La mattina del 6 dicembre, i bambini ucraini guardano subito sotto il cuscino alla ricerca di un regalo. È il giorno di San Nicola, patrono dei bambini, dei viaggiatori e dei marinai. Ma non è sempre stato così. Durante la mia infanzia, nell’epoca sovietica, i regali ai bambini venivano portati da Nonno Gelo insieme alla sua nipote Nevica. E lo facevano durante le recite di Capodanno. Il giorno di San Nicola (allora si festeggiava ancora il 19 dicembre) mia madre mi metteva di nascosto sotto il cuscino un sacchetto di caramelle, ma senza spiegarmi il perché.
Solo da adulta ho scoperto che San Nicola era uno dei santi più venerati e che aveva molti “parenti” in diversi Paesi europei con i nomi simili: Miklas, Nikolo, Nikolao, Santa Clos, Nikolaus e il più famoso Santa Claus. La tradizione di regalare dolciumi ai bambini in questo giorno esiste anche in Italia, ho avuto modo di osservare questa usanza nella regione della Valle d’Aosta, ma è probabile che esista anche in altre zone, dato che le reliquie di questo santo si trovano proprio in Italia, nella città di Bari.

Francobollo postale dell’Ucraina, 2002
Se si trattasse solo della sostituzione di San Nicola con Babbo Natale nell’epoca sovietica, non ci sarebbe nulla da dire. Ma in realtà la questione era molto più complessa. Dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi, i nuovi governanti si resero conto di avere a che fare con una popolazione profondamente religiosa. Questo a loro non andava affatto bene, non avevano alcuna intenzione di dividere il potere con la Chiesa. Pertanto, decisero di distruggere quest’ultima. Le chiese furono chiuse, i sacerdoti imprigionati, esiliati o costretti a servire il nuovo regime, oppure fisicamente eliminati; i dogmi religiosi furono ridicolizzati e proibiti. Tuttavia, questo non servì a molto. La gente continuava a seguire i riti religiosi in segreto. Fu quindi presa una decisione molto astuta: se non era possibile distruggere la tradizione, bisognava sostituirla con un’altra, molto simile, ma diversa nella sua natura.

Icona nella Basilica di San Nicola, Bari
In primo luogo, è stato abolito il giorno festivo di Natale. Ciò è stato favorito dalla confusione sulle date delle celebrazioni. All’epoca, l’Ucraina, insieme ad alcune altre chiese ortodosse, celebrava il Natale il 7 gennaio. Tutto è dovuto a un anacronismo storico. Nel Medioevo, infatti, si scoprì che il calendario giuliano presentava delle imprecisioni che spostavano tutte le date di anno in anno. Si decise quindi di aggiornarlo, introducendo il calendario gregoriano. Tuttavia, la Chiesa ortodossa decise di non aderire a tale aggiornamento e la data del Natale continuò a spostarsi. Cento anni fa, dopo la rivoluzione bolscevica, la differenza aveva già raggiunto i 13 giorni. In quel periodo fu proclamata la Repubblica Popolare Ucraina, che decise di festeggiare il Natale insieme alla maggior parte delle chiese cristiane, il 25 dicembre. Tuttavia, con la sconfitta della Repubblica Popolare Ucraina, la Chiesa fu costretta a tornare alle vecchie regole. Ai bolscevichi andava bene il Natale fosse celebrato secondo il vecchio stile. Nella vita pubblica si utilizzava il calendario gregoriano, mentre la Chiesa seguiva quello giuliano. Di conseguenza, il Natale cadeva dopo Capodanno ed era un normale giorno lavorativo.
Ma il Natale continuava a esistere. Le persone, soprattutto quelle che lavoravano nel settore pubblico, iniziarono a condurre una doppia vita: sul lavoro si comportavano come convinti atei, ma a casa addobbavano l’albero di Natale e preparavano i tradizionali piatti natalizi. I contadini, che non temevano di perdere il posto di lavoro, ignoravano completamente i capricci del potere e continuavano a cantare i canti natalizi, a preparare il presepe, l’albero di Natale e tutto il resto.
Pertanto, nel 1928, con un decreto speciale fu vietata la celebrazione del Natale e iniziarono le persecuzioni e le derisioni delle usanze e degli attributi natalizi. L’albero di Natale fu inizialmente proibito, ma poi fu reintrodotto, sebbene solo come albero di Capodanno. La stella di Natale, tradizionalmente ottagonale in Ucraina, fu sostituita da una stella a cinque punte di matrice bolscevica. Il posto di San Nicola fu preso da Nonno Gelo e dalla Nevica. Nei canti natalizi le parole che glorificavano Dio e il Natale, furono sostituite da quelle che esaltavano il partito e la vita felice che esso aveva portato al popolo. Ma neanche questo funzionò del tutto.

