Sei mediocre.
La cena è fredda.
I miei vestiti sono tutti sporchi ma come li hai lavati?
Non capisci niente.
Non sei capace di fare nulla.
Lo sguardo giudicante.
Sei ingrassata.
Ti stai trascurando.
Dovresti mangiare meno.
La gravidanza ti ha fatto male.
Quel vestito ti stava meglio prima.
Lo sguardo di disprezzo.
Mangi meno fino quasi a scomparire.
Il silenzio.
La casa è impeccabile.
Il silenzio.
I vestiti sono perfettamente puliti e sistemati.
Il silenzio.
Il cibo è curato in ogni portata.
Il silenzio.
Il tuo vestito e ogni cosa di te è impeccabile.
Il silenzio.
Lo sguardo è indifferente.
Ogni parola tace.
Tutto questo ha un nome si chiama violenza psicologica e non produce lividi violacei, non dà dolore fisico come le percosse ma come esse lede la dignità delle donne e ne annienta la personalità.
È difficile poterla mostrare, dimostrarla perché non lascia segni facilmente visibili ma scava cicatrici profonde e crea una gabbia invisibile da cui talvolta risulta difficile se non impossibile poter uscire.
In una recente sentenza la Corte d’Appello civile di Milano ha ribadito che si può essere abusanti senza alzare un dito e ha riconosciuto questa condotta specifica nella violenza psicologica e in quella economica.
In questo modo la Corte avrebbe apostrofato questo tipo di violenza: “la violenza psicologica ed economica sono a tutti gli effetti violenza, che può essere costituita da condotte persecutorie, aggressioni verbali, comportamenti tesi all’intimidazione, alla sopraffazione e alla umiliazione della coniuge”.
Gli ultimi studi relativi alla relazione fra criminalità e giovani ci dicono come il potere della criminalità si fondi su: soldi, violenza e like. Questa violenza di cui si parla ricomprende al suo interno quella verbale e comportamentale di cui i giovani non sono solo sostenitori ma anche emulatori.
La violenza verbale e comportamentale diventa quindi un marchio di fabbrica un modo per ottenere consenso.
Stiamo crescendo generazioni di persone che intendono la violenza come qualcosa che influisce positivamente sulla notorietà.
Mentre combattiamo la violenza non solo quella di genere con la nascita di associazioni, con la creazione di leggi e con il dibattimento in milioni di convegni la violenza si fortifica, prende potere e diventa un brand che alla stregua degli altri ha milioni di followers e like. Riflettere e invertire la rotta è necessario.
Mai come in questo periodo il ruolo educativo svolto dalla società intera possiede un valore inestimabile.
Un ruolo educativo che troppo spesso viene delegato passato di mano in mano senza che nessuno concretamente lo metta in pratica.
Il giorno in cui abbiamo delegato, in cui non abbiamo individuato dei responsabili, in cui i responsabili a loro volta hanno delegato è stato quello il giorno in cui abbiamo perso la battaglia più grande contro la violenza.
Tuttavia, nulla è perso e tutto è ancora recuperabile.