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    Home»Mondo»Dopo lo shutdown, Trump anatra zoppa
    Mondo

    Dopo lo shutdown, Trump anatra zoppa

    Domenico MaceriDi Domenico MaceriNovembre 19, 20250 VisualizzazioniTempo lettura 5 min.
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    Shutdown USA
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    Chuck Schumer “pensava di fratturare l’unità repubblicana ma i repubblicani hanno piegato lui”. Con queste parole Donald Trump ha caratterizzato il leader democratico del Senato che si è arreso, ponendo fine allo shutdown senza ottenere nulla dopo 40 giorni della chiusura dei servizi non essenziali del governo. Trump ha cantato vittoria ma in realtà i repubblicani sono usciti malconci dallo shutdown poiché nonostante la loro resa i democratici ci guadagneranno politicamente.

    I sette senatori democratici che hanno votato per porre fine allo shutdown non sono riusciti ad ottenere il ripristino dei sussidi sanitari all’Affordable Care Act (ACA, Obamacare). Con la scadenza di questi sussidi il costo dell’assicurazione medica per una ventina di milioni di americani è raddoppiato e in alcuni casi triplicato. Il compromesso raggiunto include una promessa che i senatori repubblicani permetteranno un voto sui sussidi, in effetti, una briciola di quello che avevano richiesto. Il disegno di legge per eliminare lo shutdown include anche una bella “briciola” per 8 senatori repubblicani che potrebbero denunciare il governo Usa per danni subiti durante le indagini di Jack Smith, il procuratore speciale che aveva indagato Trump sugli eventi dell’insurrezione per ribaltare l’esito elettorale del 2020. Smith avrebbe ottenuto dati privati dei cellulari di alcuni senatori e parlamentari sulle loro comunicazioni prima e dopo l’insurrezione al Campidoglio del 6 gennaio 2021. La promessa del voto sui sussidi non è garanzia di successo al Senato. Peggio alla Camera dove Mike Johnson, lo speaker, non ha nemmeno promesso che permetterà un voto. Ma anche in caso di un voto favorevole al Senato e alla Camera il disegno di legge andrebbe a finire sulla scrivania di Trump che con ogni probabilità imporrebbe il suo veto.

    Le possibilità di successo sui sussidi appaiono ovviamente remote anche se alcune voci repubblicane si sono sollevate a suo favore. Alla Camera una decina di parlamentari repubblicani hanno espresso il loro consenso poiché dopotutto la scadenza dei sussidi colpisce anche gli elettori repubblicani. La voce più stridula fra questi è quella di Marjorie Taylor Greene, parlamentare ultra conservatrice della Georgia e fino a poco tempo fa grande sostenitrice di Trump. La Greene però ha iniziato a prendere le distanze soprattutto sulla questione dei sussidi. In parecchie interviste ha dichiarato che i suoi familiari ne faranno le spese poiché i costi della loro assicurazione aumenteranno in maniera stratosferica. La Green ha reiterato che i democratici avevano imposto il “disastro” dell’Obamacare agli americani e che i repubblicani non avevano fatto nulla per risolvere la questione.

    Difficile darle torto sulla mancata azione dei repubblicani. Trump e i repubblicani le hanno provate tutte per eliminare Obamacare e rimpiazzarla con un sistema migliore. In realtà non hanno fatto nulla. Persino in uno dei dibattiti presidenziali dell’anno scorso Trump fu costretto ad ammettere che per rimpiazzare Obamacare lui aveva qualche nozione. Pressato a chiarire emerse chiaramente che non aveva nessun piano.

    Se i democratici non sono riusciti a cogliere il bersaglio in pieno uscendone sconfitti come hanno dichiarato alcuni progressisti, allo stesso tempo, dal punto di vista politico hanno messo in tasca capitale utile per le future elezioni di midterm. Il blocco dello shutdown ha messo a nudo due cose sull’Obamacare. La prima è che la legge approvata da Barack Obama nel 2010 è divenuta popolare ed infatti essenziale per gli americani. Secondo un sondaggio il 74 percento degli americani supporta l’estensione dei sussidi all’Obamacare. Una cifra altissima che dovrebbe fare paura ai repubblicani che saranno visti responsabili per gli aumenti dei costi. Allo stesso tempo ha messo a nudo il fatto che i repubblicani parlano ma in realtà non concludono nulla e appaiono sempre più il partito dei ricchi. In pieno shutdown che alla scadenza dei sussidi ha incluso la sospensione e poi il ripristino dei buoni pasto SNAP che beneficiano 42 milioni di americani, Trump ha fatto una festa favolosa stile Great Gatsby a Mara-a-Lago. Esempio classico di “qu’ils mangent du gâteau”.

    Se Trump può cantare vittoria sullo shutdown le ombre sulle elezioni del midterm dell’anno prossimo si anneriscono ancora di più considerando le sconfitte repubblicane alle recentissime elezioni del 2025. Trump ha riconosciuto la sconfitta repubblicana spiegando che lui non appariva nelle schede elettorali. Il suo nome non apparirà nemmeno nelle schede elettorali delle midterm e ciò dovrebbe preoccuparlo perché, come si sa dalla storia, il presidente in carica ha pessime opportunità di mantenere la maggioranza in una e a volte in ambedue le Camere nelle elezioni di metà mandato. Erick Erickson, noto commentatore di destra ha dichiarato che lo stato “di anatra zoppa” di Trump si avvicinerà più rapidamente. La perdita alle midterm del 2026 appare evidente per Erickson poiché il nome di Trump non “apparirà più nelle schede elettorali”. Anche Steve Bannon, ex stratega del presidente, ha echeggiato i sentimenti di Erickson. Bannon però ha aggiunto che Trump dovrebbe sfidare la costituzionalità che limita a due i mandati presidenziali. Lo farà Trump?

    Chuck Schumer politica USA shutdown USA
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    Domenico Maceri

    PhD, è professore emerito all’Allan Hancock College, Santa Maria, California. Alcuni dei suoi articoli hanno vinto premi della  National Association of Hispanic Publications.

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