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    Home»Società»Le ricette di Tridico per combattere le disuguaglianze: sì al reddito universale e alla tassazione comune
    Società

    Le ricette di Tridico per combattere le disuguaglianze: sì al reddito universale e alla tassazione comune

    Daniele PotoDi Daniele PotoMarzo 19, 202513 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    Pasquale Tridico è il capogruppo del Movimento 5 Stelle al Parlamento Europeo ed è uno dei nuovi potenziale leader di un gruppo coeso sbocciato come partito e che propose come rimedio alla povertà il reddito di Cittadinanza. La presidenza dell’INPS gli ha fornito nel recente passato un monitor importante sullo stato sociale del Paese. Epurato dal Governo Meloni palesemente fuori dalle dinamiche dello spoil system, con una tempistica proditoria e sospetta. Ovviamente velleitario fu l’annuncio del dimenticato Di Maio (“Abbiamo abolito la povertà”). In realtà le sacche di povertà in Italia crescono e stanno inghiottendo la classe media che, soprattutto nei carissimi agglomerati urbani (Milano, Torino, Roma),non riesce più ad arrivare alla fine del mese. Così l’universo dei poveri è cresciuto a sei milioni si persone senza che il Governo metta la priorità “disuguaglianza” al primo posto nei suoi programmi. Un capitalismo non più progressista, che spesso ha messo il turbo, sembra dimenticare che un italiano su dieci versa in queste miserevole condizione. Tridico ha partecipato a febbraio a un Convegno organizzato dai giovani del movimento nell’epicentro della II Circoscrizione a Roma e in questa circostanza ha svolto, sollecitato, una completa analisi del problema.

    “La disuguaglianza nell’orizzonte capitalista è strutturalmente presente da almeno quattro decenni. Il welfare, le misure anti-povertà sono viste come un ostacolo alla crescita. Sul piano globale l’esemplificazione vivente è Musk: la filosofia è di rendere lostato minimale (vedi licenziamenti di massa negli Usa). L’oligopolio a livello massmediologico e tecnologico stritola ancora di più lo Stato visto come vorace oppressore. Le radici vengono da lontano. I poli dell’inversione di tendenza potrebbero essere la Thatcher e Reagan. A suo tempo ci è stato detto che non c’era una lotta di classe ma un’armonia sociale. Che se c’era più ricchezza al vertice, il cosiddetto trick & down, questa sarebbe discesa a cascata in basso e avrebbe sanato la povertà. Lo slogan “ “riduci la macchina dello Stato e distribuisci” non funziona Non è così e la storia lo ha provato. Oggi 12 uomini del pianeta riassumono la ricchezza di 3,5 miliardi persone. E’ ammissibile? L’Europa sta andando in direzione opposta rispetto alla possibile cura del problema. Il Patto di Stabilità è un cappio al collo che aumenta le disuguaglianze e, del resto, non favorisce neanche la crescita.  La politica è deflattiva e non espansiva. Un dato su tutti: nell’intervallo cronologico tra il 1999 e i 2024 gli stipendi degli italiani sono mediamente calati del 9% mentre le attività produttive sono cresciute del 15%. C’è stato uno spostamento progressivo dei redditi di lavoro in direzione del capitale. Dovevamo creare un reddito minimo universale europeo ma non c’è sensibilità a tal riguardo. La flessibilità del lavoro indebolisce i sindacati. Il modello vigente è ispirato dal Fondo Monetario e, per quanto riguarda l’Italia, non certo dalla Costituzione. La presunta crescita, misurata in percentuali risibili e sempre contraddetta dal riscontro reale, non risolve i problemi e, per altro, non c’è. L’Europa doveva anche pensare alla proposta di una tassazione comune per i Paesi in area UE ma siamo lontani da un provvedimento del genere. Abbiamo inventato una parola desueta per le banche- gli extra-profitti- per dimenticare il suo prodromo, i profitti e, nonostante gli annunci non si è attinto a quei capitali per una parziale redistribuzione della ricchezza. Non si deve far ricorso alla mitologia del merito, un presunto valore che non risolve la questione. In realtà vincono le elite finanziarie anche se qualche crac dimostra la fragilità del sistema. Siamo il Paese delle fortune invertite. Un milione di famiglie sono escluse dal sistema creditizio. I ricchi sono figli dei ricchi, i poveri sono figli dei poveri a certificare un ascensore sociale desolatamente fermo. E la ricchezza di cui si favoleggia è scivolata nei paradisi fiscali mentre la forbice salariale si è ampliata con sproporzioni macroscopiche tra i datori di lavoro e i dipendenti e questi divari sono evidentemente nocivi per la coesione sociale”.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

    Europa intervista movimento 5 stelle Pasquale Tridico
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