Lo Stato della Palestina? No, forse, ci avviciniamo. Giorgia Meloni al passo del gambero sul riconoscimento dello Stato della Palestina. La presidente del Consiglio progressivamente passa da un secco no a un quasi sì.

Prima boccia come “irresponsabile” la missione di Flotilla, le manifestazioni di piazza e lo sciopero generale della Cgil di Landini in favore della Palestina. Paragona addirittura la sinistra italiana al terrorismo anti israeliano perché «è più fondamentalista di Hamas». Poi dice sì al riconoscimento dello Stato della Palestina ma «quando ci saranno le condizioni».
È un atteggiamento in controtendenza verso il sì allo Stato della Palestina da parte della maggioranza dei paesi del mondo, compresi quelli europei. Perché? I motivi sono due: la lunga campagna elettorale per il voto amministrativo in molte regioni italiane; l’atteggiamento benevolo di Donald Trump verso Benjamin Netanyahu, il premier israeliano di estrema destra sostenitore della guerra totale contro Hamas.
Meloni però non fa il pieno di voti nelle elezioni regionali. La coalizione di destra-centro vince nelle Marche e in Calabria tuttavia perde in Toscana. Le posizioni sulla Striscia di Gaza sia del centro-sinistra sia del destra-centro pesano poco nel voto amministrativo e contano molto di più i risultati ottenuti dai governi locali.
La presidente del Consiglio invece incassa un grande successo con Trump. Va a Sharm el-Sheikh in Egitto per partecipare al vertice internazionale sulla sigla della tregua a Gaza e sul processo di pace in Medio Oriente. Dice: il cessate il fuoco a Gaza non arriva «né per Landini che sciopera, né per Albanese che insulta la Segre, né per Greta con la Flotilla. C’è una persona da ringraziare, Trump, presidente degli Usa repubblicano».

Trump è il grande protagonista della tregua nella lunga guerra piena di orrori tra Israele e Hamas. Commenta: ora «sarà l’età dell’oro di Israele e l’età dell’oro del Medio Oriente». Il cessate il fuoco è un risultato eccezionale anche se basta poco per riaccendere la miccia (già si sono ricominciati a contare i morti per scontri sporadici e per la resa dei conti tra Hamas e altri gruppi palestinesi). Il presidente degli Stati Uniti torna a lodare Giorgia Meloni: «È una donna giovane e bellissima» e «una politica di grande successo». La presidente del Consiglio ottiene un nuovo attestato del rapporto speciale con il presidente dell’America favorevole agli atti autoritari verso gli immigrati e le minoranze. Promette che l’Italia farà la sua parte per contribuire a stabilizzare il cessate il fuoco. Guido Crosetto annuncia: «Riprende l’attività italiana a Rafah», la porta di accesso degli aiuti a Gaza al confine tra l’Egitto e la Striscia occupata dall’esercito israeliano. «L’Italia manda 250 carabinieri», precisa il ministro della Difesa.
Il “pattinaggio” di Meloni con sortite populiste formalmente ha successo sul populista Trump, ma sembra avere scarso peso nella difesa degli interessi economici italiani. I “dazi reciproci” generali statunitensi sono del 15% verso l’Italia come per il resto dell’Unione Europea. È una stangata che mette in allarme soprattutto il settore farmaceutico e dei vini. Ma molti comparti sono in emergenza. Gli Stati Uniti, ad esempio, minacciano tariffe iperboliche di oltre 100% dal primo gennaio 2026 sulla pasta made in Italy.


