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    Home»Diritti»Lettera aperta di Luciana Littizzetto al Ministro Nordio
    Diritti

    Lettera aperta di Luciana Littizzetto al Ministro Nordio

    Luciana LittizzettoDi Luciana LittizzettoMarzo 20, 20243 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Questa settimana un altro ragazzo si è tolto la vita in carcere. Sono già 26 i suicidi nei primi 72 giorni di questo 2024, uno ogni tre giorni. Dati tra i più alti di sempre.
    Ma in carcere non muoiono soltanto i detenuti, ma anche i dipendenti del corpo di polizia penitenziaria. Dall’inizio dell’anno sono tre.
    Perché non si muore solo in carcere: si muore anche di carcere. Ma di questo pare che non gliene freghi una beata toga a nessuno.

    In carcere ci vanno i cattivi, quelli che hanno fatto del male e che devono pagare per fare giustizia alle vittime della loro prepotenza e della loro violenza e tutti noi vogliamo tornare a casa tranquilli e non vivere come dentro “I guerrieri della notte”.
    Un detenuto è un problema di tutta la società, non solo di quelli che in carcere ci lavorano.

    E non mi si dica che sono buonista.
    Al contrario. Sono egoista.

    Perché un ambiente carcerario senza dignità, affollato, con 10mila detenuti in più rispetto ai posti letto, con direttori che cambiano di continuo, con una carenza di personale qualificato, senza prospettive e senza possibilità di reinserimento, non crea più sicurezza, anzi, crea più insicurezza per tutti.

    La prigione non è un pozzo dove buttare le chiavi, al contrario, è un posto dove costruire chiavi per permettere a quante più persone possibili di uscire e trovare altre strade.

    L’articolo 27 della nostra Costituzione, dice che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

    Se rinunciamo alla speranza che le persone possano cambiare, rinunciamo al futuro e questo è molto triste. Ho letto che la recidiva di quelli usciti dal carcere è quasi del 70%, il che dimostra quanto sia inutile il nostro attuale sistema. Chi esce di galera, prima o poi finisce per tornarci.

    Ma il tasso di recidiva crolla al 2% per chi in carcere ha imparato un lavoro. Se la prigione ti offre una possibilità di cambiare, sei salvo.

    Se ne era già accorto bene Don Gallo molti decenni fa, lui che di carcerati ne frequentava tanti.

    Sarebbe stato bello vedere la fiction su di lui. Peccato che la Rai l’abbia cancellata.
    Chi va in galera ha sbagliato, ma non è sbagliato.

    Come dice Don Gino Rigoldi: “possiamo sempre ricominciare”. Se siamo vivi, aggiungo io.

     

    Foto di apertura di MITO SettembreMusica – flickr.com/photos/mitosettembremusica/2807805955/sizes/l/, CC BY 2.0, commons.wikimedia.org

    Autore

    • Luciana Littizzetto
      Luciana Littizzetto
    carcere detenuti Luciana Littizzetto Ministro Nordio suicidi in carcere
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