L’Unione europea e gli Stati membri hanno passato la maggior parte del 2025 a discutere dell’impatto economico dei dazi imposti da Trump sull’industria europea. Ma le dipendenze delle supply chains dalla Cina – dalle terre rare agli chips – rappresentano un problema ancora maggiore. Queste sono estremamente difficili, se non impossibili da aggirare, almeno nel breve e medio termine. La Cina lo sa e sta usando a pieno il suo potere coercitivo sugli Stati Uniti e l’Europa. Occorre notare che le terre rare sono più importanti per l’Europa rispetto agli Stati Uniti perché ne importano quattro volte il volume degli Stati Uniti e la Germania da sola rappresenta la metà delle importazioni dell’UE.

Per accedere alle terre rare prodotte in Cina, e a una serie di prodotti derivati, le aziende europee devono fornire informazioni dettagliate sulle loro attività commerciali al governo cinese. Secondo quanto riportato da Bloomberg, ciò include informazioni riservate, come i piani di produzione, posizionamenti strategici e potenziali volumi di produzione. Questo non è solo informazione preziosa per le aziende cinesi ma anche per il governo cinese. Le terre rare hanno applicazioni significative non solo nell’industria automobilistica ma anche nel settore della difesa. Poiché quasi tutte le forniture di terre rare della Germania provengono dalla Cina, per un’azienda tedesca diventare molto difficile evitare tali requisiti amministrativi. Così facendo, il governo cinese si trova in posizione di forza e in una certa misura condiziona le supply chains del complesso industrialo-militare tedesco.

Sebbene le terre rare rappresentino un problema importante dal punto di vista economico e geopolitico, ci sono altri beni relativamente innocui che possono diventare molto difficili da reperire se le supply chains transitano attraverso la Cina o vengono coinvolti in embarghi e divieti di esportazione. L’industria automobilistica ne è un caso emblematico: Bosch potrebbe affrontare un calo della produzione di componenti auto a causa di una carenza di semi conduttori dopo i controlli sulle esportazioni della Cina su Nexperia, un’azienda di proprietà cinese cui il governo olandese ha preso il controllo appunto per evitare possibili interruzioni nella catena di produzione

La strategia europea tra ritardi e dilemmi

La Commissione europea ha talenti e competenze per disegnare piani e strategie ma la difficoltà è poter attuarli nei tempi e modi stabiliti. Nel 2023, l’UE ha approvato un piano per ridurre la sua dipendenza per le materie prime critiche, con l’obiettivo di ridurre la sua dipendenza nei confronti della Cina. Il piano è di difficile attuazione perché richiede capitale privato pronto ad essere investito in progetti minerari e nuove infrastrutture per processare e riciclare i materiali. Dall’adozione del ‘Critical Raw Materials Act ’ due anni fa, i fondi mobilitati dagli Stati non sono ancora stati messi in opera. Nel 2023, la Francia si adoperò per costituire un fondo strategico per i metalli critici per mobilitare € 2 miliardi dal settore privato con €500 milioni di capitale di start up. In Germania, la banca pubblica KfW ha annunciato un fondo di € 2 miliardi. In Italia, il governo intende mobilitare € 1 miliardo mediante debito pubblico cui si aggiunge un importo equivalente da parte di investitori privati. Tuttavia, questi annunci non si sono ancora tradotti in finanziamenti effettivi per due ragioni: la prima è dovuta allo sviluppo più lento del previsto del mercato delle auto elettriche che ha allentato le pressioni sulla domanda di materie prime; la seconda, più ovvia, è che i progetti non offrono una redditività sufficiente per garantire un coinvolgimento di capitali privati.

Le difficoltà di raccolta dei fondi privati contrastano con il senso di urgenza per risolvere il problema della dipendenza dalla Cina per le terre rare. Perché allo stesso tempo ci sono altri obiettivi e priorità che devono essere affrontati come la difesa o l’energia che richiedono risorse ingenti. Poi c’è il classico problema di ‘collective action’, in cui ogni Stato deve disegnare il proprio piano mentre sarebbe molto più efficiente risolvere il problema attraverso un coordinamento dei piani nazionali e una centralizzazione dei fondi a livello comunitario.

In risposta ai recenti controlli delle esportazioni di terre rare da parte della Cina – ora sospesi per un anno a seguito dell’incontro tra Trump e Xi Ping il 30 ottobre 2025- la Commissione europea ha messo a punto un nuovo piano ( ReSourceEU) per ridurre le dipendenze dalla Cina , sulla falsa riga del piano varato per la dipendenza energetica dalla Russia ( RePower EU). Il piano è costituito da tre leve principali- riciclo, investimento nella produzione europea, partenariati internazionali – in linea con gli obiettivi del Critical Materials Act adottato nel 2024. L’idea principale è di centralizzare l’acquisto e lo stoccaggio di materie prime per le aziende europee, seguendo l’esempio della strategia giapponese che riuscì attraverso un coordinamento centrale di ridurre la dipendenza dalla Cina dal 90% al 60%. Tuttavia, mentre questa strategia comporterà dei benefici per l’UE, diventa necessario allo stesso tempo sviluppare le tecnologie innovative di riciclo e di trasformazione di materiali alternativi per ridurre le importazioni dalla Cina.

Le opzioni per l’UE, e in particolar modo per la Germania, e le sue aziende basate in Cina, restano per ora molto limitate. Inoltre, il processo di trovare fornitori alternativi di materie prime, sviluppare capacità proprie di lavorazione e riciclo, e disegnare alternative valide richiede tempo. A lungo termine, l’UE potrebbe essere in grado di ridurre la sua dipendenza dalle terre rare cinesi, ma non nel breve e medio periodo.