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    Home»Europa»La fine dell’illusione e la via obbligata dell’Europa: farsi temere e restare un modello
    Europa

    La fine dell’illusione e la via obbligata dell’Europa: farsi temere e restare un modello

    Sergio TalamoDi Sergio TalamoMarzo 19, 202610 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Per essere liberi bisogna essere temuti. Mentre le fiamme del Medio Oriente lambiscono Cipro e quindi l’Europa, Emmanuel Macron non parla più da placido alleato degli americani. Per annunciare l’aumento delle testate nucleari francesi, sceglie un lessico quasi machiavellico. Presenta un nuovo scudo che all’occorrenza può diventare spada. È il ritorno brutale alla grammatica del Novecento: la libertà non come dato acquisito ma come minaccia a chi la minaccia.

    Nelle stesse ore, Volodymyr Zelensky pronuncia parole che vanno oltre la guerra in corso: cari europei, siamo la vostra difesa. E ci proponiamo anche come istruttori per la “guerra dei droni”. Poi avverte: lasciare il Donbass aprirebbe la strada a Mosca. Traduzione: cambiamo passo tutti insieme, perché Putin non si fermerà davanti ai comunicati stampa sul prossimo vertice.

    Due dichiarazioni che segnano un ribaltamento. Per decenni ci siamo sentiti l’eccezione storica – il continente del diritto, dell’integrazione, della diplomazia permanente. Abbiamo venduto al mondo l’idea che commercio e regole bastassero e che la forza fosse un retaggio primitivo. Oggi la Francia aumenta il nucleare e l’Ucraina fa da capofila per le nuove forme di guerra. Difende il suo est per diventare un pezzo insostituibile dell’Ovest.

    Chiunque creda davvero nella democrazia, non può dar torto né a Macron né a Zelensky. Ma all’idea di “temibilità” si deve aggiungere quella di credibilità. Dire semplicemente che per restare liberi dobbiamo far paura a qualcuno, suona come una resa culturale. Nel giorno più buio del dopoguerra, è necessario attrezzarsi per restare un modello. Di libertà, di diritti, di una civiltà che si fonde in una nuova e più grande autorità politica.

    Non è in gioco il riarmo o il pacifismo ma la maturità. L’Europa deve decidere se vuol essere un aggregato di paesi che reagisce in ritardo agli shock oppure una potenza che li anticipa. Se vuole solo incutere timore o essere un faro che tutti i cittadini del mondo – iraniani, russi, cinesi – ammirano e vorrebbero seguire. Essere temuti costa molto denaro. Essere un modello costa non solo investimenti economici ma anche unità politica, capacità di persuadere le persone, sacrificio di porzioni di potere. Ma senza questa seconda dimensione, anche l’arsenale nucleare diventerebbe una dichiarazione d’ansia più che di forza.

    Anche perché i dittatori come Putin non temono le parole ma il coraggio e la coerenza. Se la sua” operazione militare speciale” del febbraio 2022 si è risolta in una paralisi, è stato per merito del coraggio degli ucraini e della coerenza degli europei. La sua narrazione antieuropea si nutre delle nostre divisioni e della nostra irrilevanza. Perderà ossigeno nel momento stesso in cui finiremo di battibeccare su ogni dossier e coordineremo difesa, industria, energia e tecnologia. Come ripete da sempre Mario Draghi.

    Macron e Zelensky, nel loro non voluto coro a due voci, ci dicono che dobbiamo smetterla di raccontarci come coscienza morale del mondo, e diventare un attore adulto che trasforma i suoi valori in potenza organizzata. Essere credibili, oltre che forti, è l’unico modo per non smettere di essere europei.

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    • Sergio Talamo
      Sergio Talamo
    Cipro credibilità europea democrazia deterrenza nucleare difesa europea Donbass Emmanuel Macron Europa geopolitica guerra dei droni Mario Draghi Medio Oriente riarmo europeo sicurezza europea Ucraina Unione Europea unità politica valori europei Vladimir Putin Volodymyr Zelensky
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