggiri e vittimismo, pensa davvero di distinguersi in positivo?

    Non credo che arriveremo alle enormità degli USA di Trump, non credo neanche ci sia una volontà imitativa del ventennio fascista, mi sembra invece che ci sia l’impreparazione di un gruppo politico in precedenza non associato al governo, se non in parte da Berlusconi, accoppiata ad un atteggiamento altezzoso verso chiunque esprimi critiche; una sorta di perenne “non parlate al conducente”.

    Meloni e sodali hanno avuto il tempo per evolversi e cambiare in maniera più professionale e democratica. Non lo hanno fatto e sembra non lo vogliano fare. Per tanto fino alle prossime elezioni ci possiamo attendere un ripetersi degli atti cui abbiamo assistito. Questa è la situazione da fronteggiare.

    Nel recente “G20 dell’informazione” promosso dalla Basilica di S. Pietro a Roma tre sono state le parole chiave cui ispirarsi per la libertà di parola e stampa: “verità, dignità e libertà”. Le considereranno i nostri governanti?

    Sarà responsabilità nostra, come cittadini, quella di ricordare l’elenco di atteggiamenti inaccettabili di questa Presidente del Consiglio, dei suoi ministri, dei suoi collaboratori e dei vari scherani e corifei della corte. Sarà nostra responsabilità ricordare di essere stati derisi o ingannati con silenzi, siparietti da avanspettacolo, mezze verità, raggiri.

    Martin Luther King (Foto da Wikipedia)

    Resti ben presente nella nostra memoria e influenzi le nostre scelte quanto più volte disse ai fratelli e alle sorelle di colore Martin Luther King: “Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”.

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    Pietro Ragni

    Primo tecnologo dell’ISB-CNR, responsabile brevetti per il Dip. Agro-alimentare CNR e del monitoraggio radon presso la Camera dei deputati. Presidente di Erfap Lazio. Direttore del Consorzio universitario INBB; autore di numerosi articoli e libri scientifici, articoli di divulgazione e un brevetto. Cofondatore di dieci spin off in Bio-scienze. Esperto di valutazione e gestione progetti europei.

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