
Annunciato il 16 novembre 2021 da Sua Altezza Reale il Principe Mohammed bin Salman bin Abdulaziz, Principe Ereditario e Primo Ministro della Arabia Saudita, e considerato “la spina dorsale economica” e progetto prioritario NEOM, finanziato da un accordo da 5 miliardi siglato tra Neom e DataVolt, (società di investimento e sviluppatore di data center con sede in Arabia Saudita), si sta realizzando nell’angolo sud-ovest di NEOM un ambizioso hub globale. Costruita strategicamente sulla costa del Mar Rosso vicino al Canale di Suez, sulle rotte marittime globali (ci transita il 13% del commercio mondiale) una città fantascientifica vanterà tecnologie incredibilmente innovative, logistica integrata e produzione di energia pulita, sarà un polo straordinario per cloud computing, data center e sviluppo IA. Sarà la più grande struttura galleggiante del mondo, disegnata in una elegante forma ottagonale, edificata su un’estensione di 200 km², e sarà divisa in quattro settori: un porto di 48 km² completamente sull’acqua, una innovation bay (il luogo dedicato alle ricerche scientifiche), un villaggio turistico e un wadi (una riserva naturalistica riservata alle escursioni).
La città sarà al di sopra del Mar Rosso ma profonda 600 metri, e ottimizzando con la forma ottagonale l’impatto tra la terra e l’acqua minimizzerà l’impatto sull’ambiente. Non vi viaggeranno veicoli privati ma efficienti taxi aerei, velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticale, capsule e navette autonome. L’occupazione prevista è di 90.000 abitanti entro il 2030 in aree residenziali dove è previsto un focus costante per monitorare la qualità della vita dei suoi abitanti. L’ intero complesso opererà alimentandosi solo con energia rinnovabile al 100%, sfruttando come fonti l’energia solare, eolica e l’idrogeno verde. Saranno implementate pratiche di economia circolare e di gestione efficiente delle risorse idriche. Saranno utilizzate tecnologie come l’Internet delle Cose (IoT, dispositivi e macchinari dotati di sensori, software e connessione Internet in grado di raccogliere, scambiare dati ed eseguire azioni senza l’intervento umano), l’intelligenza artificiale (AI), la robotica e l’ingegneria maggiormente sostenibili e la fusione uomo-macchina per ottimizzare le produzioni.
Nel rovescio della medaglia, come tutti i progetti innovativi, la realizzazione di Oxagon City risente ovviamente di alcune criticità legate, nonostante tutte le tecnologie proposte, all’impatto ambientale. La costruzione di una città parzialmente galleggiante e con un porto di grandi dimensioni richiede significative opere di dragaggio e riempimento, con il conseguente disturbo e danneggiamento di habitat marini sensibili, in particolare delle barriere coralline e della fauna marina. La qualità dell’acqua del Mar Rosso non potrà migliorare con la potenziale fuoriuscita di sostanze inquinanti dalle attività portuali e industriali, anche se viene promessa una tecnologia a “zero scarico liquido”, con controlli che dovranno essere assai rigorosi per essere efficaci. Anche se l’obiettivo è un’operatività a zero emissioni, la fase di costruzione di un progetto così massiccio genererà inevitabilmente una notevole quantità di emissioni di gas serra legate alla produzione e al trasporto dei materiali, alle attività di costruzione e all’utilizzo dei macchinari. Il progetto inoltre prevede di estrarre tutti i minerali e le pietre preziose disponibili in zona dall’acqua di mare e trasformarli in materiali utilizzabili (sembra difficile farlo a “emissioni zero”). Ma il lato positivo è che Oxagon fungerà da motore economico immediato, genererà rapidi ricavi, sarà in grado di attirare investimenti internazionali e creerà molta occupazione. E sarà fondamentale per sostenere il futuro ambizioso sviluppo, per ora ridimensionato, di The Line.
Attualmente si procede con significativi progressi soprattutto nell’area marina e nell’espansione del porto, con l’obiettivo di dar vita ad una “compressed supply chain” (catena di approvvigionamento compressa) che massimizzi l’efficienza e riduca i tempi di transito. Oltre ai terminal container, il porto integrato, una volta completato, potrà gestire potenzialmente fino a 12 milioni di TEU (Twenty-foot Equivalent Unit), comprenderà strutture per la gestione di carichi generali, Ro-Ro (roll-on/roll-off) e uno strutturatissimo terminal crociere galleggiante, meticolosamente pianificato integrando perfettamente la tecnologia con la natura. Sarà costruito anche un avanzato centro di ricerca oceanografica. In realtà non si conosce l’esatto stato di avanzamento dei lavori, ma è noto che anche il gruppo multinazionale italiano Webild partecipa all’impresa, col compito di costruire una ferrovia ad alta velocità di 57 km per collegare Oxagon con le altre zone di NEOM (contratto da 1,4 miliardi di dollari). Oxagon è l’innovazione, un luogo in cui persone, natura e tecnologia si fondono in armonia. Non a caso lo slogan del progetto recita “Questo è il luogo dove le idee possono cambiare il mondo”


