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    Tutti Europa ventitrentaTutti Europa ventitrenta
    Home»Diritti»La nuova legge elettorale: anche NO!
    Diritti

    La nuova legge elettorale: anche NO!

    Piero SandulliDi Piero SandulliGiugno 10, 202622 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    NICCOLO' CARANTI
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    Archiviato il referendum, sulla simmetria del processo penale, messa nel dimenticatoio la normativa sullo status giuridico di Roma Capitale, ora lo scontro politico (rectius partitico) si è spostato sulla legge elettorale.
    La storia delle riforme delle norme per la scelta dei nostri parlamentari nasce da lontano.
    I Padri Costituenti non ritennero di inserire il sistema elettorale nella Carta, per evitare di ingessarlo.
    All’inizio della storia della nostra Repubblica il sistema elettorale scelto era quello proporzionale, con la espressione, nella scheda, di preferenze.
    Il metodo scelto, però, privo di una soglia di sbarramento per i partiti, ben presto fece sorgere problemi per la governabilità del Paese, tanto da far pensare ad un premio di maggioranza per garantire la stabilità dell’Esecutivo.
    Tuttavia, quella norma che garantiva al raggruppamento di partiti che avevano ottenuto la maggioranza di fruire di un limitato premio, fu bollata come: “legge truffa “e non venne mai applicata.
    Si giunse, così, all’inizio degli anni novanta, del secolo scorso, quando il movimento referendario, promosso da Mario Segni, dette vita, con le due consultazioni popolari del 1991 e del 1993, ad una vera e propria rivoluzione del sistema elettorale, impedendo la scelta del sistema elettorale maggioritario.
    Purtroppo, la volontà popolare, che aveva portato alla normativa sulla elezione diretta del Sindaco(sulla base del doppio turno di collegio), non ha portato ad una legge chiara, come gli elettori del referendum volevano: basata su un sistema maggioritario puro, con un doppio turno ed anticipato da primarie regolate dalla legge.
    Le successive riforme hanno operato, nel tempo, limitando sempre più la valenza maggioritaria e recuperando il peso del sistema proporzionale, con l’unico correttivo dello sbarramento.
    Sono, però, sparite le preferenze e le liste sono formate con dei nominati dai partitino sempre meritevoli.
    Ora, si vuole eliminare totalmente il maggioritario, facendo sparire i collegi territoriali.
    Si cerca di tornare al proporzionale, con sbarramento, ma assistito da un rilevante premio di maggioranza, che porterebbe chi ha ottenuto il 42% fino a fruire del 60%, altro che la pudica “legge truffa”.

    Prima di entrare nel merito di questa discutibile riforma, è necessario ricordare che le leggi sulle regole del gioco debbono essere fatte da tutte le forze politiche e che sarebbe opportuno che detta riforma non venga fatta a pochi mesi dalla fine della legislatura.
    Nel merito, poi, preoccupa la totale mancanza di preferenze, per un Parlamento di scelti dalle segreterie dei partiti e, pertanto, privi di ogni autonomia.
    Inoltre, preoccupa la abnormità del premio.
    Si afferma che questo serva a garantire la governabilità, ma si dimentica che la attuale legge ha portato ad un Governo durato per la intera legislatura.
    Inoltre, non credo che questa ipotesi di legge riavvicinerà i cittadini al voto, poiché non possono scegliere gli eletti, ma solo ratificare scelte altrui, spesso finalizzate a combattere la disoccupazione degli eletti.
    Decisamente, non abbiamo bisogno di questa legge. I veri problemi del Paese sono altri ed assai gravi!

    Autore

    • Piero Sandulli
      Piero Sandulli
    cittadini collegi territoriali Costituzione italiana democrazia elezioni evidenza governabilità legge elettorale legge truffa Mario Segni Parlamento partiti politici preferenze premio di maggioranza rappresentanza politica referendum elettorali riforma elettorale riforme istituzionali sistema maggioritario sistema proporzionale voto
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