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    Home»Diritti»La scellerata proposta…
    Diritti

    La scellerata proposta…

    Marco Costantini Sbarre di ZuccheroDi Marco Costantini Sbarre di ZuccheroGennaio 19, 202614 VisualizzazioniLettura 4 min.
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    La drammaticità della situazione carceraria impone soluzioni nuove, originali e realistiche, raccogliendo gli appelli accorati di papa Francesco, di papa Leone, del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed il grido di dolore del mondo penitenziario. La proposta di un indulto “differito” maturata in seno al convegno “Il diritto alla speranza nel cinquantennale dell’Ordinamento penitenziario, nell’anno del “Giubileo della Speranza” e nel triduo del Giubileo dei Detenuti intende coniugare responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione. Questo è l’incipit della proposta di indulto giubilare, un documento scritto da un gruppo di giuristi, filosofi, teologi, magistrati ed esperti della materia penitenziaria, coordinato da Nicola Mazzamuto, presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo, co-autore della proposta.

    È una proposta tecnica scientifica di teologi, filosofi, giuristi, magistrati ed esperti della materia penitenziaria che, in seguito ad un convegno a Roma, hanno dato vita a riflessioni comune. Una misura straordinaria come l’indulto corrisponde a un’emergenza attuale, se il sistema rischia di collassare, occorre una misura immediata che abbiamo declinato in una chiave di «responsabilità, sicurezza, speranza, clemenza e prevenzione».

    Hanno cercato di elaborare una proposta che coniugasse i valori sottesi a queste parole. Però, sono consapevoli del fatto che occorre una soluzione urgente che corrisponde ad un’emergenza presente. Temendo anche che la situazione possa peggiorare ulteriormente, il sistema penitenziario ha dei flussi in entrata e dei flussi in uscita. Se ogni giorno i flussi in entrata sono maggiori di quelli in uscita, come sta accadendo da tempo, il sovraffollamento ovviamente aumenta. Quindi, quella attuale non è una situazione statica, ma dinamica che peggiora giorno dopo giorno. Questo è un punto di partenza. Nel documento hanno espresso una contrarietà ad un indulto “secco”.

    Perché un indulto “secco”, dall’oggi al domani, porterebbe 10mila-20mila persone dal carcere alla strada, senza risorse né opportunità lavorative.

    Il numero di persone coinvolte dall’indulto dipenderebbe, nell’eventualità, dal fatto di riuscire ad arrivare alla maggioranza qualificata dei due terzi in Parlamento favorevoli ad un provvedimento di clemenza. Nell’indulto “secco” il rischio di recidiva è elevato, rischia di non risolvere i problemi ed aumentare le criticità. L’indulto “secco” del 2006, che si spinse fino a tre anni, portò a valle tassi di recidiva.

    Nella scellerata proposta, si dice anche che dal momento in cui il soggetto viene scarcerato, avviene la presa in carico da fuori dal carcere da parte del servizio sociale dell’Ufficio dell’esecuzione penale esterna – Uepe, e l’inserimento nel circuito istituzionale del Consiglio di aiuto sociale, del Comitato per l’occupazione e degli istituti di giustizia riparativa.

    Anche con il coinvolgimento delle competenze istituzionali e finanziarie degli enti pubblici territoriali, della Cassa delle Ammende e delle risorse aggiuntive del Terzo settore, con l’offerta di posti di lavoro, di borse lavoro, di corsi di formazione professionale, di progetti di volontariato, di percorsi di riparazione, mediazione e riconciliazione, in un’ottica di giustizia di comunità. Ciò in base a una norma dell’ordinamento penitenziario vigente, che prevede che dopo la scarcerazione debba scattare la cosiddetta assistenza post-penitenziaria.

    Cercando di stare tranquillo, io mi domando se queste persone sanno perfettamente cosa c’è dopo il carcere, a me sembrano parole dettate solo da un protagonismo amaro, non si parla mai delle persone detenute, che in questi giorni di freddo tremendo, sono chiusi nella branda con coperte giacconi e pigiama per non morire di freddo, dimenticavo, Franco un vecchietto di 88 anni che è in carcere a Rebibbia, durante una visita dei garanti, si è scusato con loro perché non poteva alzarsi dalla branda per il freddo che sentiva, ed era coperto da coperte e asciugamani per trovare un po’ di calore, non riusciva ad alzarsi tremava dal freddo, ecco forse qui servirebbe l’intervento di tutti gli enti che sono stati elencati in quella scellerata proposta.

    Autore

    • Marco Costantini Sbarre di Zucchero
      Marco Costantini Sbarre di Zucchero
    carcerati carcere indulto Leone XIV
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