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    Home»Mondo»Il diritto internazionale vale fino ad un certo punto
    Mondo

    Il diritto internazionale vale fino ad un certo punto

    Daniele PotoDi Daniele PotoGiugno 20, 202630 VisualizzazioniLettura 3 min.
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    Antonio Tajani
    Antonio Tajani
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    Cos’è uno statista? Non un profeta in grado di leggere nelle stelle ma un politico che non si preoccupa solo del presente ma indirizza e pianifica il futuro con una azione coerente. E allora perché, nel deserto stagnante della politica italiana, non riservare questa definizione per Antonio Tajani, vice premier del Governo Italiano e Ministro degli Esteri, primo politico occidentale a teorizzare quello che è ormai sotto gli occhi di tutti: “Il diritto internazionale vale fino a un certo punto”. Nessuno si era spinto fino a questo grado di spregiudicatezza: né Trump, ne Putin, né Netanyahu.

    Forse lo hanno pensato ma si sono guardati bene dal rivelare questa realtà in pubblico come ha fatto senza infingimenti l’ex monarchico. Gli riserviamo il brevetto di una deregulation ormai senza limiti. Tra pronunciamenti Onu evitati come un morbo infettivo; diktat della Corte Penale Internazionale ignorati dalle nazioni che potrebbero, mandato alla lettera, arrestare i criminali di guerra attualmente in circolazione; tregue che invece di ristabilire una pace provvisoria continuano a mietere vittime. Non è facile la vita di Tajani nel 2026. Costretto a obbedire a Marina Berlusconi che finanzia un partito di plastica che senza quelle sovvenzioni si sgonfierebbe come un pupazzo artificiale, a subire le callide imitazioni di Maurizio Crozza; a fingere di indignarsi per quanto avviene nel mondo ma soprattutto in Israele con un vocabolario che rivela tutti i suoi limiti aggettivali e verbali. Il termine più gettonato è “Inaccettabile”. Che vale per i ghigni di Ben-Gvir davanti ai detenuti della Flotilla, per la distruzione di un Crocifisso a opera dei facinorosi israeliani, per lo stop intimato al cardinale Pizzaballa per vietargli l’ingresso nel Santo Sepolcro. Oltre non va. La freddezza del suo teorico sconvolgimento non crea reazioni nel mondo. Nessuno commenta, l’ambasciatore israeliano non fa una piega. Non arrivano mai scuse da Tel Aviv. Così questa prerogativa di statista che gli abbiamo appena riconosciuto si scolora nell’indifferenza, nel piegare continuamente la testa anche quando è costretto a sostituire gioco forza, per ordini venuti da Mediaset, i Barelli e i Gasparri del caso, con il nuovo che avanza (sic) nella figura di Stefania Craxi, in politica dal giorno della morte del padre latitante, quasi che volesse vendicarlo, a scapito degli italiani. A volte si ha l’impressione che i Berluscones con una semplice telefonata potrebbero ordinargli di rilasciare le dimissioni sic stantibusù.  Tajani è un imperdibile must e deve essersi ispirato al suo magistero Luigi Daniele che, non a caso, ha scritto un libro intitolato “Il diritto del più forte”, sottotitolo “La distruzione dell’ordine internazionale”.

    Tajani ha scritto un solo libro in carriera, fatto anomalo per un politico giornalista, ma in fondo gli arriva un riconoscimento ex post per la sua teoria con questo saggio che fa sua il copyright che va riconosciuto al ministro. Lo smantellamento dell’ordine giuridico internazionale, cominciato sotto le bombe di Gaza, ormai fa spazio a una nuova ideologia definita tribale, fondata unicamente sulla forza e del diritto individuale dei dominanti. Il testo ricostruisce le violazioni più eclatanti che sono sotto gli occhi di tutti. Il diritto, vilipeso in Venezuela come a Cuba, in Libano come in Uruguay, fa sì che la guerra ormai sia diventato il modo ordinario di gestire le relazioni tra Paesi, utilizzando spesso modalità care al vecchio colonialismo. Tajani con sano realismo è figlio dello spirito del tempo e dunque da lui ci aspettiamo altre teorizzazioni sulla realpolitik attuale. In tempi di imperi decaduti bisogna pur accontentarsi.

    Autore

    • Daniele Poto
      Daniele Poto

      Romano, 48 anni di giornalismo di cui 35 a Tuttosport come caposervizio tra Roma, Milano, Torino, seguendo i principali eventi dello sport internazionale dopo essersi laureato in lettere moderne con il prof. Pedullà. . Autore di 23 libri con particolari focus su legalità, azzardo, mafie, sport etico. Volontario di Libera, comunicatore, attualmente free lance per alcune testate telematiche. Appassionato di teatro, cinema, letteratura, trekker dilettante.

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