Scultura di Ded Moroz (Nonno Gelo). Russia, Vologda, 2010
Il canto natalizio e il presepe vivente divennero un atto di silenziosa ribellione contro il regime sovietico. Gli attivisti popolari cercavano con tutte le loro forze di preservare le tradizioni ucraine. Raccoglievano antichi canti natalizi e sostenevano le usanze popolari. Fu allora che iniziò la persecuzione aperta di chi continuava a impegnarsi in queste attività. L’episodio di repressione più noto fu l’arresto dei cantori natalizi a Kiev e Leopoli il 12 gennaio 1972. Tra gli arrestati c’erano giovani intellettuali, come il poeta Vasyl Stus, il critico letterario Ivan Svitlychny, il pubblicista Vyacheslav Chornovil, la poetessa Iryna Stasiv-Kalynec, l’artista Stefania Shabatura e il filosofo Yevhen Sverstiuk. Ma questi non erano casi isolati. In tutto il Paese, durante le festività natalizie, la polizia locale e gli insegnanti dovevano pattugliare le strade per registrare i nomi dei cantori. Nei giorni successivi, gli adulti subirono le conseguenze sul posto di lavoro, mentre i bambini venivano umiliati davanti ai loro compagni di scuola.
Spesso mi ricordo l’infanzia, quando insieme agli amici ci travestivamo in modo irriconoscibile e andavamo a cantare i canti natalizi, sfuggendo ogni volta all’occhio vigile degli insegnanti, costretti a trascorrere l’intera serata festiva alla ricerca degli alunni disobbedienti. Ci consideravamo così astuti e sfuggenti! Solo molti anni dopo ho cominciato a capire che la nostra astuzia era aiutata soprattutto dal silenzioso sabotaggio da parte degli insegnanti, che “non vedevano” e, se anche vedevano, “non riconoscevano” i loro ostinati disobbedienti alunni. Spero sinceramente che in Ucraina non torni mai più un potere che imponga quali canzoni e quali tradizioni conservare e quali abbandonare per sempre. Perché il Natale esiste anche adesso, in tempo di guerra. E dov’è finita quell’Unione Sovietica che cercava di distruggerlo?

Cantori natalizi a Leopoli
Per concludere questo racconto, vorrei proporvi la mia traduzione di uno dei più bei canti natalizi, che in epoca sovietica fu trasformato in canto di Capodanno. Non è difficile, provate a cantarla anche voi!
Per avere la versione sovietica basta sostituire la prima strofa: «Buona sera a tutti in questa famiglia/ canta la gioia nostra terra amata/ l’anno nuovo ora è nato!». In tutte le altre strofe sostituiamo “il figlio di Dio” con “l’anno nuovo” e buttiamo via le tre strofe in cui si parla di feste religiose… et voilà! Un perfetto canto di Capodanno!
Buona Santa Vigilia a questa famiglia!
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
Cena apparecchiate con le tele pregiate
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
Poi mettete i pani dei migliori grani
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
Arriveranno presto tre solenni feste
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
La prima delle feste è il Santo Natale
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
La seconda festa è il giorno di San Vasylia
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
La terza grande festa è il Battesimo dell’acqua
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
Insieme a noi festeggia tutta la famiglia
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
Tutta la famiglia, intera Ucraina!
Canta la gioia nostra terra amata
Figlio di Dio ora è nato!
Potete ascoltare questo canto natalizio nella versione originale eseguito dal famoso ensemble maschile ucraino “Pikkardiiska Tertsiya” al seguente link: