
Biella
Le città sono cantieri in costante dinamica evoluzione, sfuggono alle logiche di globalizzazione cercando di esaltare la propria unicità e autenticità, affrontando sempre nuove sfide. Ma la crescita e la trasformazione delle città presuppongono che si utilizzino adeguati strumenti di pianificazione, con chiari obiettivi da raggiungere, con lo studio di tante variabili e con tutte le difficoltà organizzative che comportano. Il termine “progetto”, dal latino pro (avanti) e jacere (gettare avanti) ha in sé il concetto di anticipare il futuro, creando sempre problemi nuovi, gestendo sempre nuove sfide, provando a realizzare ciò che ancora non esiste. Il progetto è un lavoro creativo, una trasformazione consapevole, in cui ipotesi, idee, scelte e visioni diverse, processi relazionali e interazioni si fondono in una pianificazione. Bisogna valutare le diverse alternative, ridurre i rischi, sfruttare le opportunità, razionalizzare e individuare le attività operative e, se possibile, superarne i limiti. Per predisporre Piani efficaci di sviluppo della città è fondamentale l’analisi dell’ambiente esterno per coglierne i vincoli e i vantaggi, definirne i punti di forza e di debolezza e fissare gli obiettivi temporali delle possibili trasformazioni, utilizzando la giusta strumentazione.
In Italia la prima fase di pianificazione urbanistica è stata predisposta negli anni ’40 con la precisa applicazione della legge 1150 del 1942, nota come Legge Urbanistica Fondamentale, nata come prima reazione all’incontrollata espansione urbana. Vengono introdotti il Piano Regolatore Generale (PRG), il Piano Territoriale di Coordinamento (PTC) e l’obbligo di licenza edilizia nei centri abitati. Ma solo verso la metà degli anni ’60, e in particolare soprattutto perché forzati da eventi calamitosi quali la frana di Agrigento e le alluvioni di Firenze e Venezia, si promulgherà una legge con lo scopo di arrestare il processo di progressivo degrado e di irrefrenabile sfruttamento del territorio. Nell’attesa di una vera riforma urbanistica il 1° settembre 1967 verrà approvata in Parlamento la “legge ponte”, un simbolico ponte tra la situazione al tempo e la normativa urbanistica futura, con il compito di limitare le possibilità di edificazione nei comuni sprovvisti di strumenti urbanistici, e che introduceva l’obbligo della licenza edilizia per qualsiasi costruzione da effettuarsi in ogni parte del territorio comunale. La normativa urbanistica italiana attuale si basa principalmente sul Testo Unico dell’Edilizia (D.P.R. 380/2001), costantemente aggiornato per semplificare le procedure, ma la base resiste sulla “vecchia” legge urbanistica del 1942. Oggi l’attualità è nei masterplan, elaborati con grafici e cartografie che illustrano le idee di trasformazione delle aree visualizzando schematicamente le linee guida degli interventi progettuali, le modificazioni del paesaggio, i nuovi interventi sul costruito e le infrastrutture. Si istruiscono masterplan strategici per indirizzi progettuali specifici, dedicati al turismo, alla mobilità, a particolari quartieri o attività, con studi di fattibilità e strategie peculiari. Sono strumenti che, affiancati da analisi approfondite del contesto urbano sotto diverse prospettive (sociali, culturali, economiche) permettono inoltre programmazioni accurate sugli interventi finanziari relativi alle spese pubbliche.

Recco, Liguria
La complessità di una città richiede una pianificazione strategica che tenga conto del governo e delle sue evoluzioni, dei suoi dinamismi e delle sue condizioni di stabilità o instabilità. E l’evoluzione naturale della Pianificazione urbanistica è il passaggio obbligato alla Pianificazione Culturale urbana, che pone le sue basi concettuali nei saggi di Patrick Geddes, biologo e sociologo scozzese, che già nel 1915 assegnava alla pianificazione urbana il ruolo di far interagire la comunità con l’evoluzione della città, in un rapporto equilibrato con l’ambiente. Nella scia di Geddes, Mumford e Jacobs hanno sottolineato la necessità di una maggior umanizzazione dei contesti urbani per migliorarne la qualità della vita, coinvolgendo le arti e il design urbano (1961). E un contributo importante verso la fine degli anni ’70 arriva dalle teorie di Robert McNulty, che introduce i primi concetti di città creativa, dove l’architettura, il verde, i servizi culturali, le attività artistiche e il turismo sono collegati, contribuiscono alla qualità della vita e producono valore socio-economico, proponendo l’uso strategico e integrato delle risorse culturali per lo sviluppo urbano e della comunità. La Pianificazione culturale si afferma sempre più nella pianificazione urbana dagli anni ’80, con il declino del modello di sviluppo industriale, quando si sviluppano i programmi di eventi culturali che promuovono la ricchezza e la diversità delle città. Da un’iniziativa del 1983 dell’allora Ministro greco della Cultura, Melina Mercuri, ha preso il via il Progetto Europeo “Capitali della Cultura”e Atene naturalmente nel 1985 fu la prima designata.
Negli anni a seguire l’iniziativa ha avuto sempre più successo, con un crescente impatto culturale e socioeconomico, soprattutto per il turismo attratto e per le iniziative e le proposte culturali e sociali che vengono promosse di volta in volta per valorizzare le città scelte. Le prime esperienze hanno avuto una configurazione da Festival estivo, poi dal 1987 si sono trasformate in Festival annuali, valorizzando a seconda del contesto le peculiarità turistiche, i valori storici, le caratteristiche etniche, le specificità geografiche. Dal 2007 annualmente ne vengono designate due, e per il 2026 la scelta è caduta su Oulu (Finlandia) e Trenčín (Slovacchia). A Oulu il programma mette al centro la sostenibilità sociale ed economica, intrecciando il rapporto tra natura, clima nordico, cultura Sami e paesaggio artico. La città slovacca di Trenčín punta invece sulla trasformazione urbana e culturale, con l’obiettivo di rafforzare i suoi legami con l’Europa. In Italia è nato nel 2015 il programma “Capitale italiana della cultura”. Inizialmente sono state premiate le città finaliste a Capitale Europea della Cultura (Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna, Siena) e dal 2016 il titolo è assegnato tramite bando alle città italiane, con l’obiettivo di sostenere la progettazione culturale, migliorare i servizi turistici e valorizzare l’identità locale. La Capitale eletta nel 2026 è L’Aquila, che punta sulla sperimentazione artistica e il rilancio socio-economico, potenziando la coesione sociale, il benessere, la creatività e l’innovazione, la sostenibilità socio-ambientale, puntando sulla valorizzazione non solo del centro storico ma anche dei Borghi abruzzesi nelle aree rurali e montane, spesso ai margini dei circuiti culturali.