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La sovranità digitale è vitale per il futuro del nostro continente, non solo per la sua prosperità economica ma anche la propria sicurezza. Social media, e-commerce, assistenti di intelligenza artificiale fanno ormai parte del nostro spazio informativo attraverso i nostri pc, smartphone e altri strumenti digitali. E quindi essenziale organizzare, strutturare e regolamentare questo spazio. L’Unione europea lo ha fatto tra il 2020 e 2022 sotto la guida del Commissario Thierry Breton e le leggi digitali varate dalla Commissione europea sono state adottate dalla maggioranza dei deputati del Parlamento europeo e l’unanimità degli Stati membri. Il DSA (Digital Services Act), il DMA ( Digital Market Act), il Data Act e l’AI Act ( sull’intelligenza artificiale) costituiscono la base comune per proteggere i cittadini europei, le aziende e le nostre democrazie contro ogni deriva nello spazio informativo. Queste quattro grandi leggi sono conformi ai principi e valori europei fondati sullo stato di diritto. Ad oggi, questo quadro giuridico è il più avanzato al mondo.
L’Unione europea dispone di un enorme mercato digitale aperto a tutti. Ma gli attori che vogliono operare e trarne vantaggio devono rispettare le leggi europee. Se, ad esempio alcune piattaforme digitali non rispettano le regole, non devono avere accesso al mercato europeo. La Commissione europea in quanto garante della concorrenza può imporre delle multe per non rispetto delle regole, che possono ammontare al 6% del fatturato globale annuo per il DSA o al 10-20% nel caso del DMA come è stato fatto recentemente nel caso della piattaforma X con una multa di 120 milioni di euro. La sovranità digitale comincia con una applicazione rigorosa delle regole. Del resto, le atre potenze non rinunciano ad applicare le proprie leggi, come ha fatto il governo americano con Tiktok o le autorità cinesi che hanno rafforzato le proprie regole sul loro mercato per restringere la concorrenza di operatori stranieri
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Le grandi potenze (Stati Uniti, Cina, Russia, Europa) si comportano come veri imperi digitali con visioni proprie e strategie divergenti dello spazio informativo, che riflettono i loro valori, le loro priorità in materia di sovranità digitale e il loro diverso rapporto tra Stato e mercato. Il modello americano si basa su un approccio ultra-liberista in cui la regolamentazione è minima e grandi aziende come i GAFAM dominano il cyberspazio e cercano di imporre le proprie norme , la propria visione del mondo e la dipendenza che ne deriva soprattutto in Europa . Invece, il modello cinese si fonda sul controllo e la sorveglianza di massa. La sovranità digitale si esprime attraverso la protezione del mercato nazionale e la disponibilità di un’infrastruttura digitale autonoma ( Cloud, 5G, IA) su cui si appoggiano i ‘national champions’ come Huawei, Bytedance, Alibaba…. Lo Stato garantisce i contenuti e utilizza i dati come arma commerciale e geopolitica. Infine, la Russia adotta una visione strategica integrata del cyberspazio, considerato come un’estensione del territorio nazionale. Più che sovranità digitale, si tratta di una vera dittatura digitale: lo Stato ha esteso il suo controllo su Internet, bloccato le piattaforme straniere, promosso delle alternative nazionali (Telegram) in nome della sicurezza nazionale. Le campagne russe di disinformazione, come noto, sono strumenti privilegiati per influenzare l’opinione pubblica, destabilizzare le nostre democrazie e promuovere i propri interessi geopolitici e bellici.
Di fronte al liberismo sfrenato e al dirigismo autoritario, l’Unione Europea ha scelto una sua propria via, puntando sul mercato interno di 450 milioni di cittadini. Il dispositivo giuridico del nostro spazio informativo è destinato a garantire l’armonizzazione delle regole, la protezione dei cittadini, la trasparenza e la salvaguardia delle nostre democrazie. Non c’è quindi da stupirsi se le grandi aziende americane, e in primis il governo americano si adoperino per indebolire le leggi digitali europee, giudicate troppo ingombranti e smantellare il mercato digitale europeo, usando tutti i mezzi di ritorsione, quali i dazi doganali o minacciando l’ingresso negli Stati Uniti di cittadini europei per avere fatto uso della libertà di espressione nei social media. Di fronte a questi attacchi, sarebbe inopportuno ‘deregolamentare’ ( con il pacchetto Omnibus), con il pretesto che le norme sono troppo complesse o come sostengono alcuni economisti, tra cui il premio Nobel Philippe Aghion, che troppa regolamentazione frena l’innovazione. Le opinioni sono divise su questo argomento, ma resta il fatto che dobbiamo preservare l’integrità dei nostri pilastri giuridici e farne un uso anche di carattere geopolitico.
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La sovranità digitale si costruisce con forza e volontà politica. L’Europa non possiede grandi aziende digitali a vocazione globale, ma potrà affermare una sovranità credibile se riesce a combinare una regolamentazione ambiziosa, investimenti massicci, innovazione, attrazione di talenti e meccanismi di coordinamento efficaci. La Commissione europea ha fatto alcuni passi decisivi in questa direzione: investimenti nella ricerca e nelle infrastrutture critiche ( Cloud, reti e satelliti, semiconduttori); attrazione di talenti e competenze; far emergere aziende di dimensioni europee attraverso il finanziamento delle startup, il consolidamento delle Pmi innovative e la creazione di piattaforme europee. A tal fine, un mercato europeo dei capitali diventa una priorità essenziale- come richiamato dai rapporti Draghi e Letta- per poter finanziare gli investimenti necessari mobilitando il risparmio europeo invece di orientarsi verso il mercato finanziario americano, e soprattutto permettere quel salto innovativo di cui l’economia europea ha tanto bisogno per la propria crescita.
Infine, la sovranità digitale significa anche non dipendere da giurisdizioni extra-europee per i nostri dati (Patriot Act, Cloud Act), opporsi alle pressione esterne, sviluppare e affermare l’impermeabilità delle nostre infrastrutture sovrane. Come indicato dalla Dichiarazione sulla sovranità digitale europea, firmata da tutti gli Stati membri a Berlino il 18 novembre 2025, la sovranità digitale si esprime attraverso “la capacità dell’Unione europea di controllare in modo autonomo le proprie infrastrutture, dati e tecnologie, agendo secondo i propri valori e interessi, riducendo le dipendenze esterne tramite investimenti strategici e sviluppo di competenze per garantire autonomie, sicurezza e competitività nell’era digitale”. Pur non vincolante, questo documento sottolinea la volontà dell’Europa di dotarsi di un approccio condiviso per rafforzare le capacità di fare autonomamente le proprie scelte tecnologiche e di posizionarsi strategicamente nel mondo digitale che condizionerà il futuro del nostro continente. La sovranità digitale dell’Unione europea è un progetto ambizioso ma incompleto che si fonda su una solida capacità normativa e una crescente consapevolezza tecnologica. La vera sfida consiste a trasformare questo progetto in una reale autonomia digitale che possa coniugare innovazione e tutela dei propri valori fondamentali.